Friday, January 30, 2009

Edison S.p.A. in Abruzzo

(Foto da internet)


NON SI ARRESTA LA DERIVA PETROLIFERA IN ABRUZZO


Nuova richiesta di Edison S.p.a. per la perforazione di quattro nuovi pozzi nel giacimento di Rospo Mare

Non bastano infatti ad arginarla né il “no” del Presidente Chiodi alla realizzazione della raffineria di Ortona né la risoluzione votata dal nuovo Consiglio Regionale che impegna il Presidente della Regione a presentare un nuovo disegno di legge che riproduca gli effetti della Legge n.14 del 15 ottobre 2008 (n.d.r.: quella che, impugnata dal Governo, vieta il rilascio di permesso a costruire per l’insediamento di industrie che svolgano attività di prospezione, ricerca, estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi fino al 31 dicembre 2009).

L’ultimo e pericoloso assalto al nostro territorio da parte delle compagnie petrolifere si è concretizzato nella richiesta di compatibilità ambientale avanzata proprio oggi (30 gennaio) dalla Edison S.p.a. al Ministero dell’Ambiente, in relazione ad un nuovo progetto di perforazione e messa in produzione di nuovi pozzi nel giacimento di Rospo Mare.

In particolare, la richiesta avanzata dalla Edison S.p.a. concerne:
- l’adeguamento dell’esistente piattaforma marina “Rospo Mare B” per consentire la perforazione di nuovi pozzi di sviluppo;
- la perforazione di tre nuovi pozzi direzionati nel giacimento di Rospo Mare a partire dall’esistente piattaforma “Rospo Mare B”;
- l’eventuale perforazione di un quarto pozzo;
- l’adeguamento degli impianti di produzione esistenti.

Si rammenta che negli impianti produttivi di Rospo Mare, nel tratto di mare compreso tra l’Abruzzo ed il Molise, avviene in piccolo ciò che avviene in qualsiasi raffineria: il petrolio greggio è sottoposto alla deidrosolforazione, con conseguente emissione di idrogeno solforato e di altri inquinanti in termini non controllabili, fortemente nocivi per l’uomo e per l’ambiente.

Entro il 2 marzo chiunque abbia interesse può presentare istanze, osservazioni e pareri al Ministero dell’Ambiente, cosa che auspichiamo avvenga da parte della Regione Abruzzo, presso i cui uffici è depositata una copia del progetto della Edison, e di tutti gli enti locali interessati.

COMITATO NATURA VERDE – Nino di Bucchianico
IMPRONTE – Enrico Gagliano
NUOVO SENSO CIVICO – Antonello Tiracchia

Wednesday, January 28, 2009

I am watching you

(Foto da internet)

Secondo quanto riportato dalla stampa entro 45 giorni dovremmo avere una legge regionale per mettere una volta per tutte, nero su bianco, che il centro oli di Ortona non si fa e non si fara'.

Siamo qui allegri che cantiamo vittoria ? Niente affatto, nessun dorma!

Nessuno osi pensare che tutto finisce qui. I piani di perforazione delle compagnie petrolifere in Abruzzo sono più vivi che mai. Uno degli ultimi attacchi riguarda Pineto e il suo mare perché per i petrolieri non c'e' nessuna differenza tra mare e terra, collina pianura o montagna, zona abitata o deserta, coltivazioni pregiate o terreni boschivi. Dove trovano l'olio nero scavano e fanno danno.

Onore e merito al sindaco di Pineto per la grande determinazione e caparbietà con cui si sta battendo per la difesa del suo territorio, sia dalle trivelle che dai termovalorizzatori (=inceneritori) di pneummatici usati.

Chiodi, I am watching you.

Da Primadanoi.it:

Centro oli, entro 45 giorni un piano per neutralizzare il rischio

L'AQUILA. Ieri il consiglio regionale ha approvato all'unanimità una risoluzione sul Centro oli di Ortona.

E' uno dei temi più scottanti da affrontare. E' stato tema dominante della campagna elettorale e degli scontri in aula nella passata legislatura.
Adesso tutti si aspettano che il centrodestra mantenga la sua parola e che si opponga alla costruzione del nuovo centro oli.
Ma all'orizzonte ci sono alcuni interrogativi e soprattutto la paura dei cittadini di non avere solide certezze.
Ma ieri si è comunque compiuto un primo passo importante. I consiglieri regionali Costantini, Di Stanislao, Milano, Palomba, Paolini e Sulpizio (Italia dei Valori) assieme ai Consiglieri Acerbo (Rifondazione Comunista) e Saia (Comunisti Italiani) hanno presentato una risoluzione sul tema..
Con la sua approvazione il presidente della Regione si è impegnato a presentare entro 45 giorni un disegno di legge - da concordare tra lo stesso Chiodi e il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto - per consentire al Consiglio di istruire ed approvare una legge «allo scopo di neutralizzare preventivamente gli effetti che potrebbero derivare dall'eventuale accoglimento de ricorso del presidente del Consiglio alla Corte costituzionale».
Nel documento si impegna il presidente Chiodi anche ad assumere entro 45 giorni gli atti per la costituzione e la difesa della Regione nel giudizio instaurato dal presidente del Consiglio dei ministri davanti alla Corte costituzionale.
Chiodi ha ribadito in aula il suo no al Centro oli.
28/01/2009 9.08

Tuesday, January 27, 2009

Palena vs. Ortona

(Foto da internet)

Due notizie a confronto, due modi di vivere la crisi. Chi investe e pensa al futuro, chi si piange addosso e chiede aiuto a non si sa chi o che cosa. Chi pensa ai petrolieri che se ne vanno, chi al solare che arriva.

Palena verso Ortona, due notizie a confronto da Il Messaggero del 27 Gennaio 2009.


PALENA - Fotovoltaico in arrivo a Palena: sono 5 i milioni di euro di investimenti privati previsti. Il contratto per la realizzazione dell’impianto per la realizzazione di energia alternativa è stato siglato tra il Comune di Palena e la Società Ei System di Chieti che realizzerà il moderno impianto da 1 megawatt. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Comune e l'Agenzia del Demanio di Pescara che ha reso disponibili le arer. L'accesso ai finanziamenti avverrà tramite una particolare formula di project financing studiata appositamente dall'Amministrazione, la quale beneficerà dei proventi derivanti dalla vendita dell'energia elettrica per un importo di circa 100 mila euro l'anno.
Soddisfatto il sindaco Domenico Parente: «L'amministrazione comunale- dice- continua a lavorare per rendere solido il bilancio comunale in un periodo in cui i trasferimenti sono in costante diminuzione. Le entrate extratributarie diventano così una risorsa irrinunciabile, visto che lo Stato non fornisce mai certezze, facendo rimettere sempre in discussione le iniziative dei comuni». Per avere presto il fotovoltaico Palena attende che si superi velocemente l'iter delle previste autorizzazioni, nonché la valutazione di impatto ambientale. (W.B.)


ORTONA - L'Osservatorio Socio Economico del Comune, istituito dall'amministrazione per fronteggiare la contingente crisi occupazionale del comprensorio ortonese, nella sua prima seduta ha redatto un documento con cui si chiede al presidente della Regione Gianni Chiodi, e all'assessore regionale al lavoro Paolo Gatti, di convocare un tavolo con tutte le parti sociali ed economiche interessate al problema della chiusura del distretto Eni di contrada Sant'Elena.
La multinazionale, in attuazione al nuovo piano di ristrutturazione aziendale, sta infatti smantellando il distretto ortonese con il conseguente trasferimento del personale nelle sedi di Viggiano e di Ravenna. «Nella prima riunione dell'Osservatorio si è analizzata la situazione lavorativa del comprensorio e non sono emersi segnali incoraggianti - spiega il presidente dell'organismo Tommaso Cieri - I timori sono rivolti soprattutto all'indotto Eni che occupa, dati alla mano, un migliaio di posti di lavoro. Ora l'Osservatorio ritiene che sia compito della Regione, che ha un margine d'azione più ampio rispetto a quello del Comune, avviare i contatti con le parti sociali ed economiche interessate alla problematica in oggetto che, ricordo, riguarda esclusivamente la soppressione del distretto Eni e la crisi occupazionale che colpirebbe l'indotto».
E aggiunge: «Crediamo che la Regione sia anche l'ente deputato ad intraprendere qualsiasi azione di richiesta di intervento o di sensibilizzazione nei confronti del Ministero dello Sviluppo così com'è gia accaduto in passato».
Ora il documento dovrà passare al vaglio del Consiglio comunale che dovrà far propria la decisione:una procedura questa dovuta al fatto l'Osservatorio è un organismo comunale. di DANIELA CESARII

Monday, January 26, 2009

Lobby all'italiana. Petrolieri inclusi.

(Foto: Senato della Repubblica Italiana, fonte: internet)

Vi faccio una domanda: esistono le lobby in Italia ? Ufficialmente non dovrebbero esistere visto che l'attivita' lobbistica non e' regolamentata da nessuna legge. Eppure...

