Friday, May 30, 2008

Delirio confindustrico


Riporto il comunicato di Confindustria in merito alla delocalizzazione del cementificio Lafarge di Pescara.

Evidentemente vivono su un altro pianeta.

Usano paroloni come "Forum dell'Economia e dello Sviluppo", "World Business...", parlano di traffico e di "sommari giudizi privi di riscontri" che non c'entrano nulla con il fatto che c'e' un cementificio/inceneritore in un'area densamente abitata.

Dalle sue 'sparate' sui quotidiani per bocca di Calogero Marrollo e dai suoi comnuicati, Confindustria Abruzzo assomiglia sempre di piu' ad un organo di pressione politica e psicologica sui cittadini. Per dirla in inglese e' sempre piu' una "lobby" che fa pressione nei punti giusti per i propri interessi.

Pressione (e sono buono ad usare questa parola) sui politici e lavaggio del cervello sulla gente sono metodi antichi che in paesi sviluppati le grandi industrie hanno abbandonato da tempo. Le 'grandi' (e mi sento proprio buono oggi) imprese abruzzesi non hanno capito che per realizzare qualsiasi nuovo progetto la prima priorità' deve essere il dialogo con i cittadini e la comunità' che ospitera' il progetto.

Visto che sono tanto amanti del capitalismo perché' non vanno a prendere lezioni negli States ? A Watertown MA, un tizio proprietario di altri 6 Burger King (fast food tipo McDonald) voleva aprirne un altro e ha 'chiaramente' ha dovuto chiedere il consenso durante una riunione del consiglio comunale dove i cittadini potevano intervenire.
Risultato? Chi non voleva maggior traffico nella zona, chi non voleva sentire l'odore di olio fritto in strada, chi non voleva avere cibo di scarsa qualità' a disposizione dei propri figli......insomma niente consenso dei cittadini niente Burger King. Nota che non il tipo non ha violato nessuna legge ed era tutto in regola, e' solo che alla gente non piaceva l'idea. Punto e basta.

Perché' simili assemblee non si possono fare anche nei comuni italiani quando bisogna aprire un nuovo insediamento industriale ? Non basta il rispetto delle leggi, ci vuole il consenso della gente.
Fratino ti fischiano le orecchie ?

Confindustria invece se ne frega della gente e cerca sempre e solo il consenso politico e il rispetto di leggi piuttosto favorevoli, vedi limiti di inquinamento dell'aria fissati a valori ridicoli rispetto ad altri paesi sviluppati.





Le recenti notizie pubblicate sulla stampa circa la campagna mediatica enfatizzata da Confcommercio ai fini della delocalizzazione dello stabilimento Lafarge di Pescara, condita da sommari giudizi privi di qualsiasi riscontro tecnico-scientifico e legale sulla compatibilità dell'insediamento nella zona industriale di Pescara, hanno determinato pieno sconcerto e rammarico da parte di Confindustria Pescara.

L’autonoma iniziativa di Confcommercio resta isolata anche rispetto allo sforzo di tutte le associazioni datariali del territorio che hanno avviato - attraverso la costituzione del "Forum dell’Economia e dello Sviluppo" – un confronto sinergico e stabile sui principali temi e criticità della città. Corre l'obbligo di ricordare che la presenza dello stabilimento nella zona è avvenuta in conformità alla dislocazione industriale alla quale la pianificazione territoriale della città ha destinato l'area su cui ricade l'azienda. Quindi, una presenza legittima e compatibile, non fraudolenta e nociva da accomunare a qualsivoglia fatto di cronaca sulla malagestione dei rifiuti e sull'inquinamento di cui sono piene le cronache giornaliere. Trattamento, questo, che è stato invece riservato inopinatamente a danno della Lafarge su un quotidiano regionale di ieri. Tali atteggiamenti e tendenze mirate a delegittimare solo chi è in regola ed a fare "di tutta l'erba un fascio" hanno sempre premiato, di contro, solo chi ha praticato comportamenti incentrati sull'abuso.

Va notato che l'azienda, dopo l'insediamento, si è sempre impegnata sugli aspetti legati alla compatibilità ambientale, introducendo continuamente sugli impianti tecniche innovative ai fini dell'abbattimento costante delle emissioni in atmosfera. Tale principio viene costantemente tradotto dallo stabilimento non solo con il semplice rispetto delle prescrizioni di legge ma andando oltre, imponendosi limiti assai più rigorosi, per dare risposte adeguate alla comunità che accoglie lo stabilimento.

Siffatto atteggiamento, peraltro, trova riscontro con l'impegno etico ed ambientale del gruppo Lafarge che l'ha portato a contribuire in maniera attiva alla stesura delle guide per migliorare l'impatto sociale ed ambientale attraverso la sua partecipazione alla "World Business Council for Sustainable Development - WBCSD –"un' associazione di circa 160 aziende internazionali unite dal comune impegno per lo Sviluppo Sostenibile sulla base di tre pilastri: crescita economica, equilibrio ecologico e progresso sociale. Quindi in linea con l'impegno etico e sociale instaurato con fatti concreti nella zona in cui insiste lo stabilimento.

Suscita peraltro notevole perplessità ed imbarazzo costatare che ad assumere tali posizioni pregiudiziali e demagogiche sia stata proprio una delle associazioni di rappresentanza del mondo economico e produttivo, normalmente impegnate invece a contrastarle.

Si deve inoltre osservare che la stessa preoccupazione ed attenzione "ambientalista" non è stata riservata dalla Confcommercio all'inquinamento prodotto dal traffico veicolare nella nostra città. Tutti ricordano come tale associazione sì è strenuamente opposta ad ogni proposta di limitazione del movimento veicolare cittadino, principale causa di inquinamento della città di Pescara come evidenziato dai migliori scienziati anche locali.

Infine si ritiene dover evidenziare come lo stabilimento Lafarge di Pescara, che nella sola città impegna un centinaio di cittadini pescaresi, e che con il suo indotto assicura sostentamento a circa 750 persone, non si è mai sottratto alle relazioni e al confronto con la città e con il tessuto sociale locale, che hanno portato anche ad un impegno concreto dell'azienda nell'area di insediamento. Confronto e disponibilità che Lafarge continua a rinnovare ma che vanno comunque contemperati dall'onestà delle opinioni di tutte le parti in causa e dal rispetto della verità dei fatti.

