Friday, May 30, 2008

Delirio confindustrico


Riporto il comunicato di Confindustria in merito alla delocalizzazione del cementificio Lafarge di Pescara.

Evidentemente vivono su un altro pianeta.

Usano paroloni come "Forum dell'Economia e dello Sviluppo", "World Business...", parlano di traffico e di "sommari giudizi privi di riscontri" che non c'entrano nulla con il fatto che c'e' un cementificio/inceneritore in un'area densamente abitata.

Dalle sue 'sparate' sui quotidiani per bocca di Calogero Marrollo e dai suoi comnuicati, Confindustria Abruzzo assomiglia sempre di piu' ad un organo di pressione politica e psicologica sui cittadini. Per dirla in inglese e' sempre piu' una "lobby" che fa pressione nei punti giusti per i propri interessi.

Pressione (e sono buono ad usare questa parola) sui politici e lavaggio del cervello sulla gente sono metodi antichi che in paesi sviluppati le grandi industrie hanno abbandonato da tempo. Le 'grandi' (e mi sento proprio buono oggi) imprese abruzzesi non hanno capito che per realizzare qualsiasi nuovo progetto la prima priorità' deve essere il dialogo con i cittadini e la comunità' che ospitera' il progetto.

Visto che sono tanto amanti del capitalismo perché' non vanno a prendere lezioni negli States ? A Watertown MA, un tizio proprietario di altri 6 Burger King (fast food tipo McDonald) voleva aprirne un altro e ha 'chiaramente' ha dovuto chiedere il consenso durante una riunione del consiglio comunale dove i cittadini potevano intervenire.
Risultato? Chi non voleva maggior traffico nella zona, chi non voleva sentire l'odore di olio fritto in strada, chi non voleva avere cibo di scarsa qualità' a disposizione dei propri figli......insomma niente consenso dei cittadini niente Burger King. Nota che non il tipo non ha violato nessuna legge ed era tutto in regola, e' solo che alla gente non piaceva l'idea. Punto e basta.

Perché' simili assemblee non si possono fare anche nei comuni italiani quando bisogna aprire un nuovo insediamento industriale ? Non basta il rispetto delle leggi, ci vuole il consenso della gente.
Fratino ti fischiano le orecchie ?

Confindustria invece se ne frega della gente e cerca sempre e solo il consenso politico e il rispetto di leggi piuttosto favorevoli, vedi limiti di inquinamento dell'aria fissati a valori ridicoli rispetto ad altri paesi sviluppati.





Le recenti notizie pubblicate sulla stampa circa la campagna mediatica enfatizzata da Confcommercio ai fini della delocalizzazione dello stabilimento Lafarge di Pescara, condita da sommari giudizi privi di qualsiasi riscontro tecnico-scientifico e legale sulla compatibilità dell'insediamento nella zona industriale di Pescara, hanno determinato pieno sconcerto e rammarico da parte di Confindustria Pescara.

L’autonoma iniziativa di Confcommercio resta isolata anche rispetto allo sforzo di tutte le associazioni datariali del territorio che hanno avviato - attraverso la costituzione del "Forum dell’Economia e dello Sviluppo" – un confronto sinergico e stabile sui principali temi e criticità della città. Corre l'obbligo di ricordare che la presenza dello stabilimento nella zona è avvenuta in conformità alla dislocazione industriale alla quale la pianificazione territoriale della città ha destinato l'area su cui ricade l'azienda. Quindi, una presenza legittima e compatibile, non fraudolenta e nociva da accomunare a qualsivoglia fatto di cronaca sulla malagestione dei rifiuti e sull'inquinamento di cui sono piene le cronache giornaliere. Trattamento, questo, che è stato invece riservato inopinatamente a danno della Lafarge su un quotidiano regionale di ieri. Tali atteggiamenti e tendenze mirate a delegittimare solo chi è in regola ed a fare "di tutta l'erba un fascio" hanno sempre premiato, di contro, solo chi ha praticato comportamenti incentrati sull'abuso.

Va notato che l'azienda, dopo l'insediamento, si è sempre impegnata sugli aspetti legati alla compatibilità ambientale, introducendo continuamente sugli impianti tecniche innovative ai fini dell'abbattimento costante delle emissioni in atmosfera. Tale principio viene costantemente tradotto dallo stabilimento non solo con il semplice rispetto delle prescrizioni di legge ma andando oltre, imponendosi limiti assai più rigorosi, per dare risposte adeguate alla comunità che accoglie lo stabilimento.

Siffatto atteggiamento, peraltro, trova riscontro con l'impegno etico ed ambientale del gruppo Lafarge che l'ha portato a contribuire in maniera attiva alla stesura delle guide per migliorare l'impatto sociale ed ambientale attraverso la sua partecipazione alla "World Business Council for Sustainable Development - WBCSD –"un' associazione di circa 160 aziende internazionali unite dal comune impegno per lo Sviluppo Sostenibile sulla base di tre pilastri: crescita economica, equilibrio ecologico e progresso sociale. Quindi in linea con l'impegno etico e sociale instaurato con fatti concreti nella zona in cui insiste lo stabilimento.

Suscita peraltro notevole perplessità ed imbarazzo costatare che ad assumere tali posizioni pregiudiziali e demagogiche sia stata proprio una delle associazioni di rappresentanza del mondo economico e produttivo, normalmente impegnate invece a contrastarle.

Si deve inoltre osservare che la stessa preoccupazione ed attenzione "ambientalista" non è stata riservata dalla Confcommercio all'inquinamento prodotto dal traffico veicolare nella nostra città. Tutti ricordano come tale associazione sì è strenuamente opposta ad ogni proposta di limitazione del movimento veicolare cittadino, principale causa di inquinamento della città di Pescara come evidenziato dai migliori scienziati anche locali.

Infine si ritiene dover evidenziare come lo stabilimento Lafarge di Pescara, che nella sola città impegna un centinaio di cittadini pescaresi, e che con il suo indotto assicura sostentamento a circa 750 persone, non si è mai sottratto alle relazioni e al confronto con la città e con il tessuto sociale locale, che hanno portato anche ad un impegno concreto dell'azienda nell'area di insediamento. Confronto e disponibilità che Lafarge continua a rinnovare ma che vanno comunque contemperati dall'onestà delle opinioni di tutte le parti in causa e dal rispetto della verità dei fatti.

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