Eppure basta essere un po' svegli e non lasciarsi addormentare dai telegiornali alla camomilla di Rai Uno, o al valium di Canale 5, per capire che sono sempre gli stessi che vanno avanti. Il ricambio non esiste nell'industria cosi' come non esiste in politica. Perché ? Perché i nomi sono sempre gli stessi ?

L'imprenditore vuole fare profitti, come e' giusto che sia, e su questo siamo tutti d'accordo. E la politica che vuole fare ? In teoria dovrebbe fare delle regole chiare e semplici in modo che l'industria e il cittadino possano convivere. In modo cheuno possa fare profitti e l'altro possa continuare con la sua vita senza sentirsi ogni giorno vittima dei potenti e degli avidi. Invece ?

In Italia invece gli imprenditori vogliono fare politica e troppo spesso i politici vogliono fare gli imprenditori, di se stessi. Ancora peggio, con l'arrivo di Silvio si e' diffusa l'idea che l'imprenditore e' il miglior politico che ci possa essere. Niente di più falso, sbagliato e pericoloso per il futuro di una nazione e infatti nelle nazioni serie ci sono leggi antitrust severissime mentre in Italia, come al solito, la legge antitrust e' una barzelletta.

E quando sei imprenditore ma proprio non ti va di fare il politico cosa fai ? Oppure se hai un grande gruppo e vuoi essere sicuro che mai e poi mai una legge ti penalizzi troppo ? Semplice, allora ti affidi alle PUBLIC RELATIONS (o PR in breve).

Come gia' detto in Italia le lobby non esistono e allora ci si affida alle PR con la solita tecnica del fumo negli occhi. Come quando si dice "ti faccio un centro oli vicino casa" invece di dire "ti faccio una raffienria vicino casa". Perche' ho scelto l'analogia del petrolio? C'entra, c'entra e come...

Quante volte abbiamo sentito di leggi che sembrano fatte a posta per i petrolieri ? Pensiamo al disegno di legge 1441 che giace fermo al senato. In Abruzzo le comunità locali si oppongono alle raffinerie e alle trivelle e guardacaso arriva una legge che scavalca la regione e gli enti locali dal processo decisionale. E o non e' un disegno di legge tagliato su misura per i petrolieri, Eni in prima fila ? Certo che si, non vi pare ? La 1441 e' il risultato palese e incontestabile del cortocircuito che c'e' tra politica e impresa all'italiana.

Emiliano Fittipaldi su L'Espresso ha scritto un interessante articolo sulle lobby all'italiana. Nel suo articolo passa in rassegna tutti i nomi dell'industria che contano in Italia.

Enel, Pirelli, Finmeccanica, Fiat, Confindustria, Coldiretti, Abi, Ania, Philip Morris, Autostrade, Lottomatica, Terna, Unicredit, Sky, Google, Tosinvest. Secondo Fittipaldi un po' tutti si affidano alle public relations romane.

Un posto speciale nell'articolo dell'Espresso lo merita l'Eni:
"Stefano Lucchini, dirigente dell'Eni, è considerato oggi il lobbista più potente del Paese. Collaboratore di Raul Gardini, ex di Enel e Banca Intesa, freddo e serafico, è coordinatore di una squadra di decine di persone che marca letteralmente a uomo senatori e ministri (leggenda vuole che i parlamentari girino in commissione i suoi desiderata senza neanche strappare l'intestazione dal fax). Soprattutto Sua Eminenza, come lo chiamano nel giro, ha creato una rete di amici e sodali in posti chiave di decine di aziende: è un cacciatore di teste che sistema persone e interessi. Vicino all'Opus Dei, alla comunità ebraica e al Vaticano, ha capito prima di tutti che il mestiere non si fa solo a Roma: i suoi emissari fanno pressing sia all'estero, Russia in primis, sia nei comuni e nelle regioni dove l'Eni fa affari miliardari. Perché la riforma Bassanini ha cambiato tutto: più che dagli onorevoli, appalti e concessioni vengono decisi da sindaci, assessori e oscuri funzionari che mettono mano ai piani locali di sviluppo. «Se vuoi costruire un rigassificatore o un impianto cerchi di partecipare al progetto, di capire di cosa ha bisogno l'amministratore: un asilo nido, una donazione all'università, la sponsorizzazione di un teatro», dice un lobbista del ramo costruzioni."

L'articolo e' molto istruttivo e consiglio di leggerlo per intero anche se e' un po' lungo. E' raggiungibile sul sito dell'Epresso cliccando qui o e' riportato qui sotto.

Ultima cosa, ci tengo a sottolineare il nome di Emiliano Fittipaldi. Questo e' giornalismo vero, peccato pero' che uno come lui non diventera' mai direttore di un Tg1 o simile.


Non per hobby ma per lobby
di Emiliano Fittipaldi
Incontri. Cene. Caffè. E poi dossier. Faccia a faccia riservati. Chi sono e come si muovono gli uomini che rappresentano e difendono il tornaconto delle aziende nei palazzi del potere

Martedì, mercoledì e giovedì c'è il pienone. Al bar Ciampini, al De Russie, alla Caffetteria o a piazza Sant'Eustachio trovare un tavolino libero è quasi impossibile. Per non parlare di Doney o dell'Excelsior a via Veneto. Occupano le sedie alla mattina presto e non le mollano fino a sera. Sono i giorni in cui a Roma l'attività delle commissioni parlamentari è frenetica, e gli appuntamenti con onorevoli, dirigenti e sottosegretari si affastellano. Quell'area calda che ha come epicentro Montecitorio, Palazzo Chigi e Palazzo Madama è il territorio di caccia dei lobbisti. Puoi incontrarne d'ogni razza: i ragazzi di Claudio Velardi e degli altri studi specializzati nelle pr istituzionali, gli emissari dell'Eni, della Pirelli e della Fiat, i mercanti d'armi di Finmeccanica, gli ambasciatori delle associazioni di categoria, i portatori d'interessi delle imprese di Milano e Torino. Pezzi grossi e pesci piccoli, tutti impegnati a tessere relazioni trasformando quel quadrante della capitale in una gigantesca ragnatela di contatti. All'insegna della riservatezza. «Ormai noi e i parlamentari abbiamo la fobia delle microspie e delle intercettazioni, bisbigliamo a bassa voce anche se quello che ci diciamo è perfettamente lecito», racconta Fabrizio Centofanti, braccio destro di Francesco Bellavista Caltagirone, uno degli astri nascenti della nuova generazione. Il lobbista, per il vulgo, resta poco più di un maneggione che chiede favori in cambio di piaceri. Tangentopoli ha dato il colpo di grazia all'immagine della categoria, bollandola nell'immaginario collettivo come una schiatta di postini di bustarelle: «Prima si mangia, poi si intrallazza», ripeteva al telefono uno dei grandi brasseur d'affari. Poi la lenta risalita, fino agli ultimi anni che hanno visto cambiare il rapporto tra potere e rappresentanti di interessi privati. Non esiste ancora la trasparenza stile Usa (gran parte delle fonti consultate da "L'espresso" ha chiesto il totale anonimato) e la legge per regolamentare la professione galleggia in Parlamento da trent'anni, ma oggi il lobbista chiede visibilità e sbandiera il suo orgoglio.


Strategie d'assalto
In Italia la categoria si divide in tre figure chiave: i dipendenti che lavorano in esclusiva per una grande azienda (col ruolo di direttore dei rapporti istituzionali e stipendio da centinaia di migliaia di euro), i consulenti che mettono in piedi una società specializzata e i battitori liberi, dove si annidano personaggi d'ogni genere. Negli ultimi giorni lo tsunami elettorale ha aumentato per tutti il carico di impegni. La schiacciante vittoria di Berlusconi e Bossi, la fine del potere veltroniano nella capitale, l'arrivo di parlamentari sconosciuti: i maestri della persuasione si giocano nelle prossime settimane rapporti personali e istituzionali che segneranno, nei prossimi cinque anni, il loro destino e quello degli studi in cui lavorano. I potenti del breve regno di Prodi contano ormai come il due di picche, gli interfaccia della sinistra radicale sono stati cancellati (con gran sollievo delle lobby di costruttori e imprese energetiche), e lo spoil system manderà in soffitta anche seconde e terze file, con direttori e manager nuovi di zecca che occuperanno poltrone-chiave di ministeri, commissioni e aziende pubbliche.