Thursday, May 29, 2008

Professione: tuttofare

Ho preso uno a caso, il primo della lista, degli indagati per la discarica di Bussi e ho messo su Google il suo nome per vedere chi sono questi signori, come passano il tempo e cosa combinano per il mondo.

Ovviamenete per sapere qualcosa dei "grandi" manager italiani devi andare a cercare sui siti esteri visto che sui siti web italiani non c'e' mai un curriculum. Come dire, i grandi manager "all'italiana" o piovono dal cielo per volontà' divina o sono il frutto di intrallazzi. Qualunque che sia delle due il curriculum e' irrilevante.

Guido Angiolini nel 2001 risulta far parte del Board of Directors (equivalente del consiglio di amministrazione) di Provimi, una società' olandese "world leader in animal nutrition and related know-how". Sul report annuale del 2001 (Fonte: qui) si legge una sfilza di incarichi che ricopre in un anno solo e allo stesso tempo. Un mostro di efficienza insomma visto che riesce a fare tutte queste cose insieme. Sullo stesso report compaiono altri membri del consiglio di amministrazione in area Montedison.


Mr. Guido Angiolini (dati 2001)

Chairman of:
Agora (Italy)

Managing Director of:
Montedison (Italy)

Director of:
Aifa Holding (Luxembourg)
Béghin-Say (France)
Cereol (France)
Edison (Italy)
Eridania Béghin-Say (France)
Falck (Italy)
Intermarine (Italy)
Tecnimont (Italy)

Mentre lui faceva il giro dei consigli di amministrazione delle societa' elencate sopra, a Bussi scaricavano sostanze tossiche.

Altri dettagli su questo "disastratore pubblico" sono qui, appena pubblicati.

Benvenuto ai trivellatori della MOG (AIM: MOG)


Diamo il benvenuto alla Mediterranean Oil & Gas Plc (AIM: MOG)

Ignazio superstar

Wednesday, May 28, 2008

Bussi: a chi mandiamo il conto ?


Per bonificare l'area di Bussi serviranno milioni di euro.

Una sola domanda: Chi paga il conto ?
L'unica risposta possibile: Edison SpA

Le vicende della Montedison sono abbastanza complicate da ricostruire per via di intrecci con politica e non solo. Ricostruire la storia di Montedison vuol dire ricostruire una storia che passa per la onnipresente Mediobanca, Ferruzzi, Gardini, Eni, IRI, Fondiaria e ancora di piu'.

Quello che pero' dovrebbe importare di piu' per le sorti dell'Abruzzo e' che nell'estate 2001 Italenergia (Fiat, EdF, Tassara, Banca Roma, Banca Intesa, San Paolo) lancia un' OPA su Montedison e su Edison, acquisendone il controllo. Nel 2002 la fusione tra Montedison, Edison, Sondel e Fiat Energia dà vita ad una nuova società che mantiene il nome di Edison (Fonte: www.edison.it).

Alla Edison fanno gli indifferenti, o quasi, sulla faccenda di Bussi. Nell'ultimo report trimestrale alla borsa del 31 Marzo 2008, nella sezione sulle principali vertenze si legge:

B) Altre società del Gruppo
Montedison Srl - Area di Bussi sul Tirino (Pe)
Il Commissario delegato alla realizzazione di interventi urgenti di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del bacino del fiume Aterno, in località Bussi sul Tirino, sul quale insiste da oltre un secolo l’insediamento industriale da ultimo esercito da Ausimont Spa, ceduta nel 2002 a Solvay Solexis Spa (società controllata da Solvay Sa), ha intimato a Montedison Srl, proprietaria di una porzione di terreno limitrofo al predetto stabilimento, la predisposizione di un piano di caratterizzazione dell’area, l’avvio della messa in sicurezza d’emergenza e la presentazione all’Ufficio Commissariale di un progetto di bonifica del suolo e della falda. In merito a tale atto, la Società sta valutando le azioni da intraprendere per meglio tutelare la propria posizione.

E' interessante come nella prima parte tengono a specificare che si, c'è' una fabbrica chimica nella zona, ma loro ora non hanno nulla a che vedere. Sembra quasi una coincidenza che loro abbiano un terreno li vicino.

Il pm Aldo Aceto pero' e' di diverso avviso e ritiene che Montedison ne sappia qualcosa tant'e' che ha indagato una valanga di persone in area Montedison (Fonte: PrimaDaNoi.it):

Guido Angiolini, amministratore delegato pro tempore di Montedison (2001-2003) e di "Servizi Immobiliari Montedison Spa" e "Come Iniziative Immobiliari Srl"
Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont;
Salvatore Boncoraglio, responsabile Pas della sede centrale di Milano
Nicola Sabatini, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi (1963-1975)
Nazzareno Santini, direttore pro tempore della Montedison/Auusimont di Bussi (1985-1992)
Carlo Vassallo, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1992-1997)
Domenico Alleva, responsabile tecnico della terza discarica;
Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2002)
Giancarlo Morelli, responsabile Pas (Protezione ambientale e sicurezza) dello stabilimento Montedison/Ausimont di Bussi (1997-2001)
Camillo Di Paolo (responsabile protezione ambientale e sicurezza Bussi)
Maurilio Aguggia (responsabile protezione ambientale e sicurezza sede centrale Milano)
Leonardo Capogrosso (coordinatore dei responsabili dei servizi di protezione ambientale)
Giuseppe Quaglia (responsabile laboratorio controllo e analisi stabilimento di Bussi)
Maurizio Piazzardi (perito chimico)
Giorgio Canti (responsabile protezione ambientale e sicurezza)
Luigi Furlani (responsabile protezione e sicurezza ambientale)
Alessandro Masotti (responsabile sicurezza ambientale)
Bruno Parodi (responsabile sicurezza ambientale)
Bruno Migliora (manager Montedison/Ausimont)


I comuni della Val pescara che sono stati avvelenati dall'acqua cosa aspettano a mettersi insieme a a denunciare la Edison per risarcimento danni ? La Edison ha avuto un risultato netto nel 2007 di 517 Milioni di euro e sono quindi in grado di pagare le spese di bonifica e di risarcimento danni a tutti i cittadini della Val Pescara. Forza e coraggio signori sindaci, passerete alla storia come i comuni hanno messo in ginocchio la Edison SpA, potete fare la storia d'Italia e non solo.

