Tuesday, July 28, 2009

Il petrolio nigeriano

(Foto: gas flaring nella regione del delta del Niger viste dai satelliti della U.S. Air
Force Defense Meteorological Satellite Program. I dati del 1995 sono in blue,
2000 in verde e 2006 in rosso. Il cechio bianco delimita i gas flares
in territorio Nigeriano.
Fonte: NPR.org)


Il 19 Luglio 2009 sono stati pubblicati sulla stampa italiana alcuni articoli che riguardavano presunte tangenti della Snaprogetti (gruppo Eni) in Nigeria. Secondo l'accusa il gruppo aggirava il codice etico che era stato creato dopo le inchieste di mani pulite per procurasi gli appalti nel paese africano.

Tutte le grandi multinazionali del petrolio affollano la regione del Delta del Niger, di fatto noi che viviamo cosi' lontanto non sappiamo nulla di quello che combinano. Sappiamo che usiamo il loro petrolio, e poi ? Le uniche notizie che hanno trovato grande eco nella stampa italiana sono quelle sui sequestri e dei sabotaggi delle strutture petrolifere. Possibile che questi cosi detti "ribelli" non abbiano meglio da fare ? E soprattutto, e' proprio vero che ogni volta che c'e' un dusastro ambientale collegato la petrolio in certe regioni del pianeta, si tratta sempre di un attentato ? In questo post e nei successivi cercherò di raccontare cio' che ho trovato sulla Nigeria, sul suo petrolio e il suo gas, sul disastro ambientale del delta del Niger e sulla corruzione che vi ruotano attorno. Ce ne e' cosi' tanto che un pot non basta... corruzione, inquinamento, disastri ambientali e royalties ridicole. A qualcuno fischiano le orecchie ?


Inizio dalla fine, cioè dalla notizia del 18 Luglio riportata da Reuters:

"...2 managers del vecchio gruppo Snamprogetti sono sotto indagini, riferisce la fonte. Snamprogetti e' ora parte di Saipem SpA, una sussidiaria di Eni.

Le verifiche in corso a Milano sono la porzione italiana di una indagine internazionale su 182 milioni di dollari pagati in tangenti dal 1994 al 2004 dal consorzio TSKJ per assicurarsi un contratto da 6 miliardi di dollari per la costruzione degli impianti del gas liquido in Nigeria

Il gruppo [TSKJ] era capeggiato dal vecchio gruppo KBR riconducibile alla Halliburton [la stessa di Cheney, che ha uffici e stabilimento anche a Ortona]. Il gruppo [TSKJ] includeva Sanprogetti, la francese Technip SA e la giapponese JGC Corp.

Una rappresentante dell'Eni ha detto: " Riguardo ai fatti del consorzio TSKJ precedentemente al periodo 2004, c'e' un indagine in corso da parte dei procuratori di Milano, la SEC (U.S. Securities and Exchange Commission) [equivalente Consob], e il dipartimento di giustizia delgi Stati Uniti che accerteranno i fatti e le eventualmente le responsabilità.

Inoltre aggiunge che "Eni e Saipem-Snamprogetti sono state volontariamente in contatto con gli investigatori per un certo tempo per fornire loro tutta la possibile cooperazione.

KBR si e' dichiarata colpevole a Febbraio alle accuse mossele negli Stati Uniti di aver pagato 180 milioni di dollari nello schema delle tangenti pagate in Nigeria a alti ufficiali.
KBR ha inoltre accettato di pagare una multa da 402 milioni di dollari, di cui la casa madre Halliburton ha accettato di pagare 302 milioni di dollari. Halliburton si e' anche accordata con la SEC per rigettare 177 milioni di dollari in profitti dal proprio bilancio per risolvere le accuse criminali."


(Audio: NPR radio sulla condanna del CEO della KBR, Jack Stanley)

La Snamprogetti era dunque in societa' con la KBR e quest'ultima ha ammesso che le tangenti sono state pagate. In seguito all'ammissione il CEO della KBR, Albert "Jack" Stanley ha patteggiato 7 anni di reclusione per corruzione internazionale in Nigeria e da Giugno 2009 sta collaborando con gli inquirenti e non e' scluso che si arrivi a pezzi piu' grossi della catena di comando della Halliburton.

Il documento con cui Stanley si dichiara colpevole e' disponibile su internet e si puo vedere qui. Negli States li hanno colti con le mani nel sacco, ora e' tutto alla luce del sole, tutto chiaro per il cittadino. In Italia vedremo come finirà il ramo dell'inchiesta che riguarda l'Eni.

