Thursday, February 28, 2008

1 pagina intera per il centro oli - mai accaduto prima, avanti tutta!

Il Messaggero - 28/2/2008


Da Il Messaggero:
La Nuova Battaglia Di Ortona

di DANIELA CESARII

ORTONA - Il Centro oli di Ortona è piombato in Consiglio regionale fino a determinarne la sospensione, e renderne necessaria una convocazione straordinaria, martedì prossimo, per affrontare la spinosa questione. Ma già la seduta sospesa ha evidenziato la pressochè totale contrarietà del Consiglio all’insediamento, sotto la spinta della protesta popolare, che teme danni all’ambiente e alla salute delle persone.
L'iter d'insediamento del Centro oli dell'Eni, destinato a sorgere in contrada Feudo di Ortona, inizia il 22 ottobre del 2001 quando la multinazionale presenta al Ministero per le Attività produttive istanza per ottenere la concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Il progetto ottiene tutte le autorizzazioni necessarie, anche quelle ambientali. L'Ufficio di Valutazione impatto ambientale della Regione Abruzzo, con l'ordinanza Via 13/02 del 12 marzo 2002, esprime parere favorevole circa la compatibilità ambientale per la realizzazione del progetto. Dalla Regione viene anche rilasciata l'autorizzazione alle emissioni in atmosfera, procedimento che coinvolge Provincia di Chieti, Comune di Ortona, Asl e Agenzia regionale Tutela dell’ambiente. L'Ufficio nazionale minerario per Idrocarburi e geotermia rilascia l'autorizzazione alla prima fase dei lavori di costruzione, recependo il parere preventivo del comando dei Vigili del fuoco di Chieti. Il procedimento amministrativo viene interrotto, a ottobre 2006, dalla caduta della Giunta comunale ortonese e dall'arrivo del commissario prefettizio: l'Eni ripresenta la richiesta allo Sportello unico per le Attività produttive del Comune per ottenere il permesso di costruire. Segue una conferenza di servizi, il 27 aprile 2007, nella quale tutte le amministrazioni e gli enti coinvolti danno parere favorevole. Ultimo atto del complesso procedimento burocratico è quello del Consiglio comunale di Ortona, che il 4 ottobre 2007 approva a maggioranza la variante di destinazione urbanistica dei 12 ettari di contrada Feudo e lo schema di convenzione da proporre all'Eni dando il via libera all'impianto.
Ma, ad oggi, il Comune di Ortona non ha ancora rilasciato la concessione edilizia né l'Eni ha sottoscritto la convenzione. Si attende,infatti, il pronunciamento del Tar dell'Aquila sui ricorsi di comitati, cantine e Comuni contro la realizzazione del Centro oli, mentre la Procura di Chieti indaga su eventuali illeciti nell'iter procedurale.
Il Centro oli dovrebbe essere realizzato in contrada Feudo, nella zona nord di Ortona ora vocata all'agricoltura: ma l'area interesserebbe anche i territori di Tollo,Miglianico e Francavilla. Il progetto prevede la coltivazione di due pozzi produttori già perforati denominati Miglianico 1 e Miglianico 2 che dovrebbero garantire una produzione di circa 5mila barili al giorno di idrocarburi. I pozzi saranno collegati, con condotte interrate, ad una centrale di trattamento in contrada Feudo da cui il greggio sarà incanalato, con un oleodotto interrato lungo sei chilometri, al deposito costiero dell'Eni in contrada Villamagna di Ortona,e qui stoccato per la spedizione via mare verso la raffineria.



IL FRONTE DEL SI

ORTONA - Sul Centro oli sono nate due fazioni contrapposte: il fronte del “no” e quello del “sì” alla realizzazione dell'insediamento. Per il “sì” gran parte del governo cittadino ortonese, guidato da una giunta di centrodestra: ritiene che l'insediamento possa risollevare le sorti dell'economia e creare posti di lavoro. Ma il centrodestra provinciale e regionale ha preso una posizione contrariaall'insediamento. Principale sostenitore della bontà del progetto è, come noto, il governatore Ottaviano Del Turco, che punta su Ortona anche come porto regionale, nel cui sviluppo si inquadrerebbe anche la realizzazione del Centro oli. Il sindaco di Ortona, Nicola Fratino, ha ribadito nei giorni scorsi la correttezza dell'iter che in consiglio comunale ha portato all'approvazione della variante al prg per il cambio di destinazione d'uso dei terreni interessati all'insediamento industriale. Favorevoli anche le 60 aziende,per un totale di quasi mille addetti, legate all'Eni che operano sul territorio e diverse sigle sindacali, come Cgil, Cisl e Uil, convinte dell'importanza dell'estrazione del petrolio per lo sviluppo del territorio, rassicurando su eventuali pericoli per l’ambiente e la salute umana.


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