Tuesday, May 27, 2008

Benvenuti al supermercato chimico di Bussi


Riporto qui la lista da PrimaDaNoi.it delle sostanze inquinanti scaricate a Bussi senza che nessuno si accorgesse di nulla (..mmmm ci credete?).

E' come un supermercato per il piccolo chimico, ti serve un po' di questa robaccia per i tuoi esperimenti ? Vai a Bussi con la paletta e il secchiello da mare e portati a casa un po' di terra della discarica.

Adesso che ci penso quest'estate e' meglio lasciare a casa paletta e secchiello, vai in montagna e rischi di imbatterti in una discarica tossica , vai al mare rischi di riportarti il petrolio della Mediterrean Oil & Gas (MOG), siamo messi maluccio.

Montedison ci sei ? Ne sai qualcosa ? La montedison non esiste piu' ma non e' scomparsa del tutto visto che si e' fusa in Edison S.p.A.

Sostanze rilevate in falda superficiale:

Arsenico (56 volte superiori al limite consentito)
Mercurio (1240 volte superiori)
Boro (74 volte)
Clorometano (11.067 volte)
Triclorometano (3.266.667 volte)
Cloruro di vinile (1.960 volte)
1,2- dicloretano (193 volte)
1,1 dicloretilene (24.000 volte)
Tricloroetilene (7.867 volte)
Tetracloroetilene (14.000 volte)
Esaclorobutadiene (667 volte)
Tricloroctano (24.500 volte)
1,1,2,2- tetracloroetano (420.000 volte)
Tribromometano (21 volte)
1,2- dibromoetano (180 volte)
Dibromoclorometano (120 volte)
Bromodiclorometano (152 volte).

In falda profonda hanno superato i limiti previsti dalla legge

Arsenico
Piombo
Boro
Benzopirene
Benzoperilene
Triclorometano
Monocloroetilene
1,2 dicloroetano.
1,1 – dicloroetilene
Tricloroetilene
Tetracloroetilene
Esaclorobutadiene
1,2 dicloroetilene
1,2 dicloropropano
1,1,2,2-tetracloroetano.

Sostanze rilevate in prossimità dei pozzi:

Hanno superato sempre i limiti minimi previsti dalla legge

Triclorometano (sostanza classificata come nociva, irritante e sospetta cancerogena)
Esacloroetano
1,1 diclortoetilene
Tricloroetilene (sostanza classificata come nociva e verosimilmente cancerogena, probabilmente mutagena)
Tetracloroetilene (sostanza sospetta cancerogena)
Tetraclorometano (sostanza sospetta cancerogena)
Esaclorobutadiene (sostanza sospetta cancerogena)
1,1,2,2 tetracloroetano (sostanza sospetta cancerogena)
Esaclorobutadiene (sostanza sospetta cancerogena)


Sostanza rilevate alla distribuzione

Hanno superato sempre i limiti minimi previsti dalla legge

Esacloroetano
Tetracloruro di carbonio
1,2 dicloroetilene (prelievi del 5 luglio 2007 su fontane pubbliche di Torre dei Passeri, Pescara e Chieti)
Esaclorobutadiene

Friday, May 23, 2008

Nucleare: grande idea.

La risposta all'idea del nucleare e' tutta nel grafico.

Mi meraviglio che nessuno abbia ancora candidato l'Abruzzo per ospitare la centrale nucleare, ci manca solo quello.

Thursday, May 22, 2008

Del Turco al capolinea ?



Forse si, speriamo di si.

Il rimpasto doveva essere cosa da farsi alla svelta dopo le elezioni e invece tarda ad arrivare. Come mai ? A leggere oggi le indiscrezioni della stampa locale si capisce perché': non c'è accordo su nulla e finalmente qualcuno lo dice apertamente:

«liberarsi dell’ingombrante presenza di Del Turco»

Ci hanno messo un po' a dirlo ma finalmente il concetto e' arrivato anche in alto. Manca solo l'ultimo gradino e poi si arriva all'imperatore Ottaviano.

Il Messaggero ha un illuminante articolo sul caos piu' totale della politica Abruzzese che invito a leggere qui in versione integrale.

Questo un'estratto invece:
"...martedì mattina alle sette nel corso della rassegna stampa di Rete8 quando Gelmini appena sveglio dice senza mezze misure che per far marciare la Regione bisognerebbe «liberarsi dell’ingombrante presenza di Del Turco» e che insomma i comportamenti più negativi all’interno della giunta sono quelli di presidente, assessore alla Sanità e assessore al Bilancio."

Intanto Del Turco minaccia ci mandare tutti a casa se il suo piano non passa:... speriamo che se ne vanno tutti a casa davvero!

Intanto la Mediterrean Oil and Gas dice che ha trovato il petrolio al largo di San Vito e Vasto.

E' l'inizio della fine per la regione Abruzzo ?

Wednesday, May 21, 2008

L'Eni mi ha fatto visita


L'Eni mi ha fatto visita oggi dall'indirizzo IP: 151.96.3.241.

Le visite dell'Eni sono sempre benvenute, non siate timidi pero', lasciate un commento. "Parliamone" come si dice.


Ecco i dettagli:

IP Information for 151.96.3.241
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source: RIPE # Filtered

Tuesday, May 20, 2008

2 Mesi buttati via


Quello che leggo oggi su Il Messagero.it ha dell'incredibile ed e' come al solito sintomo di come viene amministrata questa regione: " tirem a campa' " .

