Thursday, July 31, 2008

Esplosione alla Iplom di Busalla

(Foto: esplosione alla Iplom di Busalla del 27/1/99: i cittadini accusarono tutti i sintomi tipici di contatto con idrogeno solforato: forte odore di zolfo anche all’interno delle proprie abitazioni, bruciore agli occhi, irritazione al naso e alla gola." Fonte: Comitato Salute Pubblica Busalla)



Busalla e' un comune in provincia di Genova di circa 6000 abitanti. Tutto quello che hanno sono 17km quadrati del territorio italiano e... un piccolo inconveniente, la raffineria della Iplom.

E ieri la raffineria ha fatto il botto, ancora una volta un incendio.

Fuoco, fumo nero, fiamme di 30 metri visibili anche a grande distanza. Evacuate 250 persone che abitavano vicino alla raffineria. Autostrada chiusa.

Tutti gli articoli in merito su Corriere della Sera, Repubblica.it e Ansa.it parlano di un caso precedente del 2005 quando ci fu un altro incendio. Evidentemente sono un po' distratti i giornalisti delle più grandi fonti di informazione d'Italia. Bastava cercare un po' su Google, standosene seduti di fronte al computer per sapere che la realtà e' molto più complessa: sono decenni che quella raffineria inquina.

Stando ad un articolo de Il Secolo XIX del 01/04/1979, già nel 1955 l'ufficiale sanitario di Busalla denunciava nauseanti esalazioni nocive per la salute umana.

Il Comitato Salute Pubblica di Busalla ha redatto un intero dossier di incidenti alla raffineria dal 1979 al 1999. Su internet c'e' tutto il dossier reperibile cliccando qui con foto, titoli di giornali e data. Le esplosioni sembrano quelle dei film di Hollywood, eccetto che sono vere.

L'elenco degli incidenti e' impressionante, l'incidente e' la norma a Busalla anche se sul sito web della Iplom sono ottimisti e dicono che loro sono "la raffineria a più basso indice di rischio d’Italia".

(Lo Scriva e' il fiume locale, in rosso ho evidenziato i segni inconfondibili dell'idrogeno solforato)

30/03/1979
Scoppio a Busalla in raffineria tre operai feriti.Inquinato lo Scrivia
(Il Secolo XIX 30/03/1979)
Cinquantamila litri di soda stanno avvelenando lo Scrivia.
(Il Lavoro 31/03/1979)

22/05/1980
Falla alla Iplom e di nuovo gasolio dentro lo Scrivia.
(Il Secolo XIX 22/05/1980)
Il petrolio nello Scrivia mette in pericolo i rifornimenti idrici.
(Il Secolo XIX 23/05/1980)
Sono settecento i quintali di gasolio finiti nello Scrivia.
(Il Secolo XIX 05/06/1980)

17/02/1982
Si spezza una tubatura della Iplom e nello Scrivia scorre benzina.
(Il Secolo XIX 17/02/1982)
Mezza Genova ha rischiato di bere nafta.
(Il Secolo XIX 17/02/1982)

18/02/1986
Salta tubatura della Iplom terribili esalazioni a Busalla. Momenti di allarme e di paura per gli abitanti della vallata.
(Il Secolo XIX 18/02/1986)

04/01/1989
Olio combustibile nello Scrivia.Gli abitanti parlano di disastro ecologico e accusano.
(Il Secolo XIX 04/01/1989)
Iplom, una minaccia continua.
(Il Secolo XIX 05/01/1989)

14/11/89
L’Iplom ancora sotto accusa.Raffica di proteste degli abitanti per i miasmi che si sprigionano dalla fabbrica."Sensibilmente diminuite le capacità olfattive della gente".
(Il Secolo XIX 14/11/1989)

20/03/1990
Aria irrespirabile per una nube gassosa. Domenica a Busalla due ore di grande preoccupazione.
(IL Secolo XIX 20/03/1990)

30/05/1990
Perdita nello Scrivia, nel mirino c’é l’Iplom.
(Il Secolo XIX 30/05/1990)
Lo Scrivia senza pace, ora é fanghiglia oleosa.
(IL Secolo XIX 31/05/1990)
Scrivia inquinato: i Carabinieri irrompono alla Iplom. Stabilimento piantonato, militari negli uffici: giornata di tensione nell’azienda petrolifera.
(Il Secolo XIX 31/05/1990)

05/02/1991
Iplom, cittadini in allarme per alcune fumate troppo nere.
(IL Secolo XIX 05/02/1991)