Il lobbista agisce da diplomatico. E gioca soprattutto in difesa. Fabio Bistoncini, capo di Fb Comunicazione e delle relazioni istituzionali dell'associazione Ferpi, spiega la sua giornata tipo. «I clienti (noi ne abbiamo una ventina, italiani e stranieri) vengono per difendersi da disegni di legge che potrebbero danneggiarli, o per ottenere benefici per la loro azienda. Noi cerchiamo di capire chi sono i soggetti che detengono il potere reale, li contattiamo e li incontriamo. Forniamo loro dati e informazioni per dargli un quadro completo. Mai vista una tangente». A fare la differenza sono le informazioni. Gli emissari hanno un database con il curriculum, vita morte e miracoli di chi conta nei Palazzi. I più bravi conoscono persino gli hobby e le passioni: per persuadere c'è bisogno di dettagli, bisogna simpatizzare e costruire un rapporto che 15 maggio 2008 89 duri nel tempo. Il"decisore", se appoggia un'istanza con un disegno di legge, un emendamento o una interrogazione parlamentare, ha vantaggi indiretti: un credito verso l'azienda o l'associazione, un legame che, in primis, potrebbe portare voti. «Soprattutto», chiosa Bistoncini, «diventa il campione di un tema: i politici, a parte i leader, per essere visibili hanno bisogno di specializzarsi, e i lobbisti possono essere alleati eccezionali ». Pierluigi Bersani con il suo consigliere Umberto Minopoli ha fatto proprie, ad esempio, le ragioni della strana alleanza tra coop e industria farmaceutica. Che gli hanno suggerito, ben prima che diventasse ministro, come liberalizzare la vendita di medicinali fuori le farmacie fosse un tema politicamente popolare: la battaglia difensiva degli emissari di Federfarma è stata vana. Bersani è diventato l'eroe delle lenzuolate (poi fatte a pezzi da altre lobby), coop e imprese hanno incassato il loro tornaconto. Tutti gli ordini professionali, giornalisti compresi, hanno "rappresentanti" che tentano di influenzare i potenti di turno. Per non parlare delle associazioni di categoria: Confindustria, Confcommercio, Coldiretti, Cia, associazioni dei consumatori. Ognuno ha i suoi mezzi: gli avvocati eleggono direttamente i loro rappresentanti in Parlamento, i notai sfruttano il loro prestigio e, dicono i maligni, gli appartamenti di lusso che la Cassa nazionale del Notariato affitta nel centro di Roma. «In realtà», dice il presidente dell'Istituto, «ci vivono solo l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano e il neo titolare della Farnesina Franco Frattini. E pagano circa 2 mila euro al mese». Le strategie sono molte: banche e assicurazioni pensano che l'unione faccia forza, e hanno da poco federato le due associazioni che le rappresentano (Abi e Ania) per pesare ancora di più. In Italia un film-cult del settore come"Thank You for Smoking", che racconta le gesta dei "mercanti di morte", sarebbe difficile da girare. Se Federmeccanica è riuscita a piazzare gli elicotteri Agusta al presidente americano con un'operazione che molti non esitano a definire «eccezionale », le lobby del tabacco sono in declino verticale: la Philip Morris e la British American Tobacco, che in Italia ha come emissario l'ex assistente di Marcello Dell'Utri Riccardo Pugnalin, nonostante amicizie importanti (intercettazioni giudiziarie hanno raccontato i rapporti strettissimi tra il direttore dei Monopoli Giorgio Tino e alti dirigenti d'azienda) non sono riusciti a fermare l'onda salutista partita con l'ex ministro Sirchia.

Macchina da guerra Claudio Velardi, a detta persino dei nemici, è una macchina da guerra. Ex braccio destro di D'Alema, lobbista della prima ora con la sua società Reti, si è inventato un'agenzia che fattura ogni anno, solo nel campo del public affair, circa 6 milioni. «Io non so fare niente, ho solo grandi idee», ripete in continuazione ai suoi collaboratori nella sede di Palazzo Grazioli. Umiltà che non si addice all'allure di quelli che sono (o sono stati) i suoi clienti di punta: da Autostrade, che ha bussato alla sua porta durante il pasticcio Abertis senza troppa fortuna, a Enel, da Lottomatica a Google, da Terna a Unicredit, passando per Fastweb (ma i rapporti si sono bruscamente interrotti), fino a Sky e Tosinvest, la finanziaria della famiglia Angelucci a cui proprio Velardi cedette le quote di maggioranza del "Riformista". Parte del gotha dell'industria nazionale chiede i suoi servigi, ma anche l'ordine degli architetti ha aperto il portafoglio per ottenere intermediazione con i politici per leggi considerate ostili. Velardi da qualche settimana ha lasciato ufficialmente ogni carica: è a Napoli per sostenere l'amico Bassolino, diventando l'assessore al Turismo. La sua creatura, capitanata daAntonio Napoli e Massimo Micucci, continua a macinare successi, tanto che l'ex numero uno di Autostrade, Vito Gamberale, sembra in trattative per entrare nella squadra. L'ufficio-lobby è formato da un gruppetto di meno di dieci persone. Giovani con stipendi che superano di poco i 1.500 euro al mese. «Si lavora come pazzi, anche 12 ore al giorno: ma mettere Reti nel curriculum apre molte porte », racconta una fonte che conosce bene la società. I pacchetti all inclusive prevedono l'identikit dei politici da agganciare, incontri one-to-one, il monitoraggio continuo dei resoconti parlamentari e degli emendamenti che interessano il cliente. Il pressing sui big della politica è fondamentale, e la rete di networking di Velardi, uno che più trasversale non si può, è uno strumento fenomenale. Senza dimenticare segretarie, vice capo di gabinetto, dirigenti e portaborse: sulla terrazza dell'ufficio vengono organizzate feste apposta per loro. Strategie simili anche da Fb Communications, Sec, Nomos, Barabino& Partners, Cattaneo Zanetto&Co, gli anglosassoni di Weber Shandwick e Burson-Marsteller: tutti studi specializzati che fanno affari a sei zeri. Non solo con le multinazionali, ma anche con le associazioni e le medie imprese.

Incontri a parte, per creare consenso si organizzano convegni a porte chiuse (dove eventualmente far incontrare il ministro di turno con il cliente- questuante). Non è un caso che la presentazione del libro di Chicco Testa "Tornare al nucleare?" sia stata organizzata da Reti, che ha tra i suoi clienti aziende pronte a investire miliardi nel business dell'atomo. Un contratto annuale costa a una grossa azienda circa 150 mila euro. E non è detto che il lobbista garantisca l'obiettivo. Il caso della Telecom di Marco Tronchetti Provera è paradigmatico. Il lobbista"ufficiale" era, durante l'affaire Rovati e lo scontro titanico con Romano Prodi, Riccardo Perissich. Professionista consumato e (troppo) sicuro di sé. Secondo i critici avrebbe gestito male la partita: ottimi rapporti con chi contava poco (Fassino); pessimi con chi contava davvero (D'Alema e i prodiani). «Bisogna sempre prevedere le crisi: Prodi in campagna elettorale ha attaccato senza sosta i monopoli, il rapporto con Tronchetti è sempre stato difficile: bisognava attrezzarsi meglio alla inevitabile guerra», dice chi ha lavorato al dossier. Anche il ritorno di Margherita Fancello, ambasciatrice dell'azienda fino al 2000, richiamata in servizio come super-consulente dall'ex capo della sicurezza Giuliano Tavaroli, è servito a poco: la trama costruita fino al 2005 dalla "rammendatrice", come s'è autodefinita l'amica di Francesco Cossiga e Paolo Cirino Pomicino, non ha evitato la sconfitta. Reti viene contattata quando Prodi s'impunta contro la ventilata cessione dell'azienda all'impero di Murdoch: Tronchetti sperava che Velardi e il socio Livia Aymonino (moglie di SilvioSircana, portavoce del premier e titolare della Sircana & partners) potessero sbrogliare la matassa grazie alle loro entrature. Troppo tardi: mission impossible. Ma quello che terrorizza quotidianamente i lobbisti sono i "buchi" che rischiano di prendere seguendo i dossier. In Italia un disegno di legge può cambiare ogni due giorni, mettendo in pericolo il sistema nervoso di chi difende interessi particolari. «Se passa un emendamento contrario e te ne accorgi troppo tardi, il cliente ti leva la pelle. Sotto Finanziaria è un delirio, uno stress pazzesco », spiega una ragazza in carriera.