Tra campagna elettorale e stordimento post-batosta elettorale se ne saranno andati si e no 2 mesi. Prima ci hanno bombardato con le elezioni, poi i "commenti a bocce ferme" (citazione di Del Turco) e poi i vari incontri per fare questo benedetto rimpasto. Il tempo passa, i nostri governanti sono li fermi. La discarica di Bussi e' li che rilascia sostanze cancerogene a cielo aperto, l'Eni continua a fare progetti per la raffineria, i trivellatori continuano a scavare verso il centro della terra e altre compagnie petrolifere fanno la fila. Ovvio che siamo una regione a bassa resistenza politica, pensano ai rimpasti e alle poltrone... Il turismo piange, il tracciato ferroviario e' li abbandonato a se stesso nonostante gli sforzi dei comuni, a San Vito arrivano chiazze di petrolio ma ma loro hanno il rimpasto da fare, Del Turco che un giorno si e uno pure e' sui giornali locali non ha detto una parola.

E allora facciamolo sto benedetto rimpasto...

No. Niente da fare. Secondo le voci riportate da Il Messaggero si tratta di una "ROTAZIONE". Settimane fermi ad aspettare e ora fanno le rotazioni ? Si scambieranno semplicemente le poltrone. Complimenti per il duro lavoro, che fatica deve essere a mettere d'accordo tutti i partiti. Lo scambio di poltrone sarà' certamente utile al cittadino abruzzese che ogni mattina si alza e va a lavorare. No, loro non si scambiano le sedie pero' e non prendono stipendi d'oro.

E il programma di fine legislatura, tanto atteso ? Quali sono le indiscrezioni ? Per diversi giorni Del Turco ci ha martellato con i suoi 3 termovalorizzatori.... ma un nuovo gioco di prestigio ha fatto sparire la parola termovalorizzatore. Mistero Ottaviano.

Ma eccolo l'ipotetico programma riportato dal quotidiano:

1) il rientro dal debito sanitario al fine di alleggerire le aliquote fiscali e senza pregiudicare la qualità del servizio sanitario regionale
2) la definizione dei più rilevanti atti di programmazione e pianificazione
3) l’accelerazione operativa della programmazione 2007-2013 proprie della Regione e, per quanto nelle possibilità, degli investimenti dei centri di responsabilità nazionali
4) il completamento delle riforme istituzionali, amministrative e organizzative della Regione, dei suoi enti strumentali e, per quanto di competenza, degli altri enti territoriali

A parte il primo punto che e' anche ovvio, mi sembra un fiume di parole vuote. Speriamo che si sbagli il quotidiano nel dare la notizia o siamo fritti.

Intanto il resto del mondo e' andato avanti negli scorsi 2 mesi. Non si sono certamente fermati ad aspettare l'Abruzzo, le sue sfide elettorali, i suoi commenti a bocce ferme, i suoi rimpasti. Ma questo i nostri politicanti non lo sanno visto che non hanno la piu' pallida idea di quello che succede fuori dall'orticello dove pescano i voti.

Avanti tutta Ottaviano.

Sunday, May 18, 2008

«Avranno fatto le analisi con le provette sporche».

Ho trovato questo articolo su La Stampa sulla discarica abusiva di Bussi. L'articolo ricostruisce tutta la storia da quando e' stata scoperta la discarica fino ad oggi. La piu' grande discarica di rifiuti tossici d'Europa e' a Bussi e mentre aspettiamo di sapere dalla magistratura chi e' stato a fare questo capolavoro una cosa e' certa: dal 2002 a oggi nulla e' stato fatto dalla regione per bonificare. Gli enti regionali e locali usano sempre la stessa tattica, quella di minimizzare. Ci hanno continuato a far bere l'acqua cancerogena.

Minimizzare tutto per non allarmare la popolazione, da Bussi, al centro oli, al petrolio in mare alle piattaforme. Questa e' la strategia DEL TURCO, minimizzare invece di affrontare i problemi. Del Turco, Quarta e il resto della banda hanno altre cose a cui pensare, molto piu' serie: IL RIMPASTO, cioe' un nuovo giro di spartizione di poltrone. E intanto i soldi per comprare i teloni e riparare l'area inquinata dalla pioggia non ci sono. Risultato: ogni volta che piove le schifezze nel terreno vengono diluite dall'acquua piovana e giungono fino alle falde.

Complimenti Ottaviano, i soldi per tutto si trovano, per i teloni no.

E' un po' lungo ma arrivate fino in fondo ma ne vale la pena.
La parte sulle provette sporche e' assolutamente da non perdere.


Vent'anni a bere acqua avvelenata
Rifiuti e scarichi nocivi per 450 mila persone. «Qui è peggio che a Porto Marghera»

di GIUSEPPE SALVAGGIULO, PESCARA

Non è vero che in Abruzzo non succede mai niente. Può succedere, per esempio, che per decenni una grande industria chimica inquini la zona in cui si trova la falda idrica che fornisce acqua potabile a 450 mila persone. Può succedere che attorno a quell’industria sorga la discarica abusiva di rifiuti pericolosi più grande d’Europa. Può succedere che le analisi nell'area industriale rilevino sostanze tossiche e cancerogene, con valori fino a 161 mila volte il limite legale. Può succedere che per anni tutto ciò sia, nella migliore delle ipotesi, ignorato o sottovalutato da chi dovrebbe allertarsi e intervenire. Può succedere di imbattersi «in qualcosa che al confronto - confida un investigatore - Porto Marghera sembra una cazzata». Può succedere. È successo.

Il paradiso perduto
Questa storia non è ambientata in uno di quegli inferni industriali che fanno paura solo a guardarli, ma in un’incantevole valle a cinquanta chilometri da Pescara, lungo l’autostrada per Roma. Un canyon imponente, incastrato tra due parchi nazionali (Gran Sasso e Majella), che dall’Appennino si apre verso il mare Adriatico. Boschi a perdita d’occhio, cime imbiancate sullo sfondo, qua e là mucchi di case lungo i pendii. Ai piedi della valle si convogliano tutte le acque dai monti, che alimentano due fiumi paralleli. Uno in superficie, il Pescara (con l’affluente Tirino), che scorre tra piccole lagune cristalline dove i ragazzi vengono a campeggiare e a fare il bagno. Uno sotterraneo, la grande falda d’acqua da cui pesca l’acquedotto.