__/03/1991
Idrocarburi nello Scrivia.Tracce di combustibile vicino alla raffineria Iplom.
(Il Lavoro __/03/1991)
Il cambio di proprietà dopo un decennio di crisi.
(Il Lavoro 01/09/1991)

31/08/1991
Una vampata, terrore all'Iplom.Fiamme in un deposito, due feriti.Panico tra la popolazione...
(Il Lavoro 01/09/1991)
Esplosione nella raffineria Iplom , paura a Busalla.
(IL Secolo XIX 01/09/1991)
"Chiudete la Iplom" Presa di posizione della giunta di Busalla dopo l'incidente di sabato.
(La Gazzetta del Lunedì 02/09/1991)

08/06/1993
Scrivia é di nuovo onda nera.Il caldo riporta a galla olio depositato sul fondo.
(Il Secolo XIX 08/06/1993)

28/01/1998
Documentate particelle volatili nere su quartiere della citta'

10/07/1998
Lo Scrivia senza pace, ora é fanghiglia oleosa.

15/08/1998
Documentati fanghi rossi scaricati dalla Iplom nell'alveo fluviale.

12/09/1998
Fuoriuscita di fumi di varie colorazioni nonché fiamme dal nuovo impianto Iplom. Nel paese si percepiva un acre odore di zolfo irritante naso, gola e occhi.

16/09/1998
Lungo il muro d’argine tra lo Scrivia e la raffineria il deflusso dei residui petroliferi è inutilmente ostacolato da un assorbente "Elcosorb", o da un prodotto similare.

20/10/1998
Fanghi petroliferi sono visibili esattamente sotto la verticale del tubo di scarico e non a monte risalendo lo Scrivia.

28/11/1998
Copiosa e prolungata serie di fumate fuoriuscite nella nottata.

20/12/1998
Fanghi rossi e neri sono visibili esattamente sotto la verticale del tubo di scarico e non a monte risalendo lo Scrivia. E' evidente all’interno del tubo la presenza di deflusso rosso nerastro

27/01/1999
Incidente avvenuto nella sera del 27 gennaio 1999 documentato da puntuali ed inequivocabili fotografie.Dalle ore 20 alle ore 20,40 c.a. si è sprigionata da una ciminiera del nuovo impianto Iplom una consistente nube di fumo denso che ha avvolto gran parte del paese. Nelle zone interessate i cittadini hanno percepito un forte odore di zolfo anche all’interno delle proprie abitazioni, accusando disturbi e malesseri, quali bruciore agli occhi, irritazione al naso e alla gola. Verso le 21 il forte odore perdeva di intensità, ristagnando ancora in maniera considerevole solo all’interno delle abitazioni.

07/04/1999
L'incidente del 7 Aprile 1999 è del tutto analogo a quello del 27 Gennaio (sopra)


I traditori dell'Abruzzo pensano ancora che il Centro Oli (=raffineria) di Ortona e la trasformazione dell'Abruzzo a regione petrolifera siano una cosa giusta ?

Tuesday, July 29, 2008

Il bello del NYSE e della SEC


Il NYSE e' il New York Stock Exchange, la borsa di New York dove tutte le industrie piu' potenti si fanno quotare. Poteva mancare la nostra cara, simpatica e premurosa Eni ? No. E infatti ci sono, basta cercare il simbolo "E" (NYSE:E) .

Il bello del NYSE e' che le cose si fanno come si deve e che le regole le detta la SEC, cioe' la US Securities and Exchange Commision. Le aziende che accettano di essere quotate devono rispettare le regole e sottomettere dei documenti dove non si puo' mentire, pena multe pesantissime. L'Eni, come tutti, deve rispettare le regole (e' la SEC cavolo!). Neanche a dubitarne, nell'era internet e in nome della trasparenza vera i documenti sono tutti pubblicati sul web tali e quali a come li ricevono per renderli pubblici agli investitori.

Il 21 Maggio 2008 l'Eni ha sottomesso il modulo 20-F, un documento di 359 pagine relativo al periodo che finisce il 31 Dicembre 2007. Ci sono scritte tante cose che possono soddisfare la curiosità di molti. Per esempio c'è la parte finanziaria, la parte amministrativa, i procedimenti penali, i maggiori azionisti e pure il rendiconto finanziario.