Silenzi di Convenienza

Dal quotidiano Avvenire del 28 Luglio 2009:

Caro Direttore,
è da un po’ di giorni che sento tanta amarezza nel mio animo, amarezza che a volte sfocia in rabbia. Sono un sacerdote e vostro abbonato da tanti anni, ma da sempre compero quotidianamente il giornale Avvenire. Vi ringrazio di tutto quello che fate perché si combatta e non ci si adatti alla cultura corrente, di massa, di profondo egoismo e di banalità sconcertante che si estende e domina cuori e menti di tanti giovani. Vi ringrazio delle vostre battaglie su tantissimi temi. Ma sono deluso dal vostro atteggiamento circa quello che da settimane riempie alcuni giornali: la vita privata del presidente del Consiglio. Quale spazzatura, quale disgusto, quale miseria. Aveva ragione la moglie dicendo «Aiutatelo, è ammalato». E lui ora non nega lo squallore, ma lo indica come performance, come capacità, come virtù… Afferma: «Non sono un santo e gli italiani mi vogliono così». Ma quale falsità! Tanta è la mia sofferenza per il vostro atteggiamento di silenzio, di attesa di verifiche certe,, di… come il Tg! Ma perché non una parola chiara su quello squallore? Perché anche i Vescovi non sono così chiari e precisi come su tanti altri temi di morale? Perché, senza condannare il peccatore, non si dice quasi nulla di questo peccato d’immoralità? E lui se ne fa un vanto! Quanta sofferenza, quanta amarezza nel vedervi così quasi servili, così poco decisi e precisi a condannare una moralità così squallida che purtroppo inficia menti e cuori di tante persone, di tanti giovani. Dov’è la parola chiara, precisa, puntuale che condanna? E questo atteggiamento di prudenza (che io definisco di convenienza), non c’è solo su atteggiamenti di morale sessuale ma anche del dovere di accoglienza delle persone che fuggono dall’inferno e chiedono aiuto. Dov’è la tolleranza cristiana? Né sul suo giornale né nelle parole di tanti Vescovi c’è stata una condanna precisa, chiara, evangelica. Solo il mio vescovo , il cardinale Dionigi Tettamanzi e i Vescovi lombardi sono stati precisi sul dovere dell’accogliere. E li ringrazio di cuore. Ma non certamente la Cei né il quotidiano Avvenire. C’è tanta amarezza in me. Grazie dell’ospitalità per questo sfogo e grazie se risponderà e pubblicherà.

don Angelo Gornati, Limbiate


Caro don Angelo, la sua lettera è giunta sul mio tavolo lo stesso giorno in cui un grande quotidiano nazionale titolava in prima pagina: «Berlusconi, spuntano altre ragazze / e il giornale dei vescovi lo attacca». E anche ieri lo stesso giornale è tornato ad argomentare con solerzia ancora in prima pagina e sempre a partire da ciò che su Avvenire era stato pubblicato. Lei mi dice che è sgomento per il nostro silenzio, mentre altri, prendendo al volo le nostre parole, ci fanno addirittura gridare. A chi devo credere? Per come sono fatto, credo a lei, e cerco di capire che cosa mi vuol dire. Non mi costa farlo, e non mi costa immaginare che cosa passa per la mente dei nostri preti in una stagione in cui la scena pubblica offre spettacoli niente affatto confortanti. Sono loro in trincea e più di tutti sanno quanto costa rappresentare alla gente le esigenze della vita cristiana. Eppure, proprio perché mi immedesimo nella sua delusione, don Angelo, non posso rinunciare a dirle come vedo le cose. E cioè che Avvenire non è stato zitto. Ha parlato sul tema a più riprese: con un fondo di Rossana Sisti, con un secondo fondo di Gianfranco Marcelli, con un terzo intervento di Piero Chinellato, infine con una mia risposta collettiva ad alcune lettere, che è il testo da cui ha attinto Repubblica per fare il titolo di cui dicevo. Vede, per i media nazionali la posizione di Avvenire è inequivocabile, glielo posso assicurare. E lo stesso mi sento di dire per i nostri Vescovi: sia il presidente cardinal Bagnasco sia il segretario generale monsignor Crociata hanno colto le occasioni pastorali che si sono presentate per prendere posizione in modo netto sul piano dei contenuti come della prassi. Chiunque è stato raggiunto dai loro interventi ha capito quello che si doveva capire: alla comunità cristiana tocca tenere alto il contenuto della fede, e non cedere a compromessi. Avvenire ha dato puntualmente conto di entrambe le loro prese di posizione. Per questo, pur con tutto il garbo possibile, non me la sento di accogliere la sua accusa di «convenienza». Non solo mi sembra ingenerosa, ma anche ingiusta. Provi a immaginare che cosa avrebbe fatto lei se nel Comune in cui opera si fosse presentata una situazione moralmente critica come quella nazionale. Avrebbe parlato chiaro, da prete, o avrebbe organizzato la dissidenza? Immagino che avrebbe fatto fino in fondo il prete. Che è, se ci pensa bene, esattamente la linea seguita dai Vescovi. Quanto agli immigrati, lei loda il pronunciamento dell’episcopato lombardo e ringrazia il suo arcivescovo, il cardinale Tettamanzi. E fa bene. Se, poi, avesse tenuto presente quanto il presidente della Cei aveva articolatamente detto a proposito della politica migratoria in occasione dell’assemblea generale dei Vescovi, non avrebbe colto divaricazioni. La cultura è naturalmente la stessa e anche l’approccio pastorale alla questione è il medesimo. Avvenire è stato zitto anche su questa tematica? Davvero difficile da sostenere e da dimostrare. Forse non s’è pronunciato in termini 'da scomunica' verso quanti operano in direzione opposta all’accoglienza. Ma lei crede che le parole grosse aiutino a convincere chi condivide e asseconda certe battaglie della Lega? Si sbaglia, don Angelo. Noi, rispetto ai problemi che pone l’immigrazione, dobbiamo parlare e muoverci in maniera da non perdere per strada la nostra gente, e non regalarla a posizioni culturali di chiusura. Dobbiamo invece con lucidità e lungimiranza continuare a tessere quello spirito comunitario che, per natura sua, è anche e necessariamente inclusivo. La saluto.