I battitori liberi
I punti di riferimento dei lobbisti sono Gianni Letta, eterno factotum di Berlusconi, Massimo Romano, ex Enel ed Ilva, e l'ex piduista Luigi Bisignani, gran maestro delle relazioni pubbliche il cui zampino è finito in operazioni come Wind e l'arrivo di Scaroni all'Eni. Miti viventi, ormai più influenti di qualsiasi parlamentare. «Ma la maggior parte dei lobbisti con cui parliamo», racconta un deputato che ha lavorato in commissioni Attività produttive, «sono anime in pena che difficilmente ottengono qualcosa. Alcuni millantano persino un mandato che si rivela fasullo, in modo da potersi rivendere agganci a una o più aziende. I piccoli imprenditori vengono a volte letteralmente truffati: oggi i parlamentari possono al massimo piazzare un'inutile interrogazione di routine». Ma le eccezioni ci sono.Stefano Lucchini, dirigente dell'Eni, è considerato oggi il lobbista più potente del Paese. Collaboratore di Raul Gardini, ex di Enel e Banca Intesa, freddo e serafico, è coordinatore di una squadra di decine di persone che marca letteralmente a uomo senatori e ministri (leggenda vuole che i parlamentari girino in commissione i suoi desiderata senza neanche strappare l'intestazione dal fax). Soprattutto Sua Eminenza, come lo chiamano nel giro, ha creato una rete di amici e sodali in posti chiave di decine di aziende: è un cacciatore di teste che sistema persone e interessi. Vicino all'Opus Dei, alla comunità ebraica e al Vaticano, ha capito prima di tutti che il mestiere non si fa solo a Roma: i suoi emissari fanno pressing sia all'estero, Russia in primis, sia nei comuni e nelle regioni dove l'Eni fa affari miliardari. Perché la riforma Bassanini ha cambiato tutto: più che dagli onorevoli, appalti e concessioni vengono decisi da sindaci, assessori e oscuri funzionari che mettono mano ai piani locali di sviluppo. «Se vuoi costruire un rigassificatore o un impianto cerchi di partecipare al progetto, di capire di cosa ha bisogno l'amministratore: un asilo nido, una donazione all'università, la sponsorizzazione di un teatro», dice un lobbista del ramo costruzioni. I giornali locali, più di quelli nazionali, servono a creare consenso. Gianluca Comin, direttore della comunicazione Enel, ex "Gazzettino" ed ex portavoce del sindaco di Venezia Paolo Costa, si gioca tutto sull'amicizia di direttori e caporedattori, ed è un altro operatore di prima grandezza. Anche la finanza ha i suoi campioni. Il brillante Marco Simeon (30 anni) ha ricollocato Cesare Geronzi dentro il Vaticano grazie ai legami con il cardinale Bertone (ha ottenuto per il suo capo una serie di udienze private dal Papa, e, come ha raccontato Report, è riuscito ad incassare dai Toti oltre un milione di euro come consulente per un'affare immobiliare), mentre gli interessi del presidente di Mediobanca vengono curati direttamente da un lobbista doc come Luigi Vianello, appassionato di Internet e fonte di Dagospia. In grande ascesa ci sono l'ex carabiniere Daniele Cavaglià, fumatore incallito e panzer degli Angelucci, e Luca Mantovani, raffinato bongustaio ed ex portavoce di Beppe Pisanu al Viminale, che si è regalato una società tutta sua: ora potrebbe far pesare l'amicizia con uno stretto collaboratore di Berlusconi come Valentino Valentini. La Telecom e Bernabé punteranno per il rilancio dell'azienda su Carlo Fornaro, vicino agli ambienti bancari italiani e della City, mentre alla Fiat è caccia aperta al sostituto di Ernesto Auci. A Torino rimpiangono ancora l'addio di un maestro come Maurizio Beretta, e per la Jdf, società a cui la dirigenza ha commissionato la short list di pretendenti, non sarà facile trovare l'uomo giusto. «Ma con Marchionne», spiegano dal Lingotto, «da anni puntiamo meno sul Palazzo e rottamazioni e più sul prodotto e sul marketing». In realtà gli uomini Fiat si sono spostati a Bruxelles, per «indirizzare» la commissione ambiente e quella industria verso misure che non mettano limiti eccessivi. Alle emissioni e, di conseguenza, alle vendite. Anche quella del lobbista è diventata una professione globalizzata, ma le strade della persuasione portano, sempre e comunque, a Roma.
(09 maggio 2008)

Friday, January 23, 2009

L'Eni e la Basilicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno



Continua l'impressionante serie di articoli collegati alla petrolizzazione dell'Italia.

L'Eni e la Val d'Agri sono finiti a Novembre sul Financial Times (traduzione qui) e ieri sullla Gazzetta del Mezzogiorno. La petrolizzazione dell'Abruzzo e' finita su RaiUno a Gennaio. I danni provocati dalla raffineria Saras vicino Cagliari sono invece documentati nel video di Massimigliano Mazzotta descritto qui e appena rilasciato.

Quando e' che la politica si decidera' a fermare i petrolieri ? Quanta devastazione serve ancora?

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno:

Uva e frutta maleodorante, in fuga dai terreni «anneriti»

POTENZA - Protestarono fin dai primi vagiti dell’attività petrolifera in Val d’Agri. Una volta a Viggiano c’erano le vigne che producevano uva e vino di qualità, come i vicini frutteti e c’erano le «mele della Val d’Agri». Da quando si è cominciato a pompare oro nero dalle viscere della zona ci sono chicchi d’uva oleosi e maleodoranti e mele annerite. Gli agricoltori speravano, quanto meno, di dover abbandonare i propri terreni e di «riciclarsi » come tecnici e addetti alle estrazioni. Ma - come abbiamo riferito nell’edizione di ieri - l’impatto occupazionale legato al petrolio è «impalpabile» e così coltivatori e allevatori si ritrovano, nella migliore delle ipotesi, a fare i conti con frutta al... greggio.

Di fronte a questa situazione che si aggrava con il passare degli anni, un comitato chiede che si destini un quota delle royalty del petrolio all’indennizzo, a prezzi correnti e non degli anni Ottanta, degli oltre 200 ettari agricoli abbandonati. Duecento ettari di aziende agricole, a coltura intensiva, per lo più a conduzione familiare che rappresentavano una sorta di esempio di qualità dei prodotti ortofrutticoli della valle. Oggi in contrada «Le Vigne» di Viggiano, dove è in funzione il Centro olii Agip, è rimasto solo il nome «Le Vigne». Da qui la «battaglia» che il Csail (Comitato per lo Sviluppo delle Aree Interne Lucane) che intende rilanciare perché gli agricoltori di Viggiano siano «almeno indennizzati». La storia risale agli anni a cavallo tra gli Ottanta e Novanta. I responsabili del Centro Oli Agip di Viggiano e i dirigenti dell’Eni hanno da sempre «assicurato» gli agricoltori che le attività del Centro non avrebbe provocato alcun danno di inquinamento.

Ma dopo il primo raccolto di chicchi d’uva oleosi e maleodoranti, e di mele annerite, gli agricoltori hanno dovuto abbandonare la coltivazione. «Non si contano più – evidenzia il presidente del Csail Filippo Massaro – gli incontri e i conseguenti solenni impegni assunti da funzionari-dirigenti di Agip-Eni e dagli amministratori regionali. Solo chiacchiere. Non sono seguiti i “fatti”: nessun titolare di azienda e di terreni ha mai ricevuto un soldo, mentre sempre nell’area industriale di Viggiano più di qualche produttore è costretto per “campare” a chiudere un occhio rispetto ad una situazione di impatto ambientale derivante dal Centro Oli che è evidente ad occhio nudo e a “naso”».
È evidente - ribadisce il Csail - che i sistemi di monitoraggio ambientale, le centraline installate dalla Provincia, gli studi dell’Arpab e quelli di fonte diretta dell’Eni non sono efficienti e né sufficienti a garantire il rispetto dell’impatto ambientale. Tra l’altro, sempre secondo quanto denuncia il Csail, in alcuni casi «le centraline sono state installate volutamente al posto sbagliato».

Il comitato intende rivendicare una soluzione immediata al problema evidenziato: si destini una quota delle royalty del petrolio all’inde - nizzo dei terreni abbandonati. «L’agricoltura della valle – dice il responsabile del Csail – non può continuare ad essere penalizzata da u n’attività che assorbe poche decine di posti di lavoro (peraltro non tutti locali) a fronte di centinaia di aziende. Lo spopolamento dei centri della valle è anche per questa causa e purtroppo non si arresta coinvolgendo in particolare l’abbandono dell’agricoltura. [ma.bra.]

Wednesday, January 21, 2009

La raffineria Saras di Sarroch (Sardegna)


(Video di Massimigliano Mazzotta sulla raffineria Saras in Sardegna)


Il video riportato sopra e' una straordinaria testimonianza di cosa succede alla gente e al territorio dopo che una raffineria inizia a sputare i suoi veleni. La zona di Sarroch in Sardegna ospita la raffineria dei Moratti. (Avete presente l'Inter e i soldi spesi per i vari giocatori ?)

Sul sito della azienda Saras si legge: "La nostra storia inizia con il sogno di Angelo Moratti, il fondatore della Saras SpA, un uomo dotato di una straordinaria carica di intraprendenza. Nel 1962, Angelo Moratti progetta di valorizzare l’eccezionale posizione strategica della Sardegna, e sceglie Sarroch, 20 chilometri a sud-ovest di Cagliari, quale sito per la costruzione di quella che diventerà la più importante raffineria del Mediterraneo."