A pagina 48 dicono agli investitori Americani che per quanto riguarda l'Italia: "Il principale progetto attualmente sotto sviluppo e' Miglianico, localizzato nella Regione Abruzzi. Tre pozzi di sviluppo sono stati scavati ..." . Insomma questi nonostante la legge regionale e le difficoltà palesi e crescenti continuano a dire che va tutto bene. Casca il mondo io non mipsposto dunque. Contenti loro...

Ma ce ne e' di più. Se uno si chiede: ma questi vengono in Abruzzo a fare disastri e a romperci le scatole... ma chi glielo fa fare ? Beh, se uno legge il 20-F a pagina 159 lo capisce visto che si parla di compensazioni economiche del top management. Hanno stipendi con tanti zeri e tante clausole che fanno scattare bonus e compensazioni extra che ci vogliono diverse pagine per spiegarle. Difficile capire quanto possono prender effettivamente visti i tanti se e ma ma non mi sono arreso, e infatti alla fine per semplificare tutto hanno messo una bella tabella riassuntiva per il 2007 a pagina 163 del PDF. Tra salario, bonus e benefits il CEO (amministratore delegato) Scaroni e' arrivato a 2.785 milioni di euro nel 2007. Il chairman (presidente) Poli anche non se la passa male con 1.169 milioni di euro. Gli altri membri del consiglio di amministrazione viaggiano invece sui 150 mila euro l'anno. Ecco cosa glielo fa fare a questi signori a venire in Abruzzo a piantare le trivelle tra le viti del Montepulciano DOC.

E pensare che alla fine e' una azienda posseduta dallo stato Italiano, cioè da noi cittadini visto che i maggiori azionisti sono il Ministero del Tesoro con il 20.3% e la Cassa Depositi e Prestiti con il 10%; tutti gli altri azionisti hanno ciascuno meno del 2% (Pagina 172)

La perversione Italiana quindi e' tutta qui: una azienda dello stato e quindi dei cittadini paga profumatamente i manager Eni che per far fare più profitti all' Eni e incassare più bonus vengono a distruggere il nostro territorio. Noi per difendere la nostra salute e il nostro territorio dobbiamo metterci contro l'Eni. E' un non senso. Alla fine noi cittadini facciamo la guerra a noi stessi, nel frattempo i manager Eni che sono in mezzo al processo portano a casa milioni di euro l'anno.

Avanti Italia.

Sunday, July 27, 2008

La nuova Scajolata

( Foto da: http://flickr.com/photos/31818720@N00/221988900)

Scajola e' sempre lui. Non bastavano le 'perle' sul nucleare che ci ha regalato qualche settimana fa, ora passa al petrolio e gas. Scajola se la prende con le procedure complicate e con L'OPPOSIZIONE A LIVELLO LOCALE.

Bravo Claudio, complimenti per il fine concetto. E visto che ci si trova, lui ha anche trovato la soluzione: "Il Consiglio dei Ministri adotterà una serie di disposizioni per semplificare le procedure e RIMUOVERE VINCOLI, nel rispetto delle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni".

Bravo Claudio, azzittite tutte le opposizioni locali. E' tutto piu' facile se autorizzate tutto da un ufficio di Roma.

Decidete guardando fredde mappe fornitevi dai petrolieri dove spesso non mostrano neanche i centri abitati. Giudicate guardando un punto sulla mappa invece di vedere le vite che andrete a condannare. Saltate tutto il processo di confronto con i cittadini che sul posto ci vivono, che ci crescono i loro figli, che respireranno H2S e polveri sottili prodotte dai pozzi di estrazione e raffinazione.

Complimenti per l'idea stile 50 anni fa, quando gli effetti del petrolio sulla salute umana non si conoscevano.

Alcuni pezzi di governo parlano di federalismo. Bene, applichiamo il federalismo al 100% e lasciamo a ogni regione decidere la politica energetica. Un impiegato in un ufficio di Roma che guarda un punto su una mappa non puo' e non ha diritto di decidere della vita di chi si ritrovera' a vivere vicino ad una raffineria. Lasciamo che ogni regione fissi i suoi limiti di legge per gli agenti inquinanti, lasciamo che decidano se voglio centrali nucleari, a carbone, solari o eoliche.

