Monday, December 8, 2008

UNA LEGGE VOLUTA DAL POPOLO



Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi:
e per questo viene chiamato democrazia.
Pericle – Discorso agli Ateniesi – 461 a.c.

PREMESSA
Il compito principale degli esponenti politici è quello di interpretare le aspettative dei cittadini e trasformarle in norme e leggi.
Quando la politica si allontana dalle aspettative degli elettori, come è successo in Abruzzo, i cittadini sfiduciano i propri rappresentanti politici e nascono i Comitati ed i Movimenti.
I Comitati ed i Movimenti hanno il compito di ricostituire il dialogo tra i cittadini e la classe politica e non di sostituirsi ad essa.
Nei giorni passati il PDL ha promosso un sondaggio telefonico riservato, riguardante il così detto centro oli di Ortona; i risultati del sondaggio sarebbero stati i seguenti:
• il 74% dei cittadini abruzzesi è contrario al così detto centro oli di Ortona;
• il 10% è a favore;
• il 16% non sa

Il risultato di questo sondaggio ha spinto il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi a “scendere in campo” e ad esternare strumentalmente il suo no alla costruzione del centro oli: nessun’altra dichiarazione gli sarebbe stata “consentita” da una così alta percentuale di contrarietà.

Noi, confermando la nostra totale trasversalità ai partiti, invitiamo tutti gli esponenti politici abruzzesi a riflettere in merito facendo una profonda autocritica.

L’Abruzzo ha due precedenti.
La vicenda della Sangro Chimica – una società del Gruppo Getty Oil - che nei primi anni ’70 tentò di impiantare, con il bene placet degli amministratori locali e nazionali, una raffineria nella Val di Sangro, un territorio afflitto da una povertà storica. Il sindaco di Paglieta, Enrico Graziani, contribuì a promuovere un movimento di popolo che costrinse la classe politica dell’epoca a cambiare opinione e così la Sangro Chimica dovette desistere; questa scelta fece decollare la nuova economia abruzzese costituendo un fatto unico sino ad ora nella storia dell’economia italiana: l’attuazione di un progetto di sviluppo generato dalla base e non imposto dall’alto.
Negli stessi anni e negli stessi luoghi la Rohmandhasse, un’altra azienda chimica ad alto rischio ambientale riuscì a costruire i suoi impianti ed aveva già assunto il personale quando un’altra sollevazione popolare, capeggiata questa volta dal sindaco di Atessa Angelo Staniscia - in conflitto con il suo stesso partito - costrinse l’azienda americana a smontare l’impianto, bullone dopo bullone, ed a lasciare il territorio con la coda tra le gambe.

Dopo trentatre anni, sempre per il dissenso del Popolo, la storia sembra ripetersi.

Noi speriamo che il dissenso del Primo Ministro esternato a Pescara il 6 dicembre contro il così detto centro oli di Ortona costituisca la base per atti concreti e non si estrinsechi in una mera dichiarazione a fini elettorali.

Pertanto gli autori di questo documento, nella loro qualità di rappresentanti di Movimenti di opinione e di Comitati dediti alla tutela dell’ambiente dichiarano congiuntamente quanto segue:

- ringraziano il Presidente del Consiglio per la sua dichiarazione contraria al così detto centro oli di Ortona ed a favore di uno sviluppo della regione che sia in sintonia con le sue peculiarità ambientali come da noi richiesto ed auspicato;
- si augurano che alla dichiarazione seguano fatti concreti, come, innanzi tutto, l’emendamento al Disegno di Legge 1441 ter già approvato dalla camera ed attualmente in discussione al Senato in modo tale da sancire con un atto governativo l’esclusione dell’Abruzzo dal progetto petrolifero e ridare alla Regione stessa il governo del suo territorio, come del resto previsto dalla Costituzione.
- ritengono comunque di non dover abbassare la guardia e di dover continuare a “spronare” tutti gli esponenti politici che andranno a formare il prossimo Governo Regionale, affinché si impegnino per l’applicazione di norme certe che tutelino lo sviluppo economico, la salute degli abitanti, la salvaguardia delle peculiarità ambientali, le attività agricole, marinare, enogastronomiche e turistiche della Regione.


PROPOSTA SINTETICA PER UNA NORMATIVA CHE GOVERNI, TUTELANDOLO, IL TERRITORIO ABRUZZESE DALL’INSEDIAMENTO DI ATTIVITÀ FORTEMENTE IMPATTANTI SUL TERRITORIO e/o GENERICAMENTE DEFINITE INSALUBRI DI PRIMA CLASSE

