Wednesday, June 17, 2009

Le elezioni sono finite

(Foto: Il Messaggero Abruzzo, prima pagina del 17/6/2009)



Cosa e' successo a Silvio ? Non si fa vedere più a spasso tra le macerie ?
Forza Silvio, torna a L'Aquila ancora una volta, ma non ti rinchiudere dentro la caserma del G8. Vai a spasso tra la gente nelle tendopoli.



da Il Messaggero del 17/6/2009
di FRANCESCA FILIPPI


ROMA - Al grido di «Buffoni-buffoni» e «Vergogna-vergogna» un migliaio di aquilani ha manifestato ieri a Roma davanti la sede della Camera dei deputati in piazza Montecitorio, contro le politiche del Governo per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 6 aprile. I comitati organizzatori (una rete di 40 sigle, tra le quali "3 e 32", "Rete Aq", "6.3 MW", "Colta" e "Ara") per tutta la mattinata hanno chiesto maggiore trasparenza e partecipazione in vista della ricostruzione. E il giorno della protesta non è stato a scelto a caso. Anzi: la marcia degli sfollati, provenienti dalle tendopoli dell’Aquila e da ogni angolo della regione dove sono temporaneamente accolti con venti pullman per un sit-in dimostrativo, è stata promossa proprio nelle ore in cui la Camera doveva approvare il decreto legge "salva Abruzzo", che gli stessi manifestanti hanno ribattezzato "decreto ammazza Abruzzo". Tra la gente abruzzese, accaldata dalla morsa dell'afa romana e provata dal viaggio, c'era rabbia.
Senza bandiere di partito, tanti gli slogan scanditi: "Forti e gentili sì, fessi no!", "100% ricostruzione, partecipazione e trasparenza", "Ma quale G8, ma quale lotteria, datece li sordi e poi andate via". E i cartelli: "Verba volant sisma manent", "Una sola grande opera: ricostruire l'Aquila". Presente anche un grande striscione con la scritta: “Case, scuole, Università. Subito. Contro la speculazione ricostruzione dal basso”. Ad imitazione delle tendopoli, alcuni ragazzi hanno montato due tende da campeggio sotto l'obelisco che domina la piazza, dove sono arrivati anche gli studenti dell'Onda chiedendo che a occuparsi della ricostruzione non siano le stesse aziende «che costruirono l'ospedale poi crollato».
Con i manifestanti, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e il presidente della Provincia Stefania Pezzopane: «Vogliamo fatti, non promesse». A loro fianco gli amministratori dei comuni considerati fuori “cratere”, esclusi cioè dalla lista stilata dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: «Siamo qui per portare la nostra solidarietà a chi è stato più sfortunato di noi -spiega il sindaco di Raiano, Enio Mastrangeli- ma anche perché siamo comuni non riconosciuti come terremotati. Eppure abbiamo 140 abitazioni inagibili, solo nel mio paese, cinque chiese chiuse e stiamo chiedendo di poter rientrare nel “cratere”». Gli organizzatori hanno ribadito le richieste di sempre: tornare nelle loro case, garanzie sulla riparazione dei danni causati dal terremoto, la riapertura del centro storico, risorse adeguate per risarcire gli imprenditori che hanno avuto le imprese distrutte o danneggiate e un maggiore coinvolgimento della cittadinanza.
Nonostante i Comitati promotori sin dall'inizio avessero premesso «questa manifestazione non ha colore politico», in piazza erano presenti solo parlamentari e consiglieri regionali del centrosinistra. A cavalcare la protesta non sono mancati i rappresentanti dei Cobas e della Fiom. Diversi i precari dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia con dei vistosi caschetti gialli di sicurezza in testa. E se Marco Pannella, da teramano, ha ribadito quanto sia importante manifestare «perché altrimenti tutto resterebbe nel chiuso delle istituzioni», per Franco Marini, anche lui abruzzese doc, «bisogna tenere alta l'attenzione perché il Governo mantenga le promesse».
Per avviare e completare il processo di ricostruzione in Abruzzo «il Governo dovrebbe istituire una piccola tassa ad hoc, per due-tre anni -sollecita il sindaco dell'Aquila Cialente- Se il decreto sull'Abruzzo dovesse essere approvato così com'è, credo che tutti noi abruzzesi dovremmo aspettare molto per avere tempi migliori. In ogni caso, se il governo dovesse porre la fiducia sul decreto ci troveremmo di fronte a un brutto segnale, peraltro imbarazzante. Ma per onestà devo dire che è stata anche imbarazzante l'astensione dell'opposizione su questo provvedimento al Senato». Più dura la Pezzopane: «Al Presidente del Consiglio Berlusconi chiediamo di mantenere le promesse fatte ai terremotati abruzzesi il 29 maggio all'Aquila. Questo significa che il decreto sull'Abruzzo deve cambiare, per consentire una ricostruzione rapida in tutti i centri storici, prevedendo contestualmente anche un indennizzo per le ristrutturazioni, e non solo per i residenti».
C’è stata anche una breve interruzione della strada di fronte a Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi, al passaggio di un corteo dei manifestanti. Le forze dell'ordine hanno interrotto il traffico per pochi minuti. Dal corteo fischi e cori contro il premier.


da Il Messaggero del 17/6/2009
di STEFANO DASCOLI


L’AQUILA - Nessuna sorpresa ed esame sospeso, con seduta aggiornata a stamani, alle 9. Il Governo e la maggioranza non fanno nè sconti nè passi indietro. L’esame alla Camera del decreto lascia l’amaro in bocca a politici abruzzesi e cittadini, molti dei quali avevano presidiato speranzosi piazza Montecitorio. E invece no: l’ordine di scuderia è stato rispettato. Il decreto non è stato cambiato, almeno non sul punto-nodale, la “madre di tutte le battaglie”: la richiesta di allargare i contributi per le seconde case anche ai non residenti e di scriverlo chiaramente nella legge. Il Governo e la maggioranza si sono opposti: l’emendamento è stato respinto, il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia ha garantito che «quanto chiesto è già nel testo». Rigettato (per undici voti) anche quello sulla tassa di scopo. Duri attacchi di Pd e Idv, mentre l’Udc, per bocca del deputato Pierluigi Mantini, ha annunciato «linea dura sull’Abruzzo: Berlusconi non ha mantenuto gli impegni». Gli amministratori hanno incontrato anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «L’incontro è andato bene - ha detto il sindaco Massimo Cialente - ma in questo momento ci sentiamo traditi e umiliati dal Governo». «Gli aquilani sono seri - ha detto Stefania Pezzopane - ma il tradimento delle loro aspettative li ha molto offesi». Si è capito fin dalle prime battute della discussione che non ci sarebbero stati grandi spazi di manovra per cambiare il decreto. Il Governo aveva chiesto un atteggiamento “collaborativo” alle opposizioni, tradotto nel ritiro di una buona fetta dei circa 450 emendamenti presentati. Alla fine in discussione ne sono andati 126, su una cinquantina dei quali la commissione Bilancio aveva espresso parere contrario. Tutto il dibattito è stato incentrato in particolar modo sulla questione dei contributi per le seconde case. «Ci sono impegni presi da Berlusconi - ha detto il leader Udc, Pierferdinando Casini - che si riferiscono ai contributi per le seconde case, oggi garantiti esclusivamente ai residenti. Per i piccoli paesi significa ricostruzione-groviera. Chiediamo che il comunicato emesso da palazzo Chigi, che garantisce fondi anche ai non residenti, sia sancito dalla legge. La seconda garanzia che chiediamo è che la ricostruzione sia affidata agli enti locali». Anche il Pd ha chiesto a gran voce la stessa cosa. «Non si può fare affidamento ai comunicati o alle parole di Berlusconi» ha detto il capogruppo Antonello Soro. Sentitissimo l’intervento dell’aquilano Giovanni Lolli: «Nella città i non residenti sono il 40%, nei borghi il 60-70%. Se perdiamo la possibilità di ricostruire integralmente infliggiamo un grave danno al territorio. La domanda è: perché, se il ragionamento è stato condiviso anche da Berlusconi, non si può scrivere sulla legge?». Durissimi gli attacchi di Sergio D’Antoni («Qual è il motivo del “no”? Forse bisogna chiamare Tremonti»), dell’altro abruzzese Lanfranco Tenaglia («Questo decreto è un bicchiere completamente vuoto») e di Ermete Realacci («È improprio parlare di seconde case. O si ricostruiscono tutte insieme o no»). Anche l’Idv ha criticato duramente il Governo: «Abbiamo ritirato quasi l’80% degli emendamenti - ha detto il capogruppo Massimo Donadi - ma chiediamo che la ricostruzione sia vera. È una scelta senza senso ricostruire solo le case dei residenti». Ma il Governo, per bocca del sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, non si è mosso di un passo. «Non prendiamo in giro nessuno e non siamo irresponsabili. La priorità del provvedimento era dare una casa a tutti. A ottobre sarà così. Ad oggi già diecimila persone sono tornate nelle case. Il 70% degli edifici sarà agibile pienamente in poco tempo. L’80% delle scuole è già praticabile. Per le seconde case nel testo del decreto è già previsto ciò che è stato evidenziato nella nota di palazzo Chigi». La discussione è proseguita sugli altri temi della ricostruzione contenuti negli emendamenti. La minoranza ha criticato, in particolare, la realizzazione dei cosiddetti “alloggi temporanei” e la “governance” della ricostruzione che relegherebbe gli enti locali a un ruolo marginale. Intanto dai microfoni di Radio Uno Guido Bertolaso ha attaccato: «In settanta giorni abbiamo fatto ciò che non si era mai fatto in nessuna tragedia italiana. Per fini politici si vuole in tutti i modi sminuire il lavoro della Protezione civile che è apartitica e ha gestito e continua a gestire l’emergenza terremoto con grande serietà e impegno. Se qualcuno vuole prendere il posto del sottoscritto e dimostrare di essere più bravo, più concreto ed efficiente nei confronti degli aquilani io sono la persona più felice del mondo».

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