Riporto per intero la notizia da Assomi di Giugno, il mensile dell'Associazione Mineraria Italiana con informazioni minerarie e petroliere:

Il Ministro Scajola annuncia il rilancio della produzione di idrocarburi in Italia

Intervenendo all’Assemblea Nazionale dell’Unione Petrolifera, che si è tenuta a Roma il 18 giugno, il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha sottolineato la necessità di un rilancio dell’Esplorazione e Produzione dell’Olio e del Gas in Italia, come punto basilare della pianificazione energetica.La decisione verrà inserita nel contesto di una Strategia energetica nazionale, che sarà sottoposta a pubblica consultazione e dibattito attraverso una Conferenza Nazionale sull’Energia e l’Ambiente.Enunciata all’inizio del suo mandato dal Ministro da cui dipende l’intero settore dell’energia, l’affermazione acquista un significato particolare. Scajola ha affermato: Nell’ambito della Strategia Energetica Nazionale saranno messe a punto misure per il rilancio delle attività di ricerca e produzione di idrocarburi, per la diversificazione dell’approvvigionamento, per l’ammodernamento del-le attività di raffinazione e per la liberalizzazione della distribuzione dei carburanti. Ha poi specificato: Lo sfruttamento delle risorse nazionali di idrocarburi, stimabili in 100 miliardi di euro, ha trovato finora un formidabile ostacolo sia nella complessità delle procedure di autorizzazione, sia nell’opposizione riscontrata a livello locale. Lo dimostrano le vicende dei giacimenti dell’Alto Adriatico, del Delta del Po, della Basilicata. Queste situazioni di stallo non possono essere ulteriormente tollerate. Il Consiglio dei Ministri adotterà una serie di disposizioni per semplificare le procedure e rimuovere vincoli, nel rispetto delle esigenze di tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni.È una presa di posizione netta e chiara che lascia bene sperare in un rilancio dell’Esplorazione e Produzione in Italia. Ci sono notevoli possibilità per una ripresa della produzione di gas naturale, essendoci ancora riserve recuperabili (pienamente accertate) di 146 miliardi di metri cubi di gas, alle quali si aggiungono riserve potenziali fra 120 e 200 miliardi dimetri cubi. Alle quali si sommano 2 miliardi di barili di petrolio, fra riserve recuperabili e riserve potenziali.

Friday, July 25, 2008

Maria Rita sul centro oli (=raffineria) dell'Eni a Ortona

Parte 1:


Parte 2:


Parte 3:

Vecchie notizie...

E' una notizia vecchia di 4 anni, non si sa nemmeno come e' andata a finire, se i processi ci sono stati o meno, se sono stati condannati o meno. Qualcuno sa come andò a finire ?



dal Corriere della sera del 30 Giugno 2004:


Favori e regali per sveltire le pratiche della compagnia petrolifera
Tangenti a Potenza, arresti dipendenti Eni
Custodia calutelare anche per il comandante dei Vigili del fuoco della città lucana. L'accusa è concorso in corruzione aggravata



POTENZA - Il comandante dei Vigili del fuoco di Potenza, due dirigenti e un dipendente dell' Eni e il direttore tecnico di una società collegata alla compagnia petrolifera - impegnata in Val d' Agri nell' estrazione di petrolio - sono stati arrestati stamani dai Carabinieri con l' accusa di concorso in corruzione aggravata e continuata. L' arresto dei cinque è giunto al termine di indagini, durate oltre un anno, coordinate dal pubblico ministero di Potenza, Henry John Woodcock, che ha chiesto l' emissione dell' ordinanza di custodia cautelare al giudice per le indagini preliminari, Rocco Pavese. Secondo l' accusa, per sveltire le pratiche che riguardavano l' Eni, il comandante dei vigili del fuoco avrebbe ottenuto favori e regali, attraverso il direttore tecnico della società collegata all' Eni. L' inchiesta, però, è più ampia e coinvolge numerose altre persone: altri tecnici e diversi amministratori di Comuni della Val d' Agri.

Le persone che si trovano agli arresti domiciliari sono il comandante provinciale di Potenza dei Vigili del fuoco, Antonio Barone, di 52 anni; Luigino Lusuriello e Carlo Russo (di 42 e 43 anni), dirigenti dell' Eni; Roberta Angelini (43), dipendente della compagnia petrolifera; e Roberto Sini (52), direttore tecnico della Italfluid-Geoenergy, una società titolare di appalti dell' Eni. Da quanto si è saputo, per favorire le pratiche dell' Eni, Barone avrebbe ricevuto in cambio dalla compagnia petrolifera soggiorni in alberghi di Ischia e Ravenna, pagati dalla Italfluid. Secondo l' accusa, però, per le estrazioni di petrolio in Val d' Agri favori e pagamento di tangenti sarebbero una «regola»: nell' inchiesta, Woodcock ha ipotizzato nei confronti di dirigenti e dipendenti dell' Eni (alcuni dei quali arrestati oggi) l' accusa di associazione per delinquere finalizzata a commettere più delitti contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica.