Sul sito della Saras ci tengono a precisare che sono a 2 passi dai centri abitati, dalle rinomate località turistiche e vicino ai campi da golf: "Il sito dista circa 20 Km da Cagliari... È facilmente raggiungibile anche dal vicino Aeroporto di Cagliari-Elmas distante circa 30 Km. Alla medesima distanza si trova la Zona Industriale di Macchiareddu. Dalla raffineria Saras è possibile raggiungere rapidamente le località balneari di Pula e Chia, le zone archeologiche di Sarroch e Nora ed i rinomati campi da golf di Is Molas".

La raffineria si Sarroch raffina 15 milioni di tonnellate all'anno di greggio, pari a 300.000 barili al giorno o al 15% circa della raffinazione fatta in Italia (Fonte: Saras.it). Secondo i dati del 2007, la raffineria di Sarroch lavora petrolio che proviene al 55% dalla Libia, dal Mare del Nord (18%), dalla ex URSS (15%) e dal Medio Oriente (11%). Inoltre "Saras è in grado di raffinare grezzi di varia natura, inclusi quelli di più bassa qualità (ad esempio i grezzi pesanti) e quelli atipici per specifiche proprietà (paraffinici, acidi, ecc.), estraendone prodotti di elevata qualità (quali i carburanti a basso impatto ambientale e con un margine di raffinazione superiore alla media del mercato" (Fonte: Saras.it).

Il sogno di un uomo si e' trasformato nella disfatta di un territorio e dei suoi abitanti. Erano gli anni '60 quando quel progetto venne concepito e tante cose allora non si sapevano. Oggi siamo nel 2009 e tutti questi disastri delle raffinerie sono stati ampiamente documentati. La scienza si e' pronunciata ampiamente e univocamente sui danni della petrolizzazione sia sull'ambiente che sulle persone.

Che senso ha voler trasformare, oggi, l'Abruzzo in una regione petrolifera ? Il petrolio e' poco e di scarsa qualità. L'Abruzzo e' una terra ricca di prodotti tipici e vive per lo più di agricoltura di qualità, l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno e' l'estrazione del petrolio e di tutte le sue innumerevoli conseguenze. Fermiamo l'Eni e la petrolizzazione dell'Abruzzo.

Il sito ufficiale del film di Massimiliano Mazzotta e' raggiungibile cliccando qui. Il video e' stato ripreso anche da Repubblica.it e commentato da Derrick de Kerckhove su L'Espresso del 20 Gennaio 2009 (Fonte: qui).



Non solo cyber
di Derrick de Kerckhove
Un film di Massimiliano Mazzotta, totalmente autoprodotto, dal titolo "Oil", racconta la difficile esistenza degli abitanti di Sarroch, sulla costa sarda, che convivono da anni con una raffineria

Uno dei temi forti del nuovo Presidente americano Barack Obama riguarda l'ambiente e la limitazione delle trivellazioni per il petrolio e il gas lungo le coste statunitensi. Anche in Italia si è formato negli ultimi mesi un network per sensibilizzare i cittadini italiani sulla problematica del petrolchimico e dei suoi effetti sull'ambiente e la salute, coinvolgendo scienziati, intellettuali, registi documentaristi, fotografi e diverse istituzioni. Scopo principale è quello di portare avanti in Italia temi riguardanti l'ambiente, l'energia e il suo uso consapevole, servendosi anche del social network Facebook. Mai come in questo momento in Italia il tema del petrolio si fa predominante, pur se spesso citato negli episodi di lobby - come nel caso della Basilicata. Il network 'Oilfilm Sarroch' vuole tentare di dare voce a chi si interfaccia quotidianamente con queste questioni, come gli abitanti di Sarroch nella costa sarda, che convivono da anni con una raffineria (un problema simile si vive a Gela, Sicilia).

Da questo network è nato un film, diretto da Massimiliano Mazzotta, totalmente autoprodotto e autogestito, che ha debuttato a Milano all'Accademia di Brera. Alla prima sono stati invitati anche i cittadini sardi che si sono incontrati con i sostenitori dell'iniziativa, dalle istituzioni ai membri del network. Un chiaro esempio del potere della Rete come mezzo democratico, che offre la possibilità a realtà sociali e cittadine, spesso sottovalutate dai media e dalla politica, di aggregarsi con altri soggetti attivi. Educando la cittadinanza attraverso progetti simili si può sperare che in un futuro non troppo remoto anche i nostri politici, dal premier ai sindaci, includano nelle loro agende questioni che riguardano più direttamente la cittadinanza e la vita quotidiana delle persone, spesso costretta a misurarsi con problematiche come malattie generative causate da scelte altrui. Maggiori informazioni sul film 'OIL' su: www.oilfilm.it

Il modello Gissi

(Centrale Turbogas di Gissi vicino ad altre abitazioni ad uso residenziale)

Gissi e' uno splendido paesino dell'entroterra Abruzzese arroccato su un monte a circa 500 metri sul livello del mare. Siamo a pochi chilometri da Vasto e il paese nel censimento datato 2001 contava 3088 abitanti (Fonte: Wikipedia).

Un piccolo paese, eppure a Gissi non manca proprio nulla. Altre realta' Abruzzesi piu' grandi sono sicuro che avranno qualcosa da invidiare a vedere le varie strutture messe a disposizione dei cittadini.

A Gissi c'e' la scuola elementare, media e superiore. L'asilo nido e' pronto per aprire in una struttura bella capiente, poco lontano dalla zona industriale. La sanita' anche non manca.
L'ospedale e' un po decadente a vedersi da fuori e soprattutto sembra sovradimensionato per ospitare l'unico reparto di geriatria e il pronto soccorso.

A Gissi non manca neanche un poliambulatorio che fa storia tutta a se. Originariamente per il poli ambulatorio e' stato costruito un edificio nuovo e dedicato, poi chissa' perche' dopo due anni e' stato accorpato all'ospedale, che evidentemente aveva spazio. Le fogne dell'ospedale pero' non e' che le hanno fatte troppo bene visto che hanno ceduto e le stanno risistemando.
Intanto l'ex edificio del poliambulatorio, ancora nuovo a vedersi da fuori, e' stato dato alla protezione civile.

Il capitolo sanita' non si esaurisci qui a Gissi; evidentemente qualcuno ci tiene davvero alla salute e vuole stare bene a lungo. A Gissi stavano costruendo un altro edificio per la scuola infemrieri proprio vicino all'ospedale. La scuola pero' non ha mai aperto perche' prima che finissero i lavori eliminarono le scuole per infermieri. I lavori andarono avanti comunque ma l'edificio giace li' chiuso e abbandonato a se stesso.

A Gissi non mancano le poste e il mattatoio, il centro polisportivo con campi di tennis e calcetto, la piscina e il campo di calcio.

Come tutti gli abruzzesi sanno, Gissi e' anche la citta' di natale di Remo Gaspari, "politico e avvocato italiano, nove volte deputato e sedici Ministro della Repubblica" (Fonte: Wikipedia.org), classe 1921. Remo nonostante l'eta avanzata continua ancora a fare la sua parte. Il traffico politico e' ancora considervole sulle viuzze di Gissi e anche i giovani di Confindustria del Chietino gli hanno fatto visita quest'estate. La foto ricordo di gruppo si trova cliccando qui, anche i nomi dei bravi imprenditori sono listati a fondo pagina.

A Gissi non manca neanche l'industria pesante per dare lavoro ai Gissani. Lo sviluppo c'e' stato anche qui. Prima con una fabbrica chimica e poi con una centrale turbogas. Nella zona industriale ci sono anche la Golden Lady e altri insediamenti.

L'unica attivita' industriale fuori dalla zona industriale e' proprio la centrale turbogas che e' arrivata per ultimo e che e' stata costruita vicino ad altre case (Foto sopra) invece che insieme alle altre industrie. Forse che non era compatibile con qualche altra industria ? Mistero di cui non conosciamo risposta.

Un altro gioiello di Gissi di cui si parla poco e' la fabbrica chimica Cray Valley. La Cray e' attualmente di proprieta' della Total e fu rilevata dalla Ferri Chimica nel 1994. Secondo il catalogo del 2007 la "Total produce e vende resine per adesivi, inchiostri, resine, rivestimenti e materiali strutturali attraverso le 3 subsidiare Cray Valley, Sartomer e Cook Composites & Polimers" (Fonte: Total website) .

La centrale turbogas invece e' vicino ad altre abitazioni private e serve appunto per generare energia elettrica. La centrale avra' sicuramente portato molto lavoro nella vallata, sicuramente avra' contribuito ad abbassare il prezzo della bolletta dei cittadini abruzzesi. Il fatto che sia di proprita' di AbruzzoEnergia ma che faccia capo alle ex municipalizzate di Brescia e Milano e un dettaglio. Dalla foto sopra non si vede, ma la centrale e' praticamente costruita attaccata, se non dentro, il greto del fiume perennemente in secca. Speriamo che rimanga in secca per sempre.