Quest’impianto serve 450 mila persone, un terzo della popolazione regionale, che diventano fino a 600 mila d’estate. All'altezza del paesino di Bussi, sotto il ponte dell'autostrada e con il fiume che passa in mezzo, c'è un sito industriale. Un insediamento chimico sorto nel 1901 e che nel corso del ‘900 segue tutta la parabola della chimica italiana. Riconvertito alla bisogna a fini bellici (la posizione la rende inattaccabile), poi finisce nell’orbita Montedison. La storia cambia nel 1982, quando si aprono otto nuovi pozzi dell'acquedotto. Pur chiamandosi pozzi di Sant'Angelo, di angelico non hanno nulla. Anziché collocarli a monte dell'industria, dove l'acqua è ancora incontaminata, li piazzano a valle, dove il fiume ha già imbarcato un bel po' di veleni. Quindi, da quel momento, l'acquedotto porta nelle condutture e nelle case degli abruzzesi acqua con residui di scarichi chimici.

I primi allarmi
Il primo campanello d'allarme suona vent’anni dopo, nel 2002, quando la multinazionale belga Solvay acquisisce lo stabilimento e rileva, nel terreno sottostante, sostanze nocive oltre il limite consentito. Il sito dunque, è sin da quel momento ufficialmente inquinato (ad oggi, la bonifica non è ancora iniziata). Un momento. L'industria inquina la falda che poco più a valle alimenta l’acquedotto. Siamo sicuri che l'acqua che arriva nelle case sia davvero potabile? Prima che qualcuno si ponga questa domanda, passano due anni. Nel 2004, fatte le prime analisi dell'acqua, l'Asl certifica «uno stato di inquinamento» che «pregiudica gravemente la qualità delle acque destinate al consumo umano» e «necessita di urgenti provvedimenti (...) da parte delle competenti autorità…».

Le sostanze inquinanti rilevate sono tre: tetracloroetilene, tricloroetilene e cloroformio. Tutti e tre classificati dall'Organizzazione mondiale della sanità come tossici per fegato e reni. Il primo è anche un probabile cancerogeno. Tecnicamente si tratta di uno STATO DI ALLERTA e l’Asl lo scrive proprio così, tutto in maiuscolo, in modo che balzi subito all'occhio, in una nota del settembre 2004.

Tutti zitti, tutti fermi
Che cosa succede, di fronte a un allarme così inequivocabile? Nulla. Ovvero riunioni, rimpalli di responsabilità, conferenze di servizi. E dire che le cosiddette autorità competenti non mancano: Asl (Azienda sanitaria locale, dà i giudizi di potabilità), Arta (Autorità regionale territorio e ambiente, fa le analisi in laboratorio), Aca (società pubblica di gestione dell'acqua), Ato (Ambito territoriale ottimale, ente pubblico che coordina la gestione dell'acqua), commissario straordinario del governo, una quarantina di Comuni, Provincia, Regione e c'è sempre il rischio di dimenticarne qualcuno. Ma anziché intervenire ed effettuare analisi anche su altre sostanze, si danno la consegna del silenzio. Un documento della Regione chiede agli altri enti «un’adeguata discrezione al fine di evitare inutili allarmismi nei cittadini interessati dai fenomeni di inquinamento in atto». Infatti i cittadini continuano a bere ignari di tutto, sebbene la legge imponga di informare la popolazione della presenza nell’acqua di sostanze potenzialmente dannose per la salute.

Questione di filtri
La gabola per non fare nulla è semplice: miscelare l'acqua inquinata con quella buona, presa dai vecchi pozzi sistemati a monte dell'industria. Così i veleni si diluiscono e l'acqua torna potabile. Peccato che la miscelazione, oltre che vietata dalla legge come chiarito dal ministero dell’Ambiente, non sia risolutiva. Alla fine del 2004 una nuova relazione dell’Agenzia ambientale regionale aggrava il quadro: nella falda, diciannove molecole superano i limiti di legge. Tra queste anche il cromo esavalente, il micidiale agente tossico e cancerogeno reso famoso dal caso di Erin Brockovich, una storia vera accaduta negli Stati Uniti e diventata film da premio Oscar. In queste analisi, il tetracloroetilene risulta schizzato a livelli di concentrazione impressionanti: fino a 4.800 volte superiori a quelli tollerati. E poi mercurio, piombo, nichel, cloruro di vinile. L’Agenzia, che pure conferma il giudizio di potabilità dell’acqua, consiglia controlli giornalieri e barriere idrauliche per tamponare l’inquinamento. Tutto inutile.

Come in un film
Passa un altro anno e la magistratura minaccia il sequestro dei pozzi, che vengono chiusi a fine 2005 ma poi incredibilmente riaperti dopo aver messo dei filtri. È un’altra finta soluzione: i filtri possono ben poco. Anzi nel febbraio 2007 nuove analisi rilevano concentrazioni di tetracloruro di carbonio (un composto tossico che colpisce fegato, reni, cuore e sistema nervoso) superiori rispetto a prima. I filtri sono già saturati. Sono trascorsi cinque anni dal primo allarme, tre dalle prime analisi. A dispetto dei palliativi dietro cui si trincerano le autorità, la situazione è peggiorata. Fausto Croce, professore di chimica all'università di Chieti, vive proprio nella valle. Insospettito da un trafiletto su un giornale locale, preleva campioni di acqua e li fa analizzare in laboratorio da un’equipe di colleghi. Dopo qualche giorno, allarmato dai risultati, Croce contatta Augusto De Sanctis, volontario del Wwf. Augusto non ha il fascino di Julia Roberts, ma come nel film dedica anima e corpo alla causa dell'acqua e della salute. Trascina il vicepresidente del Wwf Abruzzo, Fabio De Massis, a bordo della sua vecchia utilitaria lercia e scassata. I due raggiungono la valle e accompagnano i tecnici di un laboratorio di Roma per fare altre analisi. L’esito è sconvolgente: possibili cancerogeni come il tetracloruro di carbonio a livelli mai raggiunti in nessuna acqua potabile del mondo. Ma quando questi dati vengono portati all'attenzione delle autorità, la risposta dell’Ato, l’ente pubblico che coordina il servizio idrico, è non meno sconvolgente: «Avranno fatto le analisi con le provette sporche».