Wednesday, July 23, 2008

Botta e risposta: Eni vs. Maria Rita

La botta dell'Eni:



La risposta di Maria Rita:

Monday, July 21, 2008

I pro e contro del centro oli

(Foto: possibile veduta futura di Ortona)

Sono stato in Italia per 2 settimane e ho assistito con piacere a qualche iniziativa di Maria Rita e del Comitato Natura Verde. Ho avuto modo di conoscere un po' delle persone che si stanno dando da fare per cercare di fermare il suicidio della Regione Abruzzo. La politica regionale nel frattempo si e' già auto-disintegrata, la procura ha fatto le pulizie estive e ce ne era bisogna vista la puzza che emanavano certi personaggi. Speriamo solo che non si fermino alla sanità e che sia solo l'inizio.
Ho notato con piacere che non c'era un cittadino sorpreso per gli arresti e le accuse mentre i politici, a partire dal grande capo supremo che più invecchia più gli crescono i capelli, si sono tutti 'armandati' (=ricoperti) tra di loro.

Mentre ero in Italia ho sentito una serie di cavolate megagalattiche da un po' di 'ndundiniti' che supportano la raffineria, alcune cose che mi ricordo le riscrivo qui, facendo una lista di pro e contro del centro oli.

Il centro oli/raffineria porta lavoro
FALSO Al centro oli lavoreranno poche persone paragonate alle decine di migliaia di persone e relative famiglie che vivono di agricoltura.

E' il progresso. Non si può fermare.
FALSO. Una raffineria in un centro abitato non e' progresso, e' regresso. Il petrolio poteva essere spacciato per progresso 50 anni fa. Certi politi devono aggiornarsi se sono ancora rimasti a quella nozione.

Serve estrarre più petrolio perché la benzina costa troppo.
FALSO. Anche se estraessimo tutto il petrolio d'Abruzzo il prezzo al litro della benzina non cambierebbe. Il petrolio d'Abruzzo e' talmente poco che non incide sul prezzo della benzina. L'unica che ci guadagna e' l'Eni. Gli unici che controllano il prezzo sono i produttori arabi.

Il centro Oli e' sicuro perché rispetta i limiti di legge.
FALSO I limiti di legge italiani per l'idrogeno solforato sono 6000 volte superiori a quelli raccomandati dall'organizzazione mondiale della sanità quindi la raffineria non e' sicura. I limiti di legge italiani sono fatti per proteggere i petrolieri, non i cittadini.

Ortona acquisterà importanza, soprattutto per via del porto.
FALSO Il porto di Ortona diventerà un porto per il petrolchimico. Questo non ha nulla a che vedere con un porto turistico. Non si e' mai visto un porto turistico con bambini che giocano vicino alle petroliere. Le due cose sono incompatibili.
Gli unici che ci guadagnano dal porto sono gli operatori mercantili, tra cui il sindaco Fratino di Ortona.

"Voi fate politica"
FALSO Questa l'accusa lanciata dal sindaco di Guardiagrele a Maria Rita e al comitato natura verde a Orsogna durante una serata informativa. Era lo spazio per le domande ma alla fine ha fatto un comizio solo lui. Si e' attaccato all'etimologia della parola dal latino per trarre una simile conclusione.
Io ho visto solo gente che ha un altro lavoro, un altra vita e che deve sacrificare il proprio tempo e i propri affetti perche' si sono resi conto che coloro preposti a farlo, cioè i politici che paghiamo molto bene, se ne fregano o fanno finta di interessarsi solo quando chiamati per fare bella figura.

Beh avevo detto che avrei scritto i pro e contro, mi sono sbagliato, non ci sono pro ma solo contro.

Friday, July 18, 2008

Danni Eni da 1.9 miliardi di euro

1.9 Miliardi di euro. Questo il danno che la Syndial (ex Enichem), e cioè l'Eni, deve risarcire per aver inquinato con DDT il lago maggiore tra il 1990 e 1996. Il DDT e' cancerogeno.

Quella quantità di soldi e' enorme. Questo e' quello che lascia l'Eni quando passa sul territorio, questo e' l'effetto del lupo deforme a 6 zampe che sputa fuoco e brucia tutto quando passa.