1. Norme sulle concessioni riguardanti le attività di ricerca, di estrazione e di lavorazione di idrocarburi (petrolio e gas) in Abruzzo.
• Attività Onshore. Moratoria di almeno 30 anni per la lavorazione del petrolio (anche del bio carburante). Per tutta la moratoria non verranno più rilasciati permessi per industrie legate al comparto petrolchimico, né per i sondaggi, nè per l’estrazione, nè per la lavorazione del petrolio, nè per la costruzione di oleodotti, nè per la costruzione di impianti di stoccaggio.
• Attività Offshore. Assoluto divieto di lavorazione del petrolio sulle piattaforme in mare, tipo desolforazione, a qualunque distanza dalla costa esse siano collocate. La distanza minima dalla costa per le piattaforme deve essere di almeno 20 km (decreto Ronchi in vigore in Veneto); vanno comunque presi accordi e siglate convenzioni con le Nazioni dell’altra sponda dell’Adriatico affinché le norme non vengano facilmente evase dalle compagnie petrolifere.
• Royalties. Abolizione della franchigia sull’inizio delle attività estrattive; alla regione Abruzzo devono essere riconosciute royalties pari almeno al 40% del valore del petrolio e del gas estratto su tutte le attività, sia vecchie che nuove; i comuni più direttamente coinvolti avranno una parte di queste royalties; i pozzi già in esercizio avranno un aumento programmato del 10% annuo fino al raggiungimento della quota del 40%. (visto che in Italia aumenta tutto a partire da pane e pasta… ora tocca alle royalties dei petrolieri che pompano – gratis - il nostro mare sin dagli anni ’60!). Anche gli impianti di produzione di bio carburante già in esercizio devono pagare royalties alla regione secondo canoni da definire.
• ICI. Tutte le attività industriali legate al comparto petrolchimico, anche se già esistenti e situate in mare devono riconoscere al Comune su cui incidono l’Imposta relativa agli immobili dediti ad attività industriali.
• Proventi. I proventi delle royalties devono essere utilizzati per incentivare l’uso del solare e dell’eolico e comunque di fonti di energia innovative e alternative a quelle attualmente in uso e non rinnovabili.
• Tecnologia. Gli impianti petroliferi (compresi quelli che producono bio carburante) già in funzione sul territorio devono essere aggiornati all’ultima tecnologia disponibile;
• Agenzia regionale per il controllo delle attività estrattive. La Regione deve controllare con un proprio ente le quantità di petrolio estratto ed il costante rispetto dei limiti delle emissioni: tale Agenzia non deve avere nel suo staff direttivo individui che abbiano avuto rapporti di lavoro e/o di connivenza con gli enti richiedenti e deve comprendere nel suo ufficio di controllo rappresentanti di movimenti e comitati cittadini dediti alla tutela del territorio.
2. Processo regionale di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale)
• Il Governo regionale deve adeguare gli indici delle emissioni di inquinanti a quanto previsto dalle indicazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e.
• Ogni volta che si attiva un processo di VIA, l'ente richiedente – in linea con quanto previsto da Agenda 21, Convenzione di Aarhus, e dalle leggi della Repubblica per facilitare l’accesso dei cittadini alle informazioni ed alle attività di tutela giudiziaria - deve finanziare una campagna informativa sul tipo di insediamento che intende realizzare, il livello occupazionale previsto, le concentrazioni di inquinanti che saranno emessi nell’aria ed i limiti di legge e quanto altro aiuti a meglio comprendere che cosa si intende realizzare. Questa campagna deve essere gestita dall’Agenzia preposta alla tutela dell’Ambiente e con costi posti totalmente a carico dell’Ente richiedente secondo norme applicative da definire.
• Ogni procedura di VIA deve essere inserita in un sito web in cui è possibile prendere visione dello stato della pratica con tutti i nomi dei referenti coinvolti nel suo sviluppo. Attraverso le stesso sito i cittadini possono esporre e/o denunciare violazioni, sospetti di inquinamento etc.
• Il processo di VIA deve fare riferimento a dati di inquinamento ambientali e climatici recenti ed a procedure collaudate
• Il processo di VIA deve essere condotto da due istituti di ricerca INDIPENDENTI che non siano finanziati, direttamente o indirettamente, dall’ente richiedente
• Il processo di VIA deve contenere le stime delle concentrazioni di inquinanti che saranno immessi nell’ambiente. Per evitare stime fasulle e al ribasso, le stime fornite dal VIA sono vincolanti.
• Il controllo deve essere affidato all’Agenzia regionale preposta e ad enti terzi.
• Tutte le attività di gestione e di controllo devono comprendere al loro interno rappresentanti di organizzazioni non governative.
• Tutti i costi riguardanti l’informazione, la procedura di VIA ed i controlli devono essere posti a carico dall’Ente proponente o già attivo sul territorio. In pratica l’ente proponente si confronta solo con l’Agenzia.
• L’unica sanzione prevista per lo sconfinamento dai limiti di emissione è il sequestro dell’impianto; il dissequestro potrà essere disposto solo dopo l’adeguamento alle prescrizioni imposte.
• I rappresentanti regionali presso il Parlamento devono farsi promotori di modifiche legislative e procedurali al fine di:
- consentire la più ampia facoltà possibile per i singoli cittadini e per le associazioni di costituirsi parte civile nei procedimenti penali per reati ambientali;
- Rendere più sollecito il procedimento penale in materia di reati ambientali e adeguarne i tempi di prescrizione al fine di promuovere come deterrente più efficace la certezza della pena.
- inasprire le pene e le sanzioni previste per reati e contravvenzioni, anche a carico della “manovalanza”.

• Sulla falsariga di quanto esposto per le attività inerenti l’estrazione e le lavorazioni degli idrocarburi devono essere promosse leggi dettagliate per il buon governo di:
- attività estrattive (cave);
- attività di smaltimento dei rifiuti urbani ed industriali;
- attività urbanistiche ed architettoniche (anche il brutto è una fonte di inquinamento);
- attività inerenti la produzione ed il trasporto dell’energia;

La auspicabile fine dell’invasione petrolifera dell’Abruzzo deve costituire per la nostra Regione un punto di partenza per progettare e perseguire uno sviluppo duraturo secondo criteri innovativi.
Quasi tutte le produzioni industriali possono essere delocalizzate in base a concetti di economia produttiva mentre la salute, la salvaguardia dell’ambiente e la qualità della vita, vera ricchezza del futuro, no.

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