Eppure non capisco, a Gissi ci sono le strutture pubbliche e ci sono le industrie moderne citate come esempio di sviluppo per la regione Abruzzo. Ma da Gissi da i Gissani se ne vanno e arrivano immigrati e emigrati. Come e' possibile ? Che non sia oro tutto quello che luccica ? Mistero.

Tuesday, January 20, 2009

Destini a confronto


Elezioni 2008: destini a confronto, Italia vs. USA.

Saturday, January 17, 2009

L'Eni e la Basilicata sul Financial Times

(Foto: Centro Oli -raffineria- di Viggiano, Basilicata)


L'articolo in lingua inglese scritto da Guy Dinmore e' stato pubblicato online il 17 Novembre 2008 ed e' raggiungibile sul sito originale del Financial Times cliccando qui. La traduzione in italiano, riportata di seguito, viene dal sito di OLA.it.


Italian dash for oil sounds rural alarm
By Guy Dinmore

Aridi deserti nascondono il patrimonio petrolifero del Medio Oriente, distese ghiacciate coprono quello della Russia. Sfortunatamente per gli abitanti della Basilicata, il giacimento petrolifero sulla terraferma più grande d'Europa giace sotto foreste, terreni agricoli e antiche comunità.

Lupi, cervi e a volte orsi vagano tra le montagne diventate parco nazionale, dove il rumore degli impianti petroliferi sale tra le cime degli alberi in stridente contrasto.

Canali scavati tra querce e faggi portano gli oleodotti fino al complesso di Viggiano, dove i gas vengono separati e il greggio trasportato per altri 130 Km fino a una raffineria. L'odore di zolfo si fa strada fino ai paesi di origine medievale sulle colline, dove le finestre con le serrande abbassate e i muri fatiscenti sono la testimonianza di una popolazione in fuga. Non sorprende che gli ambientalisti e i residenti siano preoccupati per il progetto delle compagnie petrolifere -Eni, Total, Shell e Esso- di raddoppiare la produzione ricavata da un'area altamente redditizia e di arrivare a coprire il 10% del fabbisogno totale italiano nel giro di qualche anno.

Gli attivisti si sono duramente battuti per 15 anni per far istituire un parco nazionale nella zona della Val d'Agri. La legge è finalmente entrata in vigore lo scorso marzo, vietando così l'estrazione mineraria. Nel frattempo Eni, il gigante dell'energia in parte di proprietà dello Stato, ha già costruito una mezza dozzina di teste di pozzo all'interno del parco e in numero maggiore al di fuori.

Le preoccupazioni sono aumentate questo mese quando Stefania Prestigiacomo, Ministro dell'ambiente ed industriale, ha scartato la scelta del guardiano del parco fatta dall'amministrazione regionale e ha nominato un commissario di sua scelta.

Il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi sta inoltre preparando una legge che toglierebbe alle regioni come la Basilicata il diritto di veto sui progetti per la costruzione di infrastrutture. L'obiettivo è quello di porre rimedio alla reputazione italiana da "non nel mio giardino" nei confronti degli investitori stranieri.

"Non possiamo rimanere bloccati per anni, aspettando un'approvazione che potrebbe non arrivare," dice Claudio Descalzi, presidente di Assomineraria, un'associazione di compagnie petrolifere e minerarie. L'industria vuole che la trafila per ottenere le autorizzazioni sia chiara e breve, continua Descalzi, che è anche Direttore Generale della Divisione Esplorazione e Produzione di Eni.

Il vento ha cominciato a girare dalla parte dei grandi progetti industriali quando (il partito dei) i Verdi, i cui membri erano delle figure chiave all'interno del precedente governo di centro-sinistra e che erano accusati di bloccare la maggior parte dei progetti, sono stati sconfitti alle elezioni dello scorso aprile.

I politici locali sono per la maggior parte favorevoli ai progetti di espansione. Chi è contrario afferma invece che la loro coscienza è stata zittita da consistenti percentuali sugli utili elargite da Eni. Se da una parte costituisce un introito per le regioni povere, dall'altra il denaro dà luogo al "clientelismo" [in italiano nel testo, N.d.T.] - raccomandazioni di politici - e non è sempre ben speso.

Nonostante le promesse di posti di lavoro e di investimenti, il paese di Grumento Nova ha perso un quarto dei suoi abitanti. La gente del posto indica come causa della migrazione l'inquinamento prodotto dal vicino complesso di Viggiano e la mancanza di lavoro.

Pino Enrico Laveglia, il medico locale, sta facendo causa a Eni per quello che ritiene essere un significativo aumento del numero di infezioni alle vie respiratorie e di tumori causati dall'inquinamento. "L'arrivo di questi signori ha portato a un disastro ambientale", dice. "Una volta qui non c'era la nebbia. Adesso c'è della polvere azzurrognola e non viene dalle fate dei boschi."

Ma non ha speranze di vincere la causa e dice che la gente è troppo remissiva e divisa da vecchie diatribe per protestare.

Le persone del posto tendono a raccontare la stessa storia – i giovani se ne vanno in cerca di lavoro, sindaci corrotti sprecano le percentuali sugli utili e l'inquinamento corrode i pilastri dell'agricoltura e del turismo. Le grandi aspettative create quando la produzione di petrolio è cominciata in maniera significativa circa 10 anni fa non sono state soddisfatte. Pochi ripongono fiducia nel sistema di monitoraggio dell'inquinamento. Sorridendo cupamente dicono che la Basilicata si è "sacrificata" per il resto d'Italia ma che i loro connazionali non lo sanno.

Una gallina dalle uova d'oro per le compagnie petrolifere e i governi, l'incremento dell'attività di estrazione sembra inevitabile.

I costi delle attività di Eni ammontano a meno di 2,3 euro al barile, e a circa 6,3 euro compreso l'aumento della produzione. Le royalties pagate alla regione sono stimate al 7% dei prezzi di mercato di cui il 15% va alle amministrazioni locali. Eni afferma che alla fine del 2007 ha speso 368 milioni di euro, con una produzione lorda del valore di 5,2 miliardi di euro circa.

Eni, insieme a Shell Italia, produce circa 75.000 barili al giorno in Basilicata. La produzione è destinata ad aumentare fino a 104.000 barili al giorno nel 2010. In un secondo momento, in attesa dell'approvazione ufficiale, ci potrebbe essere un ulteriore aumento di 30.000 barili al giorno.

Eni fa sapere che tutti i nuovi pozzi saranno situati al di fuori dei confini del parco nazionale e che il livello di inquinamento è al di sotto (non supera) dei limiti imposti dall'Unione Europea. Le teste di pozzo saranno collocate nel sottosuolo, una volta completate le trivellazioni esploratorie.

Total, Shell e Esso hanno anche il permesso di trivellare e di costruire un polo di estrazione, con la possibilità di raggiungere una produzione di 50.000 barili al giorno nel 2011.

In Italia il consumo di petrolio sta lentamente diminuendo ed è sceso fino a raggiungere 1.750.000 barili al giorno nel 2007. Gli studiosi affermano che facendo nascere false speranze e non illustrando le conseguenze, gli affari e i politici hanno creato tra la gente un clima di diffidenza nei confronti delle autorità che durerà per lungo tempo. Il conseguente senso di rimpianto e di sfiducia è difficile da dissipare mediante il dialogo.

Ad esempio, gli epidemiologi sostengono che i casi di cancro non possono essere sorti in soli 10 anni a causa dell'industria petrolifera. I sociologi affermano che buona parte del sud Italia vive il fenomeno dell'emigrazione.

Giovanni Figliuolo, docente dell'università della Basilicata, ha rivelato che un'accurata ricerca sulla biodiversità condotta sulle attività di Eni ha concluso che l'impatto sulle zone circostanti è stato minimo e che è persino possibile che l'industria dell'energia, con le tecnologie adeguate, abbia un impatto positivo sulla biodiversità della Basilicata.

Alla domanda se le ricchezze derivanti dal petrolio siano una benedizione o, come molti affermano, una maledizione, Vito De Filippo, governatore di centro-sinistra della Basilicata che ha appoggiato i progetti di espansione dell'attività petrolifera, ha risposto: "Definirle una maledizione è esagerato. La Basilicata ha dovuto farlo per il bene del paese ma i guadagni e lo sviluppo economico non sono stati quelli che ci aspettavamo."

Intanto una nuova minaccia per questo idillio rurale si profila sotto forma di un progetto per una discarica per le scorie nucleari, necessaria a rilanciare l'industria nucleare italiana. L'intenzione di Roma di privare le regioni della possibilità di veto ne faciliterebbe il processo.

"Sarebbe un atto di guerra" dice De Filippo "dovrebbero farlo usando le armi."

Wednesday, January 14, 2009

L'Eni in Basilicata su Linea Verde (RaiUNO)

(Foto: Sequestro in seguito al rilevamento di liquido rossastro e oleoso dell'area attrezzata a picnic di Acqua dell'Abete. Coincidenza vuole che nelle immediate vicinanze opera l'Eni con il pozzo Cerro Falcone 2. Fonte: OLA)


L'11 Gennaio 2009 e' andato in onda un "Nuovo imperdibile appuntamento con Linea Verde. Questa settimana lo storico programma di Rai Uno, svela le bellezze della Basilicata." (Fonte: Linea Verde)

Quali sono secondo Linea Verde le bellezze della Basilicata ?
A vedere il servizio con Massimiliano Ossini non ci sono dubbi: i pozzi di petrolio, le trivelle, le ampolle piene di petrolio, il centro oli della Val d'Agri e gli oleodotti sono le bellezze della Basilicata. Per essere ancora piu' espliciti il servizio lo hanno chiamato: "Torre di perforazione Eni in Val d'Agri".

Linea Verde ai tempi di mio nonno si occupava di agricoltura e la conduzione era affidata a un certo Federico Fazzuoli. Certo aveva qualche chilo di troppo, certo non catturava il pubblico con la sua presenza fisica. Ma Fazzuoli si mischiava con la gente comune e parlava con loro, assaggiava i prodotti tipici e l'olio buono, quello extravergine di oliva. Ma questo era il prima e adesso c'e' il dopo.
Il dopo si chiama Massimiliano Ossini: bella presenza, palestrato e vestito da fighetto se ne va a spasso per i monti della Basilicata. Niente in contrario per carita', qualcuno in Rai avra' pensato che anche l'occhio, e soprattutto quello, vuole la sua parte. Ossini apre il servizio e parla di luogo poetico e magico dove

"la natura la fa da padrona,
dove si sente solo il rumore del vento tra le foglie,
dove si incontrano animali che pascolano allo stato brado"

che pace, che armonia... viene quasi voglia di andarci. Poi pero' aggiunge: "DOVE SI ESTRAE IL PETROLIO". In 26 parole aveva dipinto un opera d'arte e con le successive 5 parole e' come se avesse preso un secchio di vernice nera e ce lo avesse buttato sopra. Fantastico.

Il servizio continua a parlare del 'famoso oro nero' della Basilicata e decanta le doti e le virtu' (immaginarie o reali?) dell'Eni. Mi domando, tanto per cominciare, se la televisione di stato che vive del nostro canone si sia fatta debitamente pagare per offrire un maxi spot pubblicitario all'Eni di circa 8 minuti.

Linea Verde di una volta parlava di agricoltura, di contadini e di pastori; si mischiava con la gente comune per parlare con loro. Linea Verde del 2009 parla di petrolieri e petrolio, si isola sul cucuzzo di una montagna, ben lontana dalla gente comune. Gli unici intervistati sono degli stipendiati di una azienda petrolifera. Non sia mai che ti spunta uno con un cartello di protesta...

Il servizio di Linea Verde oltre ad essere un mega spot pubblicitario per l'Eni assomiglia piu' ad una favola che alla realta'. Voglio credere che il conduttore, Massimiliano Ossini, sia in buona fede e che facendo il suo lavoro abbia fatto esattamente quello che gli hanno detto di fare (e di dire). Ma Osssini che si e' occupato di TV per ragazzi a Disney Channel e Disney Club (Fonte: qui) ci puo' anche credere a certe favole, noi che siamo un po' piu' avveduti ai danni causati del petrolio no. Sappiamo che hanno raccontato una storia che non esiste.

La scena migliore del serivzio a mio avviso? Ossini che si porta vicino alla bocca una ampolla contenente petrolio per odorarla. Ho lasciato la trasmissione anni fa con Fazzuoli che odorava l'olio di oliva e la ritrovo con Ossini che odora il petrolio, una scena da incorniciare. Ci vogliono forse far credere che uno vale l'altro ? Che lavorare il petrolio e' come lavorare le olive ? Il servizio e' andato in onda all'ora di pranzo, speriamo che a casa nessuno abbia fatto confusione su cosa va sull'insalata e cosa va nel motore della macchina.

Il servizio parla di oleodotti interrati ma non dice nulla delle autocisterne che ogni giorno (a centinaia) viaggiano sulle strade strette e tortuose della Basilicata. E siccome gli incidenti capitano a tutti, capitano pure alle autobotti piene di petrolio che vanno e vengono dal pozzo di Cerro Falcone mensionato nel servizio di Linea Verde. "Il 4 Maggio 2004 alle ore 19.00 in agro di Abriola, c.da Ponte Marsicano un autobotte per il trasporto del greggio dai pozzi “Cerro Falcone 1 e 2” diretto al Centro Oli di Viggiano si ribalta e finisce fuori della sede stradale riversando un enorme quantità di greggio sui terreni di un azienda agricola" (Fonte: OLA).
Alcuni degli altri numerosi incidenti causati dalle autobotti dell'Eni in Basilicata si possono trovare cliccando qui.

L'addetto Eni per la sicurezza ambientale intervistato nel servizio di Linea Verde dice che va tutto bene e ci tiene a specificare che le falde acquifere non vengono contaminate dai fanghi estrattivi o dal petrolio. Siamo sicuri ? Ma proprio sicuri ? Nessun dubbio ?
Se lo dice l'Eni "ci dobbiamo credere"(Citazione storica da Nicola Fratino, sindaco di Ortona).

Invece di fidarsi della favola propagandistica trasmessa da Linea Verde ho fatto una breve ricerca su Google per indagare un po' sui pozzi estrattivi di Cerro Falcone.

Il Giornale di Calvello di Dicembre 2008 riporta a pagina 2 (Fonte: qui) che "uno dei posti piu' suggestivi e belli di Calvello" noto come l'Acqua dell'Abete e' stato posto sotto sequestro dal Nucleo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello Stato. L'Acqua dell'Abete e' una area attrezzata dal comune anche per fare picnic all'interno del Parco Nazionale della Val d'Agri e dell'Appennino Lucano. Il sequestro e' stato fatto in seguito ad una segnalazione che riferiva di "uno strano liquido rossastro e oleoso affiorante nei pressi del ponte di legno vicino alla fontana". Il materiale rinvenuto sarebbe stato catalogato come CER 170503, cioe' "materiale, terreno e rocce provenienti da scavi, nonche' fanghi di drenaggio provenienti da scavi".

Lo stesso tipo di denuncia fu fatta ai Carabinieri nel 2004 ma dopo che le carte passarono alla Procura della Repubblica di Potenza non se ne seppe piu' nulla.... e intanto i picnic andarono avanti per 4 anni. Sai che acqua buona che si sono bevuti. Il Giornale del Calvello riferisce anche "a qualche decina di metri sopra il luogo sequestrato svetta in splendida solitaria altezza la torre di un pozzo Eni. Dal rumore si sente e si capisce che e' ancora in funzione".

Staremo mica parlando di uno dei pozzi Eni di Cerro Falcone ? Non puo' essere, l'addetto all'ambiente Eni ha detto che non ci sono problemi, tutto a posto....

E invece il sito della Organizzazione Lucana Ambientalista (OLA) in merito al sequestro del parco precisa: "A poche centinaia di metri più a monte (dell'area sequestrata), infatti, è presente il pozzo Cerro Falcone 2 dell'Eni mentre, sempre nell'area, si stanno effettuando lavori connessi "al progetto di Sviluppo Val d'Agri", sempre dell'Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), consistenti in posa nel terreno di oleodotti, reti di reinezione e nuove postazioni petrolifere".

Il Giornale del Calvello e il servizio di Linea Verde concordano sul fatto che siamo "in presenza di un area incontaminata in mezzo a splendidi boschi a 1200 metri sul livello del mare". Incontaminata si, eccetto per l'Eni manovra nella zona tra la costruzione di oleodotti e estrazione di petrolio.

Se 2+2 fa 4, ognuno tragga le proprie conclusioni o propri dubbi sui danni provocati dall'estrazione del petrolio e sul servizio di Linea Verde.



Ecco il servizio intitolato "Torre di Perforazione Eni in Val d'Agri" andato in onda su Linea Verde dell'11 Gennaio 2009



Thursday, January 8, 2009

Manovre sotterranee


Pronti, partenza... via!

Il neoeletto presidente della regione Abruzzo, Gianni Chiodi, si e' insediato alla guida della regione. Grandi interviste, cerimonie e tante chiacchiere ma le parole di Gianni ci lasciano gia' molto perplessi su alcni temi. Primo su tutti il problema della petrolizzazione dell'Abruzzo.

Negli ultimi mesi tutti quelli che erano a favore del petrolio in Abruzzo si sono misteriosamente convertiti al NO, Gianni fa parte di quella schiera. Ora pero' le elezioni sono passate, i proclami di Silvio Superstar che dispensa saluti dalla scaletta in piazza Salotto a Pescara sono un ricordo ed e' tempo di iniziare a fare i fatti.

Dire no al centro oli (raffineria) di Ortona e' diventato ormai uno slogan senza significato, una frase per rassicurare tutti. In realta' come il nostro caro Gianni sa benissimo, qui si parla di 'petrolizzare' tutta la regione. Il nostro presidente e' questo il nodo che deve sciogliere, questo il problema che deve risolvere.

Chi comanda in regione ? Comanda Confindustria ? Comanda l'Eni? Comanda Silvio? O comanda Gianni? Io dico che deve comandare Gianni. E gli interessi di chi vogliamo fare ? Forse Di Confindustria ? Dell'Eni? Della MOG? Di Petroceltic? Dei petrolieri ? Dei costruttori di raffinerie ? O della gente comune ? Io dico che Gianni deve fare gli interessi dei cittadini.

Serve una moratoria trentennale per bloccare il petrolio in Abruzzo. Il nostro petrolio e' poco e di scarsa qualcita'. Visto che non siamo in grado di cambiare il prezzo mondiale del greggio e' meglio che ce lo teniamo sottoterra. Il petrolio andra' ad esaurirsi e costera' sempre di piu', gli ultimi ad averlo lo venderanno ad un prezzo che oggi non siamo neanche in grado di immaginarci. Estrarre quel petrolio oggi significa fare un regalo all'Eni che paga solo il 7% di royalties, divisi tra stato e regione (in altri paesi non si scende mai sotto il 50%).

E se mai ce ne dovesse essere bisogno tra 50 o 100 ci saranno con molta probabilità tecniche migliori e meno pericolose per la salute umana. E' un dato certo, scientifico e incontestabile che vicino le raffinerie si muore molto di più di cancro che in altre parti. L'idrogeno solforato, gli atri inquinanti emessi a tonnellate ogni giorno penetrano nel terreno, nelle falde, negli ortaggi e nel corpo umano.

Le parole rilasciate da Gianni Chiodi in occasione del suo insediamento sembrano dimostrare ancora una volta il tipico parlare a mezza bocca di chi sa e non vuole dire, di chi ha gia' deciso ma non vuole dire, di chi sa che qualcosa di impopolare bolle in pentola.
Sul petrolio e sulle politiche energetiche della regione dice: “So bene che la sfida sul futuro è nel campo energetico... l’Abruzzo farà la sua parte nello scenario nazionale che deve ridare autonomia energetica all’Italia” (Fonte: Abruzzo24ore.tv). Ancora una volta sembra che tutto sia stato deciso o che si stia definendo senza che il cittadino sappia nulla.

Vogliono fare un centro oli nella piana di Navelli ? O da qualche altra parte ? Vogliono portarci una centrale nucleare ? Quante trivelle vogliono autorizzare ?

E il mare come lo intendono difendere ? Sono in arrivo una valanga di piattaforme da installare da Pineto a Vasto che la regione non può fermare. Il nostro presidente della regione alzerà la cornetta per chiamare Silvio e dirgli che non le vogliamo ? Che vogliamo andare al mare a fare il bagno senza vederci le piattaforme davanti agli occhi e senza respirare idrogeno solforato?

Misteri d'Abruzzo. Mistero di Gianni.

Monday, January 5, 2009

Sunday, January 4, 2009

Buon Anno all'Eni (NYSE: E)

(Foto: Contrada Feudo di Ortona dove
dovrebbe sorgere il Centro Oli (=raffineria) dell'Eni)



Carissimi amici dell'Eni,

Buon anno ! Come certamente già saprete noi vi pensiamo sempre e non ci siamo certamente scordati di voi in questo inizio 2009. Cosi' abbiamo voluto fare qualcosa di speciale per voi in questo inizio di anno nuovo.

Vi abbiamo fatto una sorpresa e questa mattina abbiamo portato su Rai Uno il problema del Centro Oli di Ortona. Speriamo tanto che abbiate gradito il nostro gesto e che abbiate apprezzato la qualità dei paesaggi mostrati, soprattutto la qualità della gente. L'Abruzzese e' cocciuto, il cocciuto per eccellenza d'Italia (qui prendi nota).

Abbiamo mostrato anche a tutti un vostro caro amico, uno yes man fantastico di cui noi non andiamo fieri. Non facciamo confusione pero', lo yes man di cui parliamo e' di origini pugliesi, non e' un abruzzese vero, tenete a mente anche questo.

Voi volete fare la raffineria ad Ortona e noi non la vogliamo. Voi volete trasformarci e farci diventare come la Basilicata, e noi no. Noi vogliamo rimanere come siamo: la regione dei vini DOC e dei dell'olio di oliva e progredire in un altro modo. L'Arabia Saudita e' una, il Texas e' uno. L'Abruzzo e' tutt'altra cosa.

Si vocifera che avete speso un sacco di soldi già su questa raffineria da fare in Abruzzo. Sorry, sono cose che succedono, pazienza. I soldi si investono e qualche volta si vince e qualche volta si perde. Questa la perdete voi. Il chietino e il pescarese sono persi, il teramano presto lo sara' pure.

Auguri di buon anno e per un 2009 di successi, lontani dalla nostra terra pero'. Vi portiamo sempre nei nostri pensieri.

Saluti e baci dall'Abruzzo.

Thursday, January 1, 2009

Buon anno


In un post precedente avevo parlato degli arrestti in Basilicata per la corruzione che ruota intorno al petrolio targato Total in Val d'Agri.

Rinfreschiamoci la memoria: il 16 Dicembre 2008 sono stati arrestati l'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha; il responsabile Total del progetto «Tempa Rossa» Jean Paul Juguet. Il responsabile dell'ufficio di rappresentanza Lucano della Total, Roberto Pasi e il collaboratore Roberto Francini. L'imprenditore Francesco Ferrara di Policoro (Matera). Il sindaco di Gorgoglione, comune della provincia di Matera, Ignazio Tornetta. Oltre al sindaco gli altri politici coinvolti furono il presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro (Popolari Udeur) e il consigliere provinciale Nicola Montesano (Pd).

Per il deputato e presidente regionale del PD, Salvatore Margiotta il pubblico ministero Woodcock aveva presentato la richiesta di arresto al parlamento. Margiotta davanti alla commisione ha tirato fuori il vecchio classico, ma sempre attuale, della persecuzione politica: "non ho fatto proprio nulla" (Fonte:Repubblica.it). Ai cronisti dice: "Non voglio nessuna protezione di casta, ho chiesto solo che si leggano bene le carte per rendersi conto della situazione".

Margiotta non vuole nessuna protezione di casta ma intanto se sei un povero disgraziato che lavora sul serio dalla mattina alla sera non hai nessuna commisione parlamentare che si occupa di rileggere le tue carte e ti sbattono dentro.
La commisione parlamentare ha ovviamento ritenuto opportuna di non autorizzare l'arresto di Margiotta, con la sola eccezione dell'Italia dei valori.

E gli altri ? Con l'anno nuovo arrivano anche le buone notizie per gli altri. Tutto ridimensionato, tutto verso il classico finale a tarllucci e vino. Per il consigliere provinciale di Matera, Nicola Montesano sono stati annullati i domiciliari. La custodia cautelare in carcere e' stata sostituita con gli arresti domiciliari per gli altri principali indagati: l'amministratore delegato della Total Italia, Lionel Levha, i dirigenti della stessa compagnia petrolifera, Roberto Pasi e Roberto Francini, l'imprenditore di Policoro (Matera), Francesco Rocco Ferrara, e il sindaco di Gorgoglione (Matera), Ignazio Tornetta.

Il tribunale ha anche annullato il sequestro di beni per 50 milioni di euro e l'accusa di associazione a delinquesre finalizzata alla corruzione e' caduta per tutti (rimangono corruzione e turbativa d'asta).

Margiotta e' contento: "Sono felice. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia, e, consapevole della mia estraneità ai fatti contestati, ho mantenuto, pur in questi giorni di grande, ingiusta ed ingiustificata sofferenza e di massacro mediatico, la consapevolezza che la verità sarebbe emersa. Ringrazio tutti gli amici - continua Margiotta - alcuni autorevolissimi, ma anche elettori, simpatizzanti, cittadini che mi sono stati vicini. Riprendo a pieno titolo il mio impegno istituzionale e nel partito, per lavorare con rinnovato entusiasmo per il bene comune". (Fonte: repubblica.it, Corriere.it)

Sono l'unico a intravedere tarallucci e vino alla fine di questa storia ?

Intanto lo scempio del petrolio della Val d'Agri continua. Piu' petorlio, piu' corruzione, piu' degrado socuiale, piu' poverta', piu' emigrazione, piu' malattie, piu' devastazione ambientale.

Buon anno a tutti, buon anno alla Total e all'Eni, ma ricordatevi che l'era della pietra non e' finita perche' sono finite le pietre.