E' questo che vogliamo per l'Abruzzo ? La raffineria di Ortona non la vogliamo.


Riporto la notizia dal Corriere della Sera:


Eni, ricorso contro la multa recorddi 1,9 mld alla controllata Syndial

È legata a un danno ambientale, inquinamento da Ddt del lago Maggiore, per la gestione del sito di Pieve Vergonte

ROMA - Il Cda di Eni ha «condiviso la decisione della sua controllata Syndial (ex Enichem) di presentare ricorso in appello» contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Torino che l'8 luglio scorso «condanna Syndial a corrispondere al ministero dell'Ambiente una somma di circa 1,9 miliardi di euro, per danno ambientale, inquinamento da Ddt del lago Maggiore, ricondotto alla gestione del sito di Pieve Vergonte da parte di Enichem per il periodo 1990-1996».

IL RICORSO - Syndial, si legge in una nota, presenterà al più presto richiesta di sospendere l'esecutività della sentenza dell'8 luglio 2008. «La società e i suoi consulenti tecnico-legali - spiega il comunicato - considerano del tutto infondati la condanna e l'ammontare del risarcimento danni quantificato. Syndial sottolinea il lungo impegno per la messa in sicurezza e bonifica del sito in conseguenza dell'inquinamento risalente a molto prima del trasferimento per legge del sito a Enichem negli anni '80, a seguito della grave crisi finanziaria della Sir».

INQUINAMENTO DA DDT - Nei primi mesi del 1996 - si legge sul sito di Legambiente - una rilevazione fatta dal laboratorio cantonale di Lugano sulle acque del Lago Maggiore denunciò una «contaminazione diffusa» da Ddt dei pesci pescati nel lago, superiore ai limiti della legge elvetica. Furono informate le autorità italiane. L'11 giugno 1996 le autorità italiane effettuarono anch'esse analisi sui pesci, trovando una contaminazione che superava i limiti di legge; per questo la pesca e il consumo di pesce locale fu vietato in tutto il bacino del lago Maggiore.


16 luglio 2008

Wednesday, July 16, 2008

Strane coincidenze a Ortona

(Foto: estratto da pagniebianche.it)


I trivellatori della Mediterranean Oil & Gas Plc (MOG) che hanno proposto di aumentare il turismo nella nostra regione con dei tour delle piattaforme hanno preso casa a Ortona.

E dove se non a Ortona, vicino al porto che tanto gli e' caro e che tanto gli e' indispensabile ? Infatti secondo il sito www.paginebianche.it, a Ortona in Via del Porto 14 risultano esserci gli uffici della Medoilgas Italia Spa, posseduta al 100% da Mediterranean Oil & Gas come mostrato nella loro struttura aziendale. Almeno non stanno sempre a mollo in mare e tornano a terra a curare i loro interessi da Ortona, citta' tanto cara a loro.

A via del porto 14 di Ortona pero' non sono gli unici ad avere la loro sede.

Su paginebianche.it, nella stessa pagina si scopre che ci sono altre 2 societa', la Fratino G. & Figli Srl e la Fratino G. & Figli Srl Agenzia Marittma Spedizioni Doganali.

Stesso identico indirizzo. Che strane coincidenze a Ortona dunque tra i trivellatori e una agenzia marittima posseduta dal sindaco che ha il pallino di rilanciare le attivita' del porto.

Se vuoi vedere il risultato della ricerca su paginebianche.it clicca qui.

Monday, July 14, 2008

Del Turco e soci al capolinea



Quando e' stato indagato per le vicende della sanita' disse che poteva spiegare tutto, che era tutto un equivoco. Beh evidentemente non si e' spiegato bene il nostro presidente Del Turco. Ritenta adesso che sarai più fortunato.

Lui e la banda dei 35 indagati sono accusati di diversi reati tra cui:

associazione per delinquere, concussione, corruzione, riciclaggio, truffa, falso e abuso d'ufficio.

