Sunday, October 26, 2008

Petrolio termale


Dopo la recente (nuova) legge elettorale che blocca tutti i permessi estrattivi fino al Dicembre 2009 si e' tornati a battere il solito chiodo della disoccupazione.
Lo ha fatto il sindaco a piu' riprese e lo fanno i dipendenti Eni.

Oggi l'ultima esternazione su Il Messaggero e' proprio dei dipendenti: "L'Eni è una delle società al mondo che più ha a cuore le sorti dell'ambiente, della sicurezza e della salute dell'uomo, come riconosciuto dalle statistiche sulle morti bianche e sulle malattie tumorali"

A parte che le statistiche di cui parlano le devono avere viste solo loro, questi ci continuano a dire che l'Eni e' una società di Santi. Portano lavoro, benessere e magari producono vapori balsamici e acqua di scarto termale. Ortona come le terme di Caramanico e Fiuggi insomma. Il prossimo passo quale sarà, dirci che sono comandati da Dio in persona ? Non mi risulta pero' che Dio vada nei tribunali a patteggiare per reati di tangenti...

I dipendenti Eni pero' hanno la memoria un po' corta e conviene rivedere un po' di fatti. Oggi beatificano l'Eni ma nel 2001 la criticavano pesantemente, tanto da aprire un sito web con lo scopo di "RENDERE PUBBLICA LA DECISIONE DI ENI SpA DI SMANTELLARE UNA IMPORTANTE ATTIVITA' INDUSTRIALE PER L'ABRUZZO" (Fonte: qui).

Sul sito ricostruiscono l'intera vicenda del 2000/2001. Ecco alcuni passaggi interessanti: "Dai 4 Distretti (Crema, Ravenna, Ortona e Gela) presenti nel territorio si passerebbe ad un unico distretto principale (Ravenna) e 5 centri di produzione (Trecate, Ravenna, Ortona, Val D’Agri e Gela). Su quest’ultimo punto c’è stato e c’è tuttora conflitto tra ENI, da una parte, e i lavoratori del Distretto di Ortona insieme alle istituzioni abruzzesi, dall’altra."

Con grande orgoglio affermano anche che il distretto di Ortona e' stato l'artefice del capolavoro della Val d'Agri: "ha diretto e gestito operativamente lo sviluppo di tutti i giacimenti di idrocarburi del centro-sud, incluso l’importante campo petrolifero della Val D’Agri (Basilicata), in modo brillante (nel 2000 ha realizzato oltre 800 miliardi di utili operativi)"

E poi reclamano il ruolo di distretto nazionale unico a Ortona invece che a Ravenna: "Per queste ragioni i dipendenti chiedono ... se proprio deve rimanere un solo Distretto in Italia, questo non può che essere Ortona .

I dipendenti Eni hanno la loro versione dei fatti su perche' Ravenna e' meglio di Ortona, e parlano di solite scelte "all'italiana" e non di effettiva convenienza:
"In verità è previsto un forte calo di produzione nei prossimi anni a Ravenna (-30%) anche a causa del tramonto del progetto “Alto Adriatico” (principale progetto di investimento del Distretto di Ravenna bocciato dalla Regione Veneto per gli impatti ambientali), in contrapposizione alla forte crescita di produzione per il Distretto di Ortona (allorquando entreranno a regime i pozzi della Val D’Agri e le recenti scoperte in Abruzzo, per non parlare delle potenzialità di questa regione, ritenuta minerariamente molto interessante).
Questi ed altri motivi fanno pensare ad una decisione frettolosa e sospetta che non trova ragioni valide se si fa una analisi di merito, se non quella di una scelta politica, o di interessi diretti di dirigenti od ex-dirigenti ENI nell’accentrare le attività nell’area di Ravenna."


A conti fatti gli altri distretti di Crema, Ravenna e Gela si potevano chiudere e i posti di lavoro persi non erano un problema. Ora che e' Ortona ad essere in bilico il lavoro e' sacro, fermi tutti.

E se sono cosi' orgogliosi del capolavoro in Val d'Agri e della sicurezza della loro azienda perche' non vanno a lavorare in Basilicata ?

E' curioso poi che loro stessi parlino di scelte politiche o di interessi di dirigenti o ex-dirigenti... di solito i panni sporchi si lavano in casa. Ma non fa nessuna differenza per noi, il modo di operare dell'Eni lo conosciamo tutti ormai in Abruzzo. L'Eni non incanta più' nessuno, possono fare i belli finché vogliono ma tanto la raffineria non si fa, e l'Abruzzo non diventerà la nuova Basilicata.

Strano pero' che del duro lavoro dei contadini Ortonesi, e non solo, che vivono di agricoltura non parlano mai.

1 comment:

Anonymous said...

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