Una bomba
Com'è possibile che argini più robusti alzati nello stabilimento industriale, filtri ai pozzi e miscelazioni dell'acqua non siano serviti a niente? Si capisce il 12 marzo 2007 quando il Corpo forestale, guidato dal comandante provinciale Guido Conti, va a dare un’occhiata nelle viscere della valle. Comincia a scavare attorno al sito industriale e al fiume. E scopre che per decine di metri, lì sotto, la terra è intrisa di sostanze inquinanti. Le stesse che hanno contaminato l'acqua. Come in una macabra caccia al tesoro, i forestali si spostano più in là per chilometri. Scavano. E l’esito è sempre lo stesso: ovunque veleni. Qualcuno sviene a metri di distanza, nonostante le mascherine. «È una bomba ecologica senza precedenti», scrivono. Per mesi proseguono i sondaggi.

Alla fine, in tre punti diversi della valle, sequestrano una decina di ettari di terreni (una superficie grande come venti campi di calcio) per un totale di 500 mila tonnellate di rifiuti. La discarica abusiva di rifiuti pericolosi più grande d’Europa. Per decenni, quella montagna di schifezze ha inquinato il terreno, i fiumi e la falda utilizzata dall’acquedotto. La conformazione del territorio, con la valle a fare da grande imbuto naturale, ha amplificato gli effetti della «bomba».

Troppo tardi
Lo scandalo esplode. Ora non si può più far finta di niente. Non si può ancora chiedere omertà su carta intestata. Eppure bisogna aspettare il 3 agosto 2007 perché i pozzi vengano nuovamente chiusi. Un terzo dell'Abruzzo resta senz'acqua in piena estate, la gente è inferocita e partecipa in massa a un consiglio comunale straordinario. L'Acquedotto ricambia i filtri e minimizza il pericolo. Ancora una volta i pozzi vengono riaperti, ma questa è l'ultima. A novembre arriva il provvedimento definitivo e la promessa che i pozzi non saranno mai più utilizzati. Nel frattempo partono le indagini epidemiologiche per individuare gli eventuali danni provocati dall’acqua inquinata sulla salute delle persone. Indagini quantomeno tardive e non ancora penetranti come necessario quando è in gioco la salute pubblica.

Perché ora è questo il punto: sapere quale prezzo hanno pagato i cittadini bevendo acqua contaminata. Sessanta tra associazioni e comitati spontanei organizzano una manifestazione con seimila persone. Un gruppo di giovani geologi e registi inizia a girare un documentario. Infine, solo poche settimane fa, l’Istituto superiore di sanità fa giustizia di anni di ipocrisie. Dichiara l'acqua «non idonea al consumo umano» e certifica «un rischio per la salute umana». Dai primi allarmi sono passati sei anni, dalle prime analisi quattro. Quanti e quali danni alla salute dei cittadini si potevano evitare?

Le indagini
È possibile scaricare mezzo milione di tonnellate di rifiuti a due passi da un centro abitato senza che nessuno se ne accorga? Chi è il responsabile della devastazione ambientale della valle? Chi ha scaricato i veleni? Chi ha inquinato l'acqua potabile? E chi, pur sapendo e dovendo intervenire, ha fatto finta di non vedere? Forse si capirà tra poche settimane, quando il pubblico ministero Aldo Aceto dovrebbe chiudere l’inchiesta penale. Per due anni, i forestali hanno sentito testimoni e fatto sopralluoghi, analisi di documenti e fotografie, sorvoli aerei. Come archivisti, sono risaliti indietro nel tempo, ripercorrendo la storia del sito industriale. Dalla sede della Montecatini sono tornati con cinque pullmini carichi di carte. Ora hanno consegnato al magistrato dodici faldoni alti venti centimetri l'uno con «una storia che fa venire da piangere», racconta chi l’ha letta. L’indagine copre un periodo di almeno vent’anni. Le persone coinvolte sono una quarantina.

I reati spaziano da quelli ambientali agli illeciti tipici della pubblica amministrazione. Ma è bene non farsi illusioni: nelle indagini ambientali nove casi su dieci finiscono in un nulla di fatto. Prove complesse, processi lunghi, prescrizioni brevi. Ciò che potrebbe salvare questa inchiesta dall'oblio è l'eventuale contestazione del ben più grave reato di avvelenamento di acqua, punito con quindici anni di reclusione e con l'ergastolo se ne è derivata la morte di qualcuno.

Il futuro
E dei rifiuti pericolosi ancora depositati nella valle? Ah, per quelli ci sono ancor meno speranze. Bonificare la megadiscarica costa circa 150 milioni di euro. Per ora ne sono arrivati solo un paio e non sono bastati nemmeno per coprire i rifiuti con un telone. Così l'acqua piovana e il fiume continuano a trasportare veleni. In attesa della bonifica, a Bussi si guarda avanti. Una parte dello stabilimento chimico è in dismissione, ma è già pronto un progetto per insediare un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti industriali. Non quelli già abbandonati nella valle, ma altri provenienti da impianti petrolchimici, raffinerie e industrie chimiche di mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Polonia. Più o meno centomila tonnellate ogni anno. No, davvero non si può dire che in Abruzzo non succede mai niente.

da La Stampa
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200805articoli/32705girata.asp

Thursday, May 15, 2008

Una class action contro le piattaforme della MOG ?



Il 6 Maggio a San Vito sono state trovate macchie oleose sulla spiaggia del turchino a San Vito, spiaggia che tra le altre cose gode anche di bandiera blu. L'agenzia regionale per la tutela dell'ambiente conferma che effetivamente si tratta di petrolio.

Aspettiamo il sindaco di San Vito al varco e vediamo che fara'. Prima voleva denunciare il WWF per procrato allarme, vediamo se ora cambia strada e denuncia la MOG per chiedere un risaricmento danni, a cominciare da quello di immagine visto che ormai lo sanno tutti che (1) a San Vito si va al mare all'ombra delle piattaforme e (2) tra una nuotata e l'altra rischi di uscire dall'acqua con un po di petrolio. Provatelo a spiegare a chi deve venire in vacanza in zona, gia' sono 4 gatti figuriamoci ora.

