Sunday, June 28, 2009

L'Italia per dittatori e regimi: Libia


(Video: BBC news la mattina dopo il disastro di Lockerbie (UK) )

Dittature o regimi teocratici che siano, non importa. I soliti nomi dell'industria italiana non badano a certi dettaggli, i nostri governanti nemmeno. Il business prima di tutto.

Libia o Iran e' lo stesso, noi facciamo affari con tutti. E che affari!

Gheddaffi il bombarolo e' arrivato pochi giorni fa in Italia per "incassare" le scuse ufficiali del nostro governo e per chiudere "una pagina dolorosa" della storia tra i due paesi, cosi' almeno disse Berlusconi mentre incontrava il bombarolo a Roma.

Ad Agosto 2008 pero' la musica era un po' diversa. Il Cavaliere, ancora fresco di elezione, non perse tempo e andò subito a trovare il collega dittatoruccio in Libia. Con lui porto' 2 doni, uno suo personale, uno di noi italiani. Il suo regalo era l'album di famiglia, quello degli italiani era una maxi-mazzetta da 5 miliardi di dollari, distribuiti in comode rate ventennali da 250 milioni.

Il quotidiano La Stampa spiegava cosi' l'incontro di Bengasi:
Un evento «di portata storica», ha subito commentato il premier Silvio Berlusconi, che chiude definitivamente i contenziosi sull’avventura coloniale italiana e spalanca nuovi orizzonti di cooperazione tra Roma e Tripoli, soprattutto su energia e contrasto all’immigrazione clandestina. L’Italia verserà alla sua ex colonia 5 miliardi di dollari in vent’anni con finanziamenti annuali di 250 milioni di dollari. Spesa ingente, a fronte della quale tuttavia anche Roma avrà i suoi benefici: «Meno clandestini, più gas e più petrolio», è stata la formula trovata in serata da Berlusconi per riassumerli.

Dell'imigrazione clandestina non se ne fece più nulla visto che le carrette continuarono ad arrivare. L'argomento gas e petrolio fu invece approfondito con l'Eni primo beneficiario. A proposito del trattato Italo-Libico il Sole 24 Ore si chiede:
A vantaggio di chi? Non è difficile immaginarlo. L’Eni, a cui verrà garantito il prolungamento dei contratti di estrazione per il petrolio fino al 2042 e per il gas fino al 2047. L’industria della costruzione, a cominciare dall’Impregilo che un anno fa aveva firmato un contratto da 400 milioni di euro e che ora appare ben posizionata per ottenere altre e assai più ricche commesse. Finmeccanica a cui potrebbe essere affidata la creazione di una parte della rete ferroviaria e che potrebbe strappare importanti forniture militari.
Sempre a proposito di gas, Scaroni ha incontrato Gheddafi a Roma, toh che sorpresa.

A proposito dei 5 miliardi in 20 anni, secondo il periodico Limes ecco come funziona:
"le aziende italiane provvederanno all’esecuzione dei lavori; i fondi verranno gestiti direttamente dall’Italia; i terreni necessari per i lavori verranno forniti dalla Libia senza costi. Ma non e’ tutto: i materiali di costruzione verranno forniti dalla Libia a prezzi agevolati e al netto di imposte doganali; i consumi di elettricita’, gas e telefono verranno esentati da tassazione. In sostanza, l’Italia garantisce alle proprie imprese un volume di attività a condizioni agevolate che le nostre società non avrebbero altrove; una sorta di regime fiscale privilegiato in cui le aziende italiane potranno fare profitti, nonostante l’attuale clima economico negativo".
Meno male che il PDL dovrebbe essere il paladino del libero mercato. Di competitività vera, di imprenditoria vera non c'è nulla: si dovrebbe chiamare il partito degli intrallazzi (non che sia l'unico!).

Il nuovo trattato Italia-Libia non prevede nessun risarcimento per le imprese che furono cacciate dalla Libia. Da un giorno all'altro dovettero lasciare nelle banche libiche 650 milioni di euro, ma per ora nulla. Se ne parlerà dopo si dice... aspetta e spera.

Facciamo trattati con la Libia in nome della Repubblica Italiana ma di fatto sono affari siglati a nome di Eni, Impregilo e altri soli 4 noti.