Alcuni degli altri indagati e/o arrestati:
"Oltre al Del Turco sono in carcere Lamberto Quarta segretario particolare di Del Turco, Camillo Cesarone consigliere del Pd, Antonio Boschetti, neo assessore alle Attività produttive, Gianluca Zelli, Luigi Conga, ex manager Asl Chieti. Agli arresti domiciliari, invece, si trovano Giancarlo Masciarelli ex presidente Fira che si occupò della prima e seconda cartolarizzazione dei debiti della Sanità, Vito Domenici (ex assessore alla Sanità di Forza Italia), Bernanrdo Mazzocca, assessore alla Sanità, Angelo Bucciarelli, candidato Pd al Parlamento.
A Francesco Di Stanislao e' stata applicata la misura del divieto di dimora a Pescara." (Fonte: PrimaDaNoi.it)


Che bella regione, si vede come eravamo amministrati bene, si capisce il metodo di lavoro di Del Turco & Company che con la terza media era riuscito pure a fare il ministro delle finanze e ad essere presidente della commisione antimafia.
Si capisce anche perché le casse regionali della sanità erano vuote: a noi i ticket, gli ospedali pieni e le attese di mesi anche per il più stupido degli esami, a loro i milioni di euro.

Leggo che la procura contesta un movimento di denaro di circa 14 milioni di euro di cui 12 gia' versati. Ci spieghino allora gli equivoci ancora una volta, prima alla procura e poi ai cittadini che li hanno eletti 2 anni fa. Dovrebbero anche risarcire i cittadini per il danno di immagine che ci e' stato arrecato visto che siamo finiti sui telegiornali nazionali e tutti se la ridono adesso.

E' proprio vero che "nin'z abbottn mai" (=Non si abbottano mai). Una concussione da 6 milioni di euro quella contestata a Del Turco: ma dova cavolo li nascondi 6 milioni di euro nell'era dell'informatizzazione ? 6 milioni di euro che girano tra conti correnti lasciano tracce dappertutto. Ingenuità totale o limiti di uno che ha voluto strafare avendo solo la terza media?

Se chiedevano 100 mila euro di mazzette magari la passavano liscia, ma siccome non gli basta mai ecco il risultato.

Vediamo ora se il nostro visionario d'Abruzzo, che disse: "Mi batterò contro chi ritiene che, respingendo i progetti di sviluppo di un colosso come l'Eni, si faccia del bene alla collettività abruzzese" (Fonte: PrimaDaNoi.it) avrà finalmente la decenza di dimettersi e riconsegnare la regione ai suoi cittadini.

Intanto anche la pagina di Del Turco su Wikipedia e stata aggiornata con gli ultimi avvenimenti e si puo' raggiungere a questo link.

Intanto con i conti della sanita' in rosso si organizza la "Festa della Sanita'" sulla Maiella, leggete qui.

Fonte Corriere della Sera e PrimaDaNoi.it

Friday, July 11, 2008

Al Completo !



L'immagine pubblicata sopra e' state presa dal sito internet dell'Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e la Geotermia che dipende dal Ministero dello Sviluppo Economico.
La parola petrolio non si usa sul sito ufficaile del ministero, si usa invece la parola idrocarburi che suona meglio: il petrolio e' nero, oleoso e sporco, gli idrocarburi sono piu' belli e puliti nell'immaginario collettivo. Anche la mappa che evidenzia le zone assegnate alle varie compagnie per trivellare si chiama 'Carta dei Titoli Minerari', un'altra finezza letteraria.
L'immagine mostrata sopra e' un dettaglio dell'Abruzzo dalla Carta Dei Titoli Minerari, per chi volesse vederla per intero si puo' cliccare qui (.pdf) . I colori principali si possono interpretare cosi':

- GIALLO: permessi di ricerca richiesti e in attesa di essere rilasciati
- VERDE: permessi di ricerca concessi su terra e in mare
- ROSSO: permessi di estrazione concessi in terra e in mare

Come si può vedere siamo al completo, avremmo trivelle ovunque in men che non si dica.
Vedendo quella mappa tutta colorata, qualcuno pensa ancora che il centro oli di ortona doveva essere solo per l'Eni e solo per un pozzo di petrolio vicino ? La prima raffinazione del petrolio di bassa qualita' come quello nostro si fa sempre vicino al punto di estrazione per risparmiare sui costi. Gli Ortonesi davvero non vedono che Ortona e' proprio li, in posizione strategica nel bel mezzo di tutte quelle aree colorate sulla costa e in mare ?


Questa sera a Lanciano verra' proiettato il video di Antonello Tiracchia sul Centro Oli e ci sara' anche Maria Rita per rispondere alle domande. Credo sia alle 9 alla biblioteca.

PS Ringrazio Giacinto2000 per avermi segnalato il sito del ministero.

Saturday, July 5, 2008

In mano a chi siamo ?

Ieri sera c'è stato un incontro tra il Comitato Natura Verde e i politici Abruzzesi per discutere non solo del centro oli che l'Eni vuole costruire a Ortona, ma anche di come ci si appresta a trasformare l'Abruzzo in una regione petrolchimica.