I pescatori parlano di una strana schiuma in acqua, neanche loro se la passano cosi' bene.

Non finisce qui.

Il 7 Maggio 2008 la Mediterranean Oil & Gas Plc (AIM: MOG) annuncia orgogliosa al mondo degli investitori che tra 2116 a 2152 metri sotto l'Adriatico hanno trovatto il petrolio. Che la loro piattaforma e' in una 'bagnarola' di mara come l'Adriatico non lo dicono pero', cosi' come non dicono che sono solo a 5Km dalla costa.

Questo un estratto del comunicato:
A full set of logs was acquired along the carbonate interval. The response from the logs, the cores and the drilling shows confirm the oil presence with good porosity and fractured limestones in the Oligo-Miocene reservoir from 2116m to 2152m and further indicate a possible continuing oil presence to 2250m.
Per la serie se non arrrivano al centro dela terra non sono contenti.

Dunque il 6 il petrolio arriva sulle costa di San Vito, il 7 la notizia e' riportata al London Sotck Exchange. A conti fatti il petrolio ha percorso 5 Km in mare nello stesso tempo in cui la notizia ha viagggiato da San Vito a Londra: 1875 km.

MOG, continuate pure a fare disastri, a scavare il petrolio a due passi dalla costa a distruggerci, ma attenzione che se un giorno vi arriva una class action da parte dei cittadini della costa allora le vostre azioni andranno a picco...

Il bello e' che non bisogna nemmeno vincerla la causa, solo la notizia di una apertura di un tale procedimento e' abbastanza per sconquassare il vostro titolo in borsa.

E l'imperatore Ottaviano che dice ? Ai confini del suo impero sversano petrolio in mare ma lui come al solito non ci vede e non ci sente; qualcuno lo faccia scendere da quel pero.

Monday, May 12, 2008

Il disastro Del Turco continua


Se ne erano perse le tracce, aveva cercato di dare la colpa a tutti tranne che a se stesso della mazzata presa alle elezioni. Si dava da fare per i vari rimpasti e meeting con D'Alfonso per fare il quadro della situazione, per cercare id capire...
eppure bastava che si guardasse allo specchio!

Continua a non vedere e a non capire il nostro eroe, il nostro visionario. Intanto prepara il suo 'rimpasto' e dice che vuole lasciare un segno forte da qui alla fine della legislatura. E infatti si vede il segno che vuole lasciare: termovalorizzatori (inceneritore per essere precisi) da nord a sud, da est a ovest nella regione dei parchi. Il visionario d'Abruzzo ne auspica tre ma nel frattempo abbiamo ricevuto una valanga di rifiuti da Napoli, come se di problemi non avessimo già per conto nostro.

E la sanità' che fine ha fatto? Il suo mega piano di ristrutturazione della spesa che fine ha fatto ? Una cosa e' certa, il 'piano di rientro' che doveva riportare la spesa sanitaria sotto controllo e' miseramente fallito. Il ministero dell'Economia e della Sanità' ha stabilito in un verbale di 60 pagine che la regione e' inadempiente.

Perche' ? Il dossier non lascia ombra di dubbio: "a causa dell’utilizzo di quote di finanziamento vincolate al servizio sanitario regionale per finalità extrasanitarie". Ottaviano dove sono finiti i soldi che dovevano andare alla sanita'? Li hai usati per far assumere in regione i vari amici raccomandati o ci hai pagato i vignettisti a peso d'oro ?

Il buco per il 2006 e' di 232 milioni di euro. Del Turco ci senti ? Lo vedi quanto e' grande quel numero?
232000000
di euro.

A causa di questo scoperto Irpef e Irap saliranno per riequilibrare i conti ma nel frattempo Ottaviano ha gia' ha messo le mani avanti: "Nessuna delle decisioni della Giunta regionale in carica ha determinato squilibri nel bilancio della sanità". E visto che il suo e' un governo fallimentare su tutti i fronti e che non ha la piu' pallida idea di come risolvere il problema della sanita' chiama Letta a Roma per vedere se il nuovo governo ci puo' mettere una pezza. Destra o sinistra, Pd o Pdl per quest'uomo disperato non fa piu' nessuna differenza, basta che qualcuno lo aiuti a non alzare le tasse regionali altirmenti sono altri voti persi per le prossime elezioni (ammesso che ci sia ancora qualcuno disposto a votare per lui).

Il nuovo governo regionale e' atteso per il fine settimana, avanti Del Turco, sorprendici ancora e per altri 2 anni con i tuoi giochi di prestigio. Come diceva Toto', vogliamo proprio vedere dove vuoi arrivare. Toto' pero' faceva ridere, tu fai piangere.

Avanti con ottimismo verso la catastrofe di una regione tra raffienrie, piattaforme, termovalorizzatori, turbogas, sanita' in bancarotta.

Per fortuna pero' abbiamo le bandiere blu.


Fonte:
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20080511&ediz=08_ABRUZZO&npag=38&file=A_3053.xml&type=STANDARD

Wednesday, May 7, 2008

La bandiera blu non si nega a nessuno


Ormai le bandiere blue non si negano a nessuno, in Abruzzo ne abbiamo prese 13.

Mi sono sempre chiesto in base a quali criteri vengono assegnate visto che puntualmente San Vito e' nella lista. L'amministrazione comunale ce lo ricorda sempre, ogni volta che si entra nel loro comune ci sono quei grandi cartelli lungo la strada e 'sta cavolo di bandiera blu.

Eppure il bagno al mare di pomeriggio a San Vito non me lo faccio mai visto che in acqua c'e' di tutto. Il feltrino con la sua puzza colossale e' li, a due passi dalla spiaggia ed e' una fogna a cielo aperto. Che sia una truffa ? Mi viene da pensarlo.

Sono andato a controllare sul sito ufficiale della fondazione non profit che assegna le bandierine e le cose gia' tornano strane sulla homepage, che traducendo dice:

"La bandiera blue lavora per uno sviluppo sostenibile sulle spiagge attraverso stretti criteri con riguardo a qualità' dell'acqua, educazione all'ambiente e informazione, management dell'ambiente, sicurezza e altri servizi."