Gli investimenti del ditttore in Italia non ci dispiaciono nemmeno. I contanti vanno sempre bene, anche se sporchi di repressione, dittatura e regime.
-Chiedete a Unicedit che ha per secondo maggiore azionista la Libia con il 4.2%.
- Chiedete a Eni di cui si parla di un incremento delle quote in mano alla Libia fino ad arrivare in futuro al 10%. E visto che lo stato italiano ha il 30% di Eni, noi tutti saremo soci di un dittatore come Gheddafi. Al peggio non c'e' mai fine.
- Chiedete a Mediobanca che insieme alla Libia ha deciso di creare un fondo di investimento da 500 milioni di dollari libici per " investire nel tessuto industriale italiano, in particolare nelle aziende che sono state colpite maggiormente dalla crisi ". Soldi sporchi e idea nobile, ma le imprese che non fanno parte del solito giro dei nomi noti e' difficle che vedranno un soldo. Dentro Mediobanca infatti c'e' la crema della crema industriale italiana: Berlusconi, Ligresti, Geronzi, Benetton, Doris e Tronchetti Provera.

Che siamo gli amici prediletti del dittatore Libico ce lo fa capire anche l'imprenditore libico Tarak Ben Ammar che afferma senza mezze misure: "la Libia dara' priorita' all'Italia per il 90% dei suoi investimenti all'estero". Tarak, oltre ad occparsi di cinema siede (guardacaso) anche dentro il consiglio di Mediobanca (secondo Wikipedia). Coincidenze del trattato italo-libico.

Stabilito che siamo tutti pappa e ciccia con il dittatore/bombarolo/colonnello Gheddafi, cosa possiamo dire dell'Iran e della sua casta al potere ? La storia e' diversa ma il concetto e' lo stesso. Faccimao affari alla grande anche con l'Iran.

CONTINUA....

Friday, June 19, 2009

Chieti Scalo


Mercoledi' 24 Giugno 2009
Aula Magna Scuola Media 'Mezzanotte'
Piazza Carafa - Chieti Scalo

Thursday, June 18, 2009

Roccamontepiano


L'Abruzzo è tra le prime regioni italiane con la metà (49,11%) del territorio interessato a istanze e permessi di ricerca e coltivazione, con circa i tre quarti dei Comuni (221) coinvolti che racchiudono nell’insieme quasi l’80% della popolazione regionale (1.045.488 abitanti).


Non abbassiamo la guardia




Wednesday, June 17, 2009

Le elezioni sono finite

(Foto: Il Messaggero Abruzzo, prima pagina del 17/6/2009)



Cosa e' successo a Silvio ? Non si fa vedere più a spasso tra le macerie ?
Forza Silvio, torna a L'Aquila ancora una volta, ma non ti rinchiudere dentro la caserma del G8. Vai a spasso tra la gente nelle tendopoli.



da Il Messaggero del 17/6/2009
di FRANCESCA FILIPPI


ROMA - Al grido di «Buffoni-buffoni» e «Vergogna-vergogna» un migliaio di aquilani ha manifestato ieri a Roma davanti la sede della Camera dei deputati in piazza Montecitorio, contro le politiche del Governo per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile. I comitati organizzatori (una rete di 40 sigle, tra le quali "3 e 32", "Rete Aq", "6.3 MW", "Colta" e "Ara") per tutta la mattinata hanno chiesto maggiore trasparenza e partecipazione in vista della ricostruzione. E il giorno della protesta non è stato a scelto a caso. Anzi: la marcia degli sfollati, provenienti dalle tendopoli dell’Aquila e da ogni angolo della regione dove sono temporaneamente accolti con venti pullman per un sit-in dimostrativo, è stata promossa proprio nelle ore in cui la Camera doveva approvare il decreto legge "salva Abruzzo", che gli stessi manifestanti hanno ribattezzato "decreto ammazza Abruzzo". Tra la gente abruzzese, accaldata dalla morsa dell'afa romana e provata dal viaggio, c'era rabbia.
Senza bandiere di partito, tanti gli slogan scanditi: "Forti e gentili sì, fessi no!", "100% ricostruzione, partecipazione e trasparenza", "Ma quale G8, ma quale lotteria, datece li sordi e poi andate via". E i cartelli: "Verba volant sisma manent", "Una sola grande opera: ricostruire l'Aquila". Presente anche un grande striscione con la scritta: “Case, scuole, Università. Subito. Contro la speculazione ricostruzione dal basso”. Ad imitazione delle tendopoli, alcuni ragazzi hanno montato due tende da campeggio sotto l'obelisco che domina la piazza, dove sono arrivati anche gli studenti dell'Onda chiedendo che a occuparsi della ricostruzione non siano le stesse aziende «che costruirono l'ospedale poi crollato».
Con i manifestanti, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e il presidente della Provincia Stefania Pezzopane: «Vogliamo fatti, non promesse». A loro fianco gli amministratori dei comuni considerati fuori “cratere”, esclusi cioè dalla lista stilata dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: «Siamo qui per portare la nostra solidarietà a chi è stato più sfortunato di noi -spiega il sindaco di Raiano, Enio Mastrangeli- ma anche perché siamo comuni non riconosciuti come terremotati. Eppure abbiamo 140 abitazioni inagibili, solo nel mio paese, cinque chiese chiuse e stiamo chiedendo di poter rientrare nel “cratere”». Gli organizzatori hanno ribadito le richieste di sempre: tornare nelle loro case, garanzie sulla riparazione dei danni causati dal terremoto, la riapertura del centro storico, risorse adeguate per risarcire gli imprenditori che hanno avuto le imprese distrutte o danneggiate e un maggiore coinvolgimento della cittadinanza.
Nonostante i Comitati promotori sin dall'inizio avessero premesso «questa manifestazione non ha colore politico», in piazza erano presenti solo parlamentari e consiglieri regionali del centrosinistra. A cavalcare la protesta non sono mancati i rappresentanti dei Cobas e della Fiom. Diversi i precari dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia con dei vistosi caschetti gialli di sicurezza in testa. E se Marco Pannella, da teramano, ha ribadito quanto sia importante manifestare «perché altrimenti tutto resterebbe nel chiuso delle istituzioni», per Franco Marini, anche lui abruzzese doc, «bisogna tenere alta l'attenzione perché il Governo mantenga le promesse».
Per avviare e completare il processo di ricostruzione in Abruzzo «il Governo dovrebbe istituire una piccola tassa ad hoc, per due-tre anni -sollecita il sindaco dell'Aquila Cialente- Se il decreto sull'Abruzzo dovesse essere approvato così com'è, credo che tutti noi abruzzesi dovremmo aspettare molto per avere tempi migliori. In ogni caso, se il governo dovesse porre la fiducia sul decreto ci troveremmo di fronte a un brutto segnale, peraltro imbarazzante. Ma per onestà devo dire che è stata anche imbarazzante l'astensione dell'opposizione su questo provvedimento al Senato». Più dura la Pezzopane: «Al Presidente del Consiglio Berlusconi chiediamo di mantenere le promesse fatte ai terremotati abruzzesi il 29 maggio all'Aquila. Questo significa che il decreto sull'Abruzzo deve cambiare, per consentire una ricostruzione rapida in tutti i centri storici, prevedendo contestualmente anche un indennizzo per le ristrutturazioni, e non solo per i residenti».
C’è stata anche una breve interruzione della strada di fronte a Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, al passaggio di un corteo dei manifestanti. Le forze dell'ordine hanno interrotto il traffico per pochi minuti. Dal corteo fischi e cori contro il premier.


da Il Messaggero del 17/6/2009
di STEFANO DASCOLI


L’AQUILA - Nessuna sorpresa ed esame sospeso, con seduta aggiornata a stamani, alle 9. Il Governo e la maggioranza non fanno nè sconti nè passi indietro. L’esame alla Camera del decreto lascia l’amaro in bocca a politici abruzzesi e cittadini, molti dei quali avevano presidiato speranzosi piazza Montecitorio. E invece no: l’ordine di scuderia è stato rispettato. Il decreto non è stato cambiato, almeno non sul punto-nodale, la “madre di tutte le battaglie”: la richiesta di allargare i contributi per le seconde case anche ai non residenti e di scriverlo chiaramente nella legge. Il Governo e la maggioranza si sono opposti: l’emendamento è stato respinto, il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia ha garantito che «quanto chiesto è già nel testo». Rigettato (per undici voti) anche quello sulla tassa di scopo. Duri attacchi di Pd e Idv, mentre l’Udc, per bocca del deputato Pierluigi Mantini, ha annunciato «linea dura sull’Abruzzo: Berlusconi non ha mantenuto gli impegni». Gli amministratori hanno incontrato anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «L’incontro è andato bene - ha detto il sindaco Massimo Cialente - ma in questo momento ci sentiamo traditi e umiliati dal Governo». «Gli aquilani sono seri - ha detto Stefania Pezzopane - ma il tradimento delle loro aspettative li ha molto offesi». Si è capito fin dalle prime battute della discussione che non ci sarebbero stati grandi spazi di manovra per cambiare il decreto. Il Governo aveva chiesto un atteggiamento “collaborativo” alle opposizioni, tradotto nel ritiro di una buona fetta dei circa 450 emendamenti presentati. Alla fine in discussione ne sono andati 126, su una cinquantina dei quali la commissione Bilancio aveva espresso parere contrario. Tutto il dibattito è stato incentrato in particolar modo sulla questione dei contributi per le seconde case. «Ci sono impegni presi da Berlusconi - ha detto il leader Udc, Pierferdinando Casini - che si riferiscono ai contributi per le seconde case, oggi garantiti esclusivamente ai residenti. Per i piccoli paesi significa ricostruzione-groviera. Chiediamo che il comunicato emesso da palazzo Chigi, che garantisce fondi anche ai non residenti, sia sancito dalla legge. La seconda garanzia che chiediamo è che la ricostruzione sia affidata agli enti locali». Anche il Pd ha chiesto a gran voce la stessa cosa. «Non si può fare affidamento ai comunicati o alle parole di Berlusconi» ha detto il capogruppo Antonello Soro. Sentitissimo l’intervento dell’aquilano Giovanni Lolli: «Nella città i non residenti sono il 40%, nei borghi il 60-70%. Se perdiamo la possibilità di ricostruire integralmente infliggiamo un grave danno al territorio. La domanda è: perché, se il ragionamento è stato condiviso anche da Berlusconi, non si può scrivere sulla legge?». Durissimi gli attacchi di Sergio D’Antoni («Qual è il motivo del “no”? Forse bisogna chiamare Tremonti»), dell’altro abruzzese Lanfranco Tenaglia («Questo decreto è un bicchiere completamente vuoto») e di Ermete Realacci («È improprio parlare di seconde case. O si ricostruiscono tutte insieme o no»). Anche l’Idv ha criticato duramente il Governo: «Abbiamo ritirato quasi l’80% degli emendamenti - ha detto il capogruppo Massimo Donadi - ma chiediamo che la ricostruzione sia vera. È una scelta senza senso ricostruire solo le case dei residenti». Ma il Governo, per bocca del sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, non si è mosso di un passo. «Non prendiamo in giro nessuno e non siamo irresponsabili. La priorità del provvedimento era dare una casa a tutti. A ottobre sarà così. Ad oggi già diecimila persone sono tornate nelle case. Il 70% degli edifici sarà agibile pienamente in poco tempo. L’80% delle scuole è già praticabile. Per le seconde case nel testo del decreto è già previsto ciò che è stato evidenziato nella nota di palazzo Chigi». La discussione è proseguita sugli altri temi della ricostruzione contenuti negli emendamenti. La minoranza ha criticato, in particolare, la realizzazione dei cosiddetti “alloggi temporanei” e la “governance” della ricostruzione che relegherebbe gli enti locali a un ruolo marginale. Intanto dai microfoni di Radio Uno Guido Bertolaso ha attaccato: «In settanta giorni abbiamo fatto ciò che non si era mai fatto in nessuna tragedia italiana. Per fini politici si vuole in tutti i modi sminuire il lavoro della Protezione civile che è apartitica e ha gestito e continua a gestire l’emergenza terremoto con grande serietà e impegno. Se qualcuno vuole prendere il posto del sottoscritto e dimostrare di essere più bravo, più concreto ed efficiente nei confronti degli aquilani io sono la persona più felice del mondo».

Thursday, June 11, 2009

I dittatorucci del Mediterraneo


Berlusconi e questo governo di buffoni sono arrivati al culmine dell'inciucio Libico. Dopo anni di viaggetti e contratti sottobanco spacciati per risarcimenti di guerra, siamo arrivati all'ultimo atto. Il dittatore Gheddafi e' stato sdoganato come un leader di un paese 'normale'.

Non c'è nulla di normale invece: e' un dittatore e bombarolo. Il disastro di Lockerbie ce lo siamo dimenticati ? C'erano 2 italiani a bordo del volo Pan-Am 103, tutto cancellato.

In nome del petrolio e dei gasdotti che uniscono e uniranno sempre di più Italia e Libia, siamo pronti a dimenticarci di tutto.

Pur di accaparrarci petrolio e gas libici siamo disposti ad accogliere un dittatore con tutti gli onori, mentre lui sfoggia la foto del martire Libico al petto. In nome del petrolio chiudiamo gli occhi sulla sua dittatura e lo invitiamo a parlare ai senatori: come se lui sapesse a cosa servono.

Nel discorso di Palazzo Giustiniani, Gheddafi ha fatto riferimento al colonialismo italiano in Libia. Se voleva darci lezioni di storia, perché si e' fermato a quegli anni e non ha continuato fino a Lockerbie ? Perché' non ha parlato della cacciata di 35.000 italiani del 7 Ottobre 1970 ? Perché non ci parla delle torture in Libia ? E degli sbarchi di clandestini fatti a orologeria, con le carrette che partono dalle coste della Libia ?

Intanto noi dobbiamo dare alla Libia 5 milierdi di dollari in 20 anni come risarcimento del colonialismo. Gli italiani pagano le tasse, il governo gira i soldi alla Libia, l'Eni fa gli accordi commerciali con la Libia, poi vende la benzina agli italiani facendo profitti. Ci guadagnano tutti tranne che i semplici cittadini che pagano le tasse e la benzina. Fregati due volte.

Domande ovvie: con 5 miliardi di dollari quante case terremotate si ricostruivano in Abruzzo ? Quanti adeguamenti sismici si potevano fare ? Quante scuole e asili ?... E il risarcimento di Gheddafi agli sfollati italiani del 1970 dov'è ? I conti in banca degli italiani espulsi e che all'epoca furono congelati, oggi varrebbero circa 3 miliardi di euro.

Berlusconi,questo governo e il presidente si sono tutti inginocchiati ai piedi di un dittatore perché l'Eni e i petrolieri hanno bisogno del suo petrolio e gas. Lo yes-man Napolitano lo accoglie con tutti gli onori: accoglie tutti, firma tutto e dice sempre si. Utilissimo un presidente del genere.

Il viaggio-show del dittatore prosegue con la visita alla Sapienza. Un dittatore tra i banchi dell'università e' il massimo. Solo Silvio e Muammar, i buddy-boys del Mediterraneo, potevano architettare una farsa del genere. Il tutto con la complicità del rettore della Sapienza, un certo Luigi Frati che si presta al gioco e dice (da leggere 3 volte per crederci): "E' il leader di una grande nazione", pensiamo "che la cultura, la ricerca e la tecnologia possano essere un ponte verso il futuro. Con questi sentimenti di amicizia accogliamo il leader Gheddafi".
Avete notato le parole ricerca e tecnologia ? Chissà perché mi viene da pensare a ricerca da applicare nel campo petrolifero.

Intanto il Wall Street Journal riporta una dichiarazione di Scajola secondo cui Gheddafi e' pronto ad investire in Eni e Enel. Bene, cosi' visto che l'Eni e' posseduta al 30% dallo stato italiano, noi cittadini saremo in società con un dittatore/bombarolo.

Avanti Italia, raccattiamo dittatorucci, ripuliamogli la faccia e trasformiamoli in grandi leader.


dal Wall Street Journal:
ROME (MF-Dow Jones)--Libya is interested in making investments in Italy, particularly in energy companies Enel SpA (ENEL.MI) and Eni SpA (E), Italian Industry Minister Claudio Scajola said Thursday. "They are interested because they have liquidity to invest and thanks to the new climate of friendship between Libya and Italy," Scajola told reporters on the sidelines of an event. Oil-rich Libya is becoming a familiar presence in Italian business. After recently buying a stake in Italian oil company Eni by buying shares on the open market, Libya's $60 billion sovereign wealth fund is now eyeing utility Enel SpA.

Tuesday, June 9, 2009

Eletti e trombati

Ecco la lista dei consiglieri provinciali della provincia di Chieti. Il pezzo grosso di Ortona e' stato gentilmente trombato. Meno male !


IL NUOVO CONSIGLIO PROVINCIALE DI CHIETI

PDL
Nino Staniscia 1915
Enrico Rispoli 2093
Gianfranca Mancini 2012
Carla Di Biase 2188
Silvio Tavoletta
Daniele D’Amario 2314
Antonio Tavani 2332
Luigi D’Alonzo 2521
Tonino Marcello 1752
Paolo Valentino Sisti 2612

MPA
Arturo Scopino 1112

ALLEANZA
Donatello Di Prinzio 1231
Giorgio Di Clemente 1247

COSTITUENTE DI CENTRO
Angelo Argentieri 650

THEATINA PER LA LIBERTA’
Mario Antonio Di Paolo 1508

UDC
Nico Campitelli 1469
Mauro Petrucci 1571
Giovanni Enzo Di Rito 1528

PD
Enzo Tucci 1354
Angelo Radica 1948
Antono Tamburrino 1579
Camillo D’Amico 2170
Vincenzo Sputore 1518
Giuseppe Forte 1523

IDV
Palmerino Fagnilli
Michelino Natale 1037
Elina Menna 888

SINISTRA E LIBERTA’
Giovanni Mariotti 647