L'Abruzzo ha decine di rappresentanti tra senatori e deputati ma i presenti si potevano contare sulle dita di una mano. Impegni istituzionali per gli altri, cosi' si dice. Possibile che sono tutti istituzionalizzati di Venerdi' sera alle 18.30 ? Come fa il cittadino comune a non dubitare?
Su un'altra mano si potevano contare i rappresentanti del consiglio regionale.

Prima di iniziare un parlamentare comincia già a dare segni di impazienza e chiede quale e' l'ordine del giorno perché se e' roba vecchia lui ha da fare e fa il gesto con la mano di uno che se va.

Il comitato si e' presentato con una relazione attenta, precisa e documentata sullo stato delle concessioni petrolifere in Abruzzo:

- 18 permessi per trivellare in mare lungo tutte le coste della regione a 5 km dalla costa
- 2500 km quadarti di concessioni in mare al costo ridicolo di 4 euro al metro quadro
- permessi per trivellare a terra con nomi da presa per il culo che richiamano i nostri vini locali

e cosi' via... loro cadevano dal pero e non ne sapevano nulla dopo che si parla di petrolio in Abruzzo da piu' di un anno.

Di una decina che ce ne erano, una sola persona prendeva appunti mentre il comitato snocciolava nomi e numeri impresisonanti. Un altra sola e' stata a sentire tutto il tempo. Gli altri entravano e uscivano dalla stanza, parlavano tra di loro, rispondevano al telefono.

Dopo la relazione di Natura Verde tutti si sono tutti iscritti a parlare a a dire la loro e qui iniziano le comiche: quello che sta a Roma dice che secondo lui la regione può fare di più in termini legislativi, quello che sta a L'Aquila invece dice che ormai e' una questione nazionale, che poi sulle trivelle in mare loro non hanno nulla a che fare e perciò non ne sapevano nulla.
Lo scarica barile di petrolio e' stato generalizzato.

E' stato davvero triste e desolante vedere come operano i nostri governanti: sono venuti in pochi, hanno quasi tutti ascoltato distrattamente e se ne sono andati dopo il loro intervento senza aspettare le conclusioni del comitato. Qualcuno ha parlato il politichese citando leggi e provvedimenti. Nessuna decisione operativa e' stata presa, nessuno che abbia detto: faccio questo domani nonostante fossero tutti scioccati dai dati di Natura Verde. Nessuno che abbia detto: vi faccio sapere tra X giorni come procede.

Verso l'ora di cena le telefonate si sono intensificate e gli impegni istituzionali pure. Per le 20.00, a sentire le conclusioni del comitato c'erano solo 2 del consiglio regionale, gli altri se ne erano andati, chi salutando chi sgusciando via in silenzio.

Ormai e' tutto alla rovescia: dovrebbero essere i politici che ci rappresentano a informare noi cittadini per dirci cosa succede nel nostro territorio. Dopotutto sono pagati con stipendi d'oro per fare quello. Invece deve essere un comitato spontaneo di cittadini ad informare loro sperando che facciano qualcosa. I cittadini volenterosi si fanno il culo e gli mettono su un piatto d'oro informazioni pesantissime e importantissime per le sorti della regione e loro se ne vanno prima della fine, per non parlare di quelli che non sono nemmeno venuti a sentire perché evidentemente avevano impegni istituzionali più importanti mentre si discute dell'industria petrolchimica in Abruzzo.

In altre nazioni si spengono i cellulari prima della riunione, si prendono appunti, si ascolta senza parlare, si ascolta senza entrare e uscire dalla stanza, si prendono decisioni su chi fa e cosa e ci si organizza, si stabilisce quando ci si rincontra per valutare i progressi raggiunti. Questo lo posso dire per esperienza personale, per aver partecipato a meeting di multinazionali quotate in borsa
all'estero. A questi nessuno affiderebbe il comando di nessuna azienda se non per farla fallire come infatti si appresta a fare l'azienda Italia.

Il comitato Natura Verde che sperava di passare la palla ai parlamentari e di alleggerirsi del suo carico non ha ottenuto nulla eccetto tante pacche sulle spalle e complimenti per il lavoro svolto. Ma credo che sapessero già di aver fatto un buon lavoro e non e' quello che cercavano.

L'Italia e l'Abruzzo con essa sono in caduta libera, possibile che i nostri politici non lo capiscano ?