Roba da saltare sulla sedia: i test dell'acqua scommetto che li hanno fatti alla mattina, dopo l'una non li avrebbero mai passati; educazione all'ambiente sembra una parolaccia.
Qualcuno mi dica che a S.Vito si fa educazione all'ambiente, vi prego. Su informazione sorvoliamo ma management dell'ambiente e' il punto di eccellenza. Forse vale anche alla rovescia, stanno maneggiando l'ambiente sulle coste abruzzesi ma verso lo scatafascio totale, quello sicuro. Sicurezza, non so, forse se c'è' il bagnino e' sicura.

Le piattaforme per l'estrazione del petrolio mi rimane difficile spiegarle nel contesto di una bandiera blu, ma la creatività' italiana non ha limiti quindi qualcosa si saranno inventati.
Photoshop fa miracoli del resto, si possono far sparire da qualsiasi foto.

Il pdf piu'' dettagliato poi e' tutto da leggere se penso alle spiagge. Ecco i punti salienti:

  • Ogni spiaggia deve avere dei cartelli informativi sull'ecosistema per sensibilizzare gli utenti della spiaggia e indicargli come comportarsi. Anche le informazioni sulla qualita' delle acque devono essere visualizzate in modo semplice che possano capire tutti; i dati devono essere non più' vecchi di un mese e aggiornarti spesso. Anche le regole di condotta devono essere visualizzate: campeggio, fuochi animali sulla spiaggia etc..
  • Almeno 5 attività' per l'educazione ambientale devono essere offerte e pubblicizzate. Notare bene che queste attività' dovevano essere listate dal Comune che fa richiesta della bandiera blue ancora prima della stagione estiva.
  • I test dell'acqua devono essere rifatti appena la qualita' si pensa sia minore e non meno di ogni 18 giorni durante la stagione balneare

  • non ci deve essere nessuno scarico di acqua di rifiuto di acqua urbana o industriale (e il feltrino??? So da fonte certa che il depuratore di Lanciano invece di lavorare con 4 pompe per la purificazione lavora con 2 perche' non avevano i soldi per comprarle)

  • Non ci deve essere abusivismo edilizio sulla costa
  • Mezzi di trasporto sostenibili devono essere incoraggiati nell'area della spiaggia con piste ciclabili e per pattinare e con strade pedonali
  • almeno un bagno per handicappati
  • una mappa della spiaggia che indica bagni, bar, fontane per bere etc....

Avete letto ? Bene tutto quello che c'e' scritto sopra e' realta' nei seguenti comuni che hanno avuto la bandiera blue (nota che quelli di sopra sono punti obbligatori, non ho incluso i punti della lista che sono opzionali):

Martinsicuro
Alba Adriatica
Tortoreto
Giulianova-lungomare nord e lido Zara
Roseto degli Abruzzi
Pineto-Scerne
Villa Fumosa
Villa Ardente/Torre Cerrano
Silvi arenile sud-L.mare centrale-T.re Cerrano
Francavilla al Mare
San Vito Chietino-calata Turchino-Molo sud
Rocca San Giovanni
Fossacesia
Vasto-marina e punta Penna,
SanSalvo-L.mare Colombo


Pensi che tutte quelle bandierine siano legittime ? Io proprio per niente.

Tuesday, May 6, 2008

Il petrolio e' gia' sule nostre spiagge?




Sugli scogli di San Vito ci sono macchie oleose nere, se e' petrolio o no non lo so ma non assomiglia molto?

Giudicate voi:

blog: http://www.gliocchidelpopolo.splinder.com/
foto: http://picasaweb.google.it/occhidelpopolo/Petrolio

Sunday, May 4, 2008

Perche' il solare non interessa a nessuno?

Dieci motivi per cui l'energia solare non interessa a nessuno tra politici in generale e grandi multinazionali:

1) Il sole e' di tutti e tutti hanno accesso indiscriminatamente. Nessuno puo' avere l'esclusiva come per un giacimento di petrolio.

2) La quanita' di energia disponibile e' illimitata nel tempo. Il petrolio tutti sanno che finira' percio' costa 120$ al barile. Piu' ci avvicineremo alla fine dell'era del petrolio, piu' costera' caro.

3) Le multinazionali del petrolio sono quelle che generano piu' profitti in assoluto al mondo. Se dipendessimo dal sole come dipendiamo dal petrolio sparirebbero o quasi.

4) L'energia solare non ha bisogno di condotte transnazionali, addio alle royalties e alla corruzione che ci gira intorno. L'avidita' di certi goeranti senza scrupolo non sarebbe soddisfatta.

5) L'energia solare non ha bisogno di raffinerie inquinanti, di trivellare con fanghi al mercurio, le piattaforme in mare sarebbero inutili. Come farebbero a giustificare un costo elevato per kWh di energia? Se costa poco non ci si guadagna abbastanza.

6) I comuni, le regioni e gli stati non riceverebbero le royalies per lo sfruttamento dei giacimenti e dovrebbero recuperare quei soldi in altro modo.

7) Le petroliere, le piattaforme in mare, le condutture transnazionali sarebbero inutili. Un sacco di gente sarebbe senza lavoro e la disoccupazione aumenterebbe creando pi' problemi ai politici.

8) Visto l'elevato intreccio tra politica e multinazionali del petrolio a causa del sistema di concessioni, i politici possono forzare le multinazionali ad assumere chi vogliono loro e fare da ufficio di collocamento per i lorro raccomandati. Un pannello solare non ha bisogno di autorizzazioni per essere installato... almeno per ora.

9) Tutte le cretinate del protocollo di Kyoto, conferenze internazionali etc non servirebbero, un sacco di gente dovrebbe smettere di fare chiacchiere e lavorare sul serio. L'Italia non avrebbe fatto la figuraccia di firmare Kyoto e non fare nulla per applicarlo. Criticare gli Stati Uniti per non averlo firmato invece va di moda.

10) Marrolo e Soci non sarebbero in mezzo alle pa..e un gionro si e uno no sulla stampa locale.