Friday, July 24, 2009

Chiodi a Cupello


(Video della serata di Cupello. Tutto inizia dalla domanda di Maria Rita sulla petrolizzazione di TUTTO l'Abruzzo. Grazie al Comitato Abruzzese del Paesaggio per il video, sul loro sito i video di tutta la serata.)



da Il Messaggero:

Chiodi costretto a lasciare un dibattito sotto scorta
di NOVELLA DI PAOLO

CUPELLO - Sembrava un incontro come tanti altri, tranne il ritardo di oltre un'ora. A Cupello, una sera di metà estate, per discutere del futuro dell'Abruzzo. Enrico Di Giuseppantonio, Calogero Marrollo, Remo Gaspari. Gianni Chiodi, il più atteso da pubblico e telecamere, arriva alle 20, bloccato sull'A14 da un incidente. Il tempo di finire il discorso e arriva la prima domanda, la prima e l'ultima. La fa Maria Rita D'Orsogna, professoressa all'università di Los Angeles. «Cosa ne pensa presidente del fatto che l'Abruzzo sta diventando un distretto minerario?» chiede al microfono. Chiodi ascolta e risponde: «Tra 10 anni vedrete che non sarà successo niente. Questa è una prospettiva falsa. Non capisco perché vi siete fissati». Il pubblico si agita, altra gente risponde dalla platea: «Vogliamo le carte». «Questa è la mappa delle concessioni- dicono due signore srotolando una cartina- e sono già state approvate». Chiodi ribadisce «Non sarà così, ma perché continuate ad attaccarmi?». Dal palco riprendono la parola. «Questa è maleducazione- sottolinea un organizzatore-. Per questo vi hanno cacciato dalla politica». La gente alza la voce, qualcuno si avvicina alla scrivania, al presidente, «non siamo politici, siamo cittadini, questa non è democrazia». Intanto arrivano i carabinieri, l'incontro va avanti, parla Gaspari che dice dei contestatori, «fannulloni che vogliono fare basso proselitismo». Di Giuseppantonio tenta di placare gli animi, ma il dibattito è sospeso. Chiodi viene accompagnato fuori dai vigili urbani, la gente lo riempie di domande. Fuori l'aspetta l'auto blu, scortata dai carabinieri: «Sono spaventato dalla gente che solo immaginando che io abbia idee diverse dalle loro, mi attacca in questo modo» dice prima di salire in macchina. La D'Orsogna, ancora incredula del polverone scatenato, sussurra: «Non volevo attaccare nessuno, non ho alcun interesse in questa storia».



Altri versioni piu' dettagliate della stessa serata:

da; blog di Maria Rita D'Orsogna - parte 1 e parte 2
dal blog di Hermes Pittelli
dal blog di Allegria Di Naugragi
dal sito del Comitato Abruzzese del Paesaggio con video
dal blog Pensiero Rosso con video
dal blog di Emergenza Ambiente Abruzzo
dal blog di Mare Libero
dal blog di Proposte per Chieti
dal sito Piazza Rossetti
dal sito Periodico Il Grillo
dal sito Abruzzo24ore.tv

Wednesday, July 22, 2009

Vega Oil SpA in Abruzzo

(Foto: riquadro di giornale con avviso della Vega Oil SpA
della richiesta di compatibilita' ambientale al ministero per
il pozzo Elsa 2, a 7 km dalla costa di Ortona. Grazie Nino)


La trasformazione della reigone Abruzzo in distretto minerario prosegue nel silenzio generale di una classe politica che si occupa di petrolio solo nei periodi di campagna elettorale. Dopo gli annunci del "vedremo e faremo" seguiti alle ultime elezioni regionali, il presidente Chiodi e la sua giunta non hanno fatto nulla di concreto.

La mentalita' pro-grandi-compagnie e' stata rimarcata anche dall'assessore all'ambiente della provincia di Chieti, appena eletto, che ha tenuto a precisare che BISOGNA salvaguardare gli interessi dell'Eni. Il racconto incredibile di questa storia, piccolo esempio dell'arretratezza dell'Abruzzo e dell'Italia del XXI secolo si trova qui sul blog di MR.

Mentre i nostri politici, con la sola eccezione di pochi sindaci, dicono che se ne occuperanno, che devono vedere le carte, che devono capire, che devono non si sa che... la trasformazione dell'Abruzzo a distretto minerario va avanti INDISTURBATA.

Secondo i calcoli fatti dal WWF le concessioni petrolifere riguardano il 50% del territorio e l'80% della popolazione (Fonte: qui). Per qualche imprenditore d'assalto questi numeri si trasformeranno in grossi profitti, per noi altri distruzione della salute umana e del territorio in cambio di royalties ridicole, tra le piu' basse al mondo. L'Abruzzo come lo conosciamo oggi scomparira': vedi Val d'Agri in Basilicata, Falconara, Taranto, Busalla, Sarroch e simili.

La foto riportata sopra e' la scansione dell'annuncio della Vega Oil SpA apparso sulla stampa locale. Quell'annuncio e' l'ennesima prova che la petrolizzazione avanza indisturbata. Dopo l'Eni, la Petroceltic, la MedOliGas ecco che ariva anche la Vega Oil.

La Vega Oil Spa e' una azienda detenuta al 100% dalla canadese Cygam Energy Inc. Il presidente di Vega Oil e' Giuseppe Rigo, mentre il presidente, CEO e direttore di Cygam Energy e' Dario Sodero. Nomi e cognomi italiani, studi fatti in Italia. I loro profili sono qui.

Lo sanno proprio tutti che l'Italia e' il paradiso del petroliere e nel report annuale agli investitori quelli della Cygam lo spiegano proprio bene. Da pagina 7:
Italy’s royalty structure is one of the best in the world. For offshore permits, the state royalty on oil production is only 4%, with a provision that no royalties are paid on the first 300,000 barrels of oil production per year, per field. This represents a royalty free production on the first 822 barrels of oil per day, per field. Offshore gas production is subject to a 7% royalty, but the first 1,750 MMcf per year, per field (or approximately 4.8 MMcf per day), are also royalty free. For onshore permits, the state royalty on production of both oil and gas is a maximum of 7%, with a provision that no royalties are paid on yearly production less than 125,000 barrels of oil and 700 MMcf of gas, per field (or approximately 340 bopd and 1.9MMcf/d). The corporate tax is a maximum of 33% and there are no restrictions on repatriation of profits.

che dice piu' o meno cosi':
La struttura delle royalties in Italia e' una delle migliori al mondo. Per i permessi in mare, le roylatie sono del 4%, con la clausola che non si paga nulla per i primi 300.000 barili di petrolio all'anno, per campo. Questo significa che i primi 822 barili al giorno [51.000 litri], per campo sono gratuiti. Per il gas invece, in mare, c'e' una royalty del 7%, ma i primi 1750 MMcf [1750 milioni di cubic feet = circa 50 milioni metri cubi] per anno, per campo sono gratuiti. Su terra, le royalty statali sono al 7% e non sono dovute se la produzione annulae e' meno 125.000 barili di petrolio [circa 19 milioni di litri] e meno di 700 MMcf di gas [19 milioni di metri cubi] per campo. Le tasse sulle societa' sono al massimo del 33%.

Se vivessimo in una stato giusto loro pagherebbero piu' royalties (50% come in altri paesi?) e noi meno tasse sulla benzina alla pompa. Ma siamo in Italia, paradiso del petroliere e purgatorio del citttadino senza santi in paradiso.

Se i ministeri competenti autorizzeranno la Vega Oil ci sara' a SOLI 7 KM dalla costa di Ortona, in acqua profonda 33 metri, una piattaforma a partire dalla seconda meta' del 2010. Secondo i dati del ministero dello sviluppo economico la Vega Oil e la Petroceltic detengo i diritti della concessione al 60% - 40% (Fonte: qui). Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei ?

Abruzzesi e politici sveglia: la spiaggia a 5 minuti da casa con l'acqua ancora decentemente pulita e l'aria buona non durano per sempre.

Per concludere riporto una mappa dalla presentazione agli investitori del 2008 della Cygam Enegy. Quella che si vede sotto e' la costa Abruzzese, zona di Ortona, San Vito e Francavilla. Quante decine di migliaia di persone vivono in quel lembo di terra mostrato in figura ? Quanti appezzamenti di terreno sono coltivati e danno da vivere a intere famiglie ?
Sulle mappe dei petrolieri le citta' non ci sono mai, per uno seduto in un ufficio in Canada o a Roma puo' sembrare un dettaglio, per noi altri no.

(Foto: concessione Br268RG dalla presentazione Cygam Energy Inc agli investitori)




Testo del comunicato della Vega Oil S.p.A. apparso sul quotidiano il Centro del 20 Luglio 2009:

RICHIESTA DI PRONUNCIA DI COMPATIBILITÀ AMBIENTALE
Al MINISTERO DELL 'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO
E DEL MARE E Al MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
Pozzo per ricerca dl idrocarburi liquidi e gassosi "Elsa 2"

La Società Vega Oil S.p.A., con Sede legale e Uffici in Rama, Via Romeo Romei, 27 ( CAP 00136), titolare del Permesso dl Ricerca " B.R268.RG ", situato nel mare Adriatlio, zona "B ", rivolge istanza al Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare e al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ai sensi dell'art.23 del D.Lgs. n.152 del 3 aprile 2006, come modificato dal D.Lgs. n.4 del 16 gennaio 2008, per la pronuncia di compatibilità ambientale relativa al progetto di " Perforazione del pozzo per idrocarburi Elsa 2 ", ubicato nel Mare Adriatico allargo delle coste abruzzesi, circa 7 km allargo di Ortona (provincia di Chieti). II progetto consiste nella perforazione di un pozzo della profondità di circa 4700 m per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi a mezzo di un impianto di perforazione di tipo "jackup". L'attività avrà una durata di circa tre mesi. II progetto e lo Studio d'Impatto Ambientale comprensivo della sintesi non tecnica sono depositati per la pubblica consultazione presso:
• Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Salvaguardia Ambientale, via Cristoforo Colombo, 44 (00147) ROMA; .
• Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per la Qualità e Tutela del Paesaggio e l'Arte Contemporanea, via San Michele, 22 (00153) ROMA.
Ai sensi dell'art.23 del D.Lgs.n.152 del 3 aprile 2006, come modificato dal D.Lgs.n.4 del 16 gennaio 2008, chiunque abbia interesse può presentare, nel termine di 60 giorni dalla data di questa pubblicazione, istanze, osservazioni 0 pareri in forma scritta a: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Salvaguardia Ambientale, via Cristoforo Colombo,44 (00147) ROMA.

ABRUZZO, QUALE FUTURO


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Mercoledì 22/07/2009, ore 19.00 presso la sala consiliare del Comune di Cupello


Convegno sull’economia, occupazione e

sviluppo della Regione Abruzzo


INTERVERRANNO

Matteo PARADISO Ing. Ambientale;

Calogero MARROLLO, Pres. Conf. Abruzzo;

Enrico DI GIUSEPPANTONIO, Pres. Prov. Di Chieti;

Gianni CHIODI, Pres. Reg. Abruzzo;

BELLANO Silvio, Pres. C.V.D.C.

Conclude: On. Remo GASPARI.


I signori sopra indicati pretendono di discutere del futuro dell'Abruzzo senza gli Abruzzesi. Andiamo a fare la nostra parte:


1) a sentire cosa hanno da offrire questi "personaggi"

2) a prendere nota di eventuali cavolate

3) a dire la nostra

Per chi viene da nord il punto di incontro: parcheggio della Cantina Sociale di Ortona a ridosso uscita autostrada ore 17,30.

passate parola.......

Saturday, July 18, 2009

Eni in Nigeria - I

(Foto: il top-manager della Halliburton, Albert "Jack" Stanley
ha patteggiato 7 anni di reclusione per corruzione internazionale in Nigeria.)


da Corriere.it:

Inchiesta sulla Snamprogetti del gruppo Eni. I pm: politici pagati per gli appalti
«Tangenti italiane sul gas nigeriano»
Perquisiti gli uffici della Saipem, indagati due manager per corruzione internazionale. In ballo una «dazione» multinazionale da 182 milioni di dollari


MILANO —
A sera, la per­quisizione iniziata in mattina­ta è ancora in corso negli uffi­ci del gruppo Eni a San Dona­to, e la selezione di carte e di e-mail nell’Area commerciale e nell’Audit interno dell’ex Snamprogetti (oggi incorpo­rata in Saipem) è il primo at­to visibile della nuova inchie­sta, per l’ipotesi di reato di corruzione internazionale, aperta dalla Procura di Mila­no sull’operato della società del «cane a sei zampe». In ballo c’è la quota italia­na di tangenti multinazionali pagate sugli appalti del gas in Nigeria: la parte di pertinenza Snamprogetti dei 182 milioni di dollari che il consorzio in­ternazionale Tskj (partecipa­to dall’americana Kbr, dalla giapponese Igc, dalla france­se Technip e appunto dall’ita­liana Snamprogetti) pagò tra il 1994 e il 2004 a politici e bu­rocrati della Nigeria in cam­bio degli appalti da 6 miliardi di euro per i sei colossali im­pianti di estrazione e stoccag­gio del gas liquefatto del giaci­mento di Bonny Island, zona da anni al centro del conflitto tra le forze governative e i guerriglieri che si battono contro lo sfruttamento del delta del Niger.

Reo confesso
Nata in Francia, cresciuta in Gran Bretagna e lievitata negli Stati Uniti, l’inchiesta milanese si nutre delle am­missioni di Albert Jackson Stanley, il top manager che dall’indagine in Texas è usci­to concordando 7 anni di pe­na dopo essere stato al timo­ne della multinazionale ame­ricana Kbr, controllata dalla Halliburton che all’epoca ave­va al vertice Dick Cheney, poi assurto alla vicepresidenza Usa nell’era Bush.

«31 Luglio 2004»
Ma le diversità degli ordi­namenti giudiziari fanno sì che l’indagine milanese abbia ora tempo proceduralmente ancora utile per scandagliare soltanto l’ultima fase dell’affa­re: e cioè la sottoquota di tan­genti pagate dal quadricon­sorzio multinazionale in rela­zione al contratto del 31 lu­glio 2004 per il sesto impian­to (denominato «treno 6»).

Prescrizione
Due le persone indagate, manager della ex Snampro­getti (attuale Saipem), ma so­lo per il periodo 2002- 2004. La data estiva della perquisi­zione — affidata quasi in ex­tremis dai pm Fabio De Pa­squale e Sergio Spadaro alla Guardia di Finanza, alla Poli­zia e agli esperti informatici della sezione della Procura— segnala invece che l’acquisi­zione di documenti operata dai magistrati serve anche a valutare se iscrivere nel regi­stro degli indagati la persona giuridica della società del gruppo Eni: evento infatti an­cora possibile soltanto per 13 giorni, prima che si consumi interamente il termine di 5 anni oltre il quale si prescrive la responsabilità amministra­tiva delle società per reati commessi dai dipendenti nel­l’interesse aziendale (legge 231 del 2001). I manager indagati dell’al­lora Snamprogetti sarebbero stati quelli più vicini al comi­tato direttivo del consorzio Tskj, la sede decisionale dove secondo Stanley si concorda­va di usare il paravento di «contratti di consulenza» co­me «canali di corruzione» dei vertici nigeriani attraverso una doppia intermediazione dei soldi: prima dal consorzio a un trio di società costituite dal consorzio di imprese nel paradiso fiscale portoghese di Madeira; e poi da esse ad altre due aziende che smista­vano i pagamenti ai politici nigeriani su conti svizzeri e monegaschi, ovvero la Tri-star di un avvocato d’affa­ri inglese a Gibilterra (Jeffrey Tesler, arrestato in Gran Bre­tagna) e una azienda giappo­nese di pubbliche relazioni. Nel febbraio scorso, la Kbr-Halliburton ha concorda­to con il Dipartimento di Giu­stizia di Houston (Texas) una multa di 579 milioni di dolla­ri da pagare allo Stato e alla Sec (l’equivalente americano della Consob), ammettendo che il suo ex amministratore delegato Albert «Jack» Stan­ley aveva pagato tangenti in Nigeria. Stanley ha pure am­messo, e accettato 7 anni. Cabina di regia Che le tangenti siano state pagate, dunque, appare fuori discussione. Quel che però la ex Snamprogetti del gruppo Eni nega è di aver mai sapu­to, e tantomeno condiviso, che il consorzio internaziona­le al quale partecipava le aves­se pagate. Sul punto, però, Stanley negli Stati Uniti ha af­fermato che la cabina di regia («steering committee») del comitato direttivo del consor­zio Tskj «prendeva le più im­portanti decisioni per conto della joint venture, inclusa la scelta se ingaggiare consulen­ti che assistessero il consor­zio per ottenere i contratti, chi pagare come consulenti, e quanto pagarli. Profitti, introi­ti e spese, incluso il costo de­gli agenti, furono divisi equa­mente tra i quattro partners» del consorzio Tskj. Generali d’oro Ma a chi andò questo fiume di soldi? Dalle carte di inchie­sta emerge il ministro nigeria­no del Petrolio dal 1995 al 1998, Dan Etete, condannato a marzo dalla Corte d’Appello di Parigi a una multa di 8 milioni di euro per aver incassato 15 milioni di dollari in tangenti che aveva utilizzato per acqui­stare alcuni immobili in Fran­cia, compreso un castello. Ma molto di più, secondo quanto si legge nelle carte dell’indagi­ne americana, sarebbe stato pagato al generale Sani Aba­cha, morto nel 1998 dopo aver governato con il pugno di ferro la Nigeria dal 1993: a lui sarebbero andati, tramite l’avvocato di Gibilterra, dai 40 ai 45 milioni di dollari. Il presi­dente nigeriano fino al 2007, Olusegun Obasanjo, avrebbe inoltre ricevuto nel 2002 circa 23 milioni; mentre il generale Abdulsalami Abubakar, presi­dente per un solo anno, di mi­lioni ne avrebbe comunque in­cassati 2,2 sul suo conto sviz­zero.

«Collaborazione»

Fonti difensive del gruppo Eni non hanno commentato ie­ri i presupposti della perquisi­zione, mentre fonti dell’azien­da ribadiscono la doppia posi­zione che il «cane a sei zam­pe » aveva rappresentato due anni fa quando negli Stati Uni­ti era stato chiamato indiretta­mente in causa dall’esito del­l’inchiesta americana sulle tan­genti. Primo: società dell’Eni non hanno mai pagato tangen­ti per gli appalti in Nigeria. Se­condo: «fin dal giugno 2004» il gruppo Eni ha offerto agli in­quirenti americani e alla Sec «collaborazione volontaria», anche «con la consegna di do­cumenti interni» sull’appalto.

Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
Giuseppe Guastella
gguastella@corriere.it
18 luglio 2009

Thursday, July 16, 2009

Chiodi rispondi

Sulmonesi vs.Snam

Scontro sul metanodotto Foligno-Sulmona: agricoltori sulmonesi contro la Snam



SULMONA. Non si fermano le proteste contro il metanodotto Foligno-Sulmona e la centrale di compressione del gas sulmonese che vorrebbe costruire la Snam; questa volta a manifestare sono oltre 120 coltivatori e proprietari terrieri.

Causa del contendere è la “dichiarazione di pubblica utilità”, precedentemente ottenuta dalla Snam ma scaduta il 27 giugno scorso senza nessuna opera avviata a causa della forte opposizione delle popolazioni locali.
La Snam naturalmente sta inviando al Ministero una nuova istanza, per riavere la dichiarazione di pubblica utilità, ma di nuovo sta trovando molte opposizioni al suo intento.
I contrari alla realizzazione del metanodotto e della centrale di compressione del gas che si vorrebbe realizzare a Sulmona, hanno inviato al Ministero per lo sviluppo economico le loro osservazioni per chiedere che questa dichiarazione di pubblica utilità non venga riassegnata.
«Tali impianti», secondo gli agricoltori di Sulmona, «comportano seri danni e consistenti limitazioni alle coltivazioni, con conseguente deprezzamento del valore dei terreni».
Il passaggio del metanodotto inoltre, come spiega il “Comitato salvaguardia territorio e salute”, «rischia di sconvolgere l’assetto idrogeologico delle aree interessate, in particolar modo nelle zone di Fonte d’Amore e Badia, dove la falda idrica è a pochissima profondità e dove sono presenti numerose sorgenti».
In quelle zone non mancherebbero nemmeno reperti archeologici, come testimoniano le antiche canalizzazioni delle bonifiche realizzate dai celestini molti secoli fa.
Gli agricoltori inoltre hanno forti perplessità riguardo la costruzione di un grande metanodotto e di una centrale di compressione del gas in un territorio altamente sismico.
«E’ paradossale – spiega il comitato di cittadini – il tracciato del metanodotto sembra sia stato scelto per inseguire la faglia attiva del Morrone e la stessa centrale è localizzata in una zona vicina all’epicentro dell’evento sismico del 29 marzo scorso, fra Sulmona e Cansano».
Il silenzio invece è la linea seguita dal Comune, che non si è ancora pronunciato in materia.
Il comitato salvaguardia territorio e salute fin dal 9 giugno scorso dichiara di aver scritto al sindaco ed al presidente del Consiglio comunale per far sì che il Comune di Sulmona facesse pervenire al Ministero le sue osservazioni contro l’istanza Snam.
Ma fino ad oggi non si ha notizia della convocazione del Consiglio comunale.
«Ormai manca poco al termine di scadenza per le osservazioni – concludono dal comitato cittadino – e se il Comune non si pronuncerà, avrà perso un’importante occasione per difendere il nostro territorio ed i diritti non soltanto dei coltivatori, ma di tutti i cittadini».
Una delle poche certezze della vicenda, è che lo scontro, ormai trascinatosi da mesi, si preannuncia, come accade spesso in Abruzzo, lungo ed estenuante.

s.t. 16/07/2009 14.48

Wednesday, July 15, 2009

Geopolitica del petrolio - Congo

da Reuters.com del 15 Luglio 2009:

Sassou-Nguesso, attuale presidente della 'repubblica' del Congo ha vinto le ultime elezioni. Con il 78.6% dei voti, Sassou-Nguesso e' stato confermato alla guida del paese per altri 7 anni. L'affluenza al voto e' stata bassa dopo che i suoi maggiori oppositori sono stati impossibilitati a candidarsi alle elezioni e il conseguente boicottaggio da parte delle opposizioni.

La Repubblica del Congo produce 220 mila barili al giorno di petrolio ma oppositori e critici del governo dicono che la popolazione di 3.7 milioni di persone non ne ha tratto nessun beneficio.

Sassou-Nguesso e' uno dei 3 presidenti africani il cui patrimonio personale e' sotto investigazione da parte di un giudice francese.

La Francese Total e' il maggior produttore di petrolio in Congo, seguita dall'Italiana Eni.

Monday, July 13, 2009

Fusione Agi(Eni) - Radiocor(Sole24Ore)

(Foto: strutture Eni ad Ortona viste da "dietro le sbarre".)

Secondo quanto riportato da ReutersUK, Eni e IlSole24Ore sono in trattativa per fondere le rispettive agenzie giornalistiche: AGI per l'Eni e Radiocor per IlSole24Ore. Le due società daranno vita ad una nuova agenzia giornalistica controllata al 50:50 di cui l'Eni sceglierà l'amministratore delegato e IlSole24Ore il direttore. In totale le due agenzie occupano circa 150 giornalisti.

I petrolieri dell'Eni non perdono il vizio del controllo dell'informazione, anzi, rilanciano arrivando a controllare direttamente le notizie economiche diffuse dal principale giornale economico nazionale.

Prendiamo una notizia a caso che e' riportata oggi da ReutersUK secondo cui in Italia la borsa del gas stenta a decollare. Nei prii giorni dopo l'avvio della borsa non ci furono addirittura contrattazioni e il principale imputato sarebbe proprio l'Eni che controlla il 40% del gas venduto in Italia. Secondo gli esperti della borsa del gas interpellati da Reuters la posizione monopolistica dell'Eni causa un danno diretto ai consumatori che potrebbero invece beneficiare di bollette più basse. Il problema e' che se l'Eni controlla il 90% del gas importato in Italia, nessun altro operatore internazionale vorrà vedra' conveninete venire da noi.

Una simile notizia gia' non esiste oggi sui quotidiani italiani e bisogna andare a leggerla in UK, figuriamoci piu' avanti quando Radiocor e Agi saranno fuse. Per quanti anni si e' nascosto sulla stampa nazionale lo scandalo della Val d'Agri e della distruzione dell'economia Lucana a causa del petrolio? Ci sono voluti anni per far filtrare qualche piccolo, piccolo pezzetto di informazione al grande pubblico e tutt'ora e' un argomento tabu per il bravo giornalista schiavo e rassegnato.

L'Italia e' sempre più una nazione basata sui soliti 4 nomi e le solite 4 industrie, tutti gli altri non contano.

Invitiamo i rappresentanti dell'Eni a venire a Pescara il 18 Luglio alla manifestazione contro il petrolio in Abruzzo. Invece di stare qui a leggere, venite a Pescara che ne parliamo a voce. Mi raccomando, fatevi riconoscere, arrivate con la macchinina bianca con il logo Eni sulle portiere. Vi aspettiamo.

Vi ricordate, ci siete gia' stati a Pescara:





Comunicato da Business Finance News:

ENI, IL SOLE 24 ORE

Eni and Il Sole 24 Ore are discussing merging their respective news agencies, Agi and Radiocor, two sources close to the operation told Reuters.

Eni's chemicals subsidiary Polimeri Europa had to suspend operations at its Porto Torres cracking unit in Sardinia because economic crisis hit demand for its output, Eni's Chief Executive Paolo Scaroni said in a letter cited by several newspapers on Saturday.

Sunday, July 12, 2009

I conti della provincia non tornano

(Foto: giunta provinciale di Chieti a seguito delle elezioni amministrative
del 2009. In alto al centro il presidente della giunta Di Giuseppantonio.
Fonte: PrimaDaNoi.it)



Di Giuseppantonio parte male.

E' servito piu' di un mese per spartire le dieci poltrone della giunta provinciale ma nonstante le premure e i conti al bilancino non ci siamo. I conti tornano forse per i partiti e la casta che hanno appoggiato, aiutato e approvato le scelte per la giunta regionale. Per il cittadino che e' andato a votare e' tutta un'altra storia, avevamo detto delle cose e loro come al solito hanno fatto quello che hanno voluto.

In ogni elezione ci sono le liste dei candidati, degli eletti e infine di quelli che fanno parte del l'esecutivo. Visto che tra la ufficializzazione della giunta e le elzioni e' passato piu' di un mese, molti si saranno dimenticati di quelli che erano i candidati, gli eletti e i trombati. Me ne ero dimenticato pure io e infatti sono andato a ricontrollare: non l'avessi mai fatto.

Prima di vedere le liste, faccio una piccola precisazione. Cercare l'elenco ufficiale con i nomi degli eletti e il relativo numero di voti ricevuto sui siti istituzionali e' una missione impossibile. Il sito della provincia di Chieti, organo per cui siamo andati a votare, riporta solo la suddivisione del voto in percentuale tra i vari partiti. I nomi sono invece presenti sulla stampa fai da te dei blog e dei giornali online. Anche il tribunale di Chieti che aveva il compito di ufficializzare i risultati non ha nessun tipo di informazione sulle elezioni. Per la prefettura di Chieti stesso discorso, inutile. L'Italia e' ferma all'eta' della pietra informatica, l'importante e' fare i 'fregni' al G8.

La nuova giunta che Di Giuseppantonio presenta sotto l'insegna della "pulizia e trasparenza dell'amministrazione" e' composta da 10 nomi. I buoni propositi si sprecano alla presentazione: "Via i nomi degli amministratori, presidente ed assessori, dai cartelloni degli appalti – ha sottolineato Di Giuseppantonio - noi applicheremo la separazione tra la politica e la gestione. Nessuno si intrometterà nelle attività dei dirigenti sia nelle decisioni amministrative sia nelle assunzioni". Di Giuseppantonio parte con annunci "pesanti", vedremo come finira'. Intanto ecco la nuova giunta della Provincia di Chieti cosi' come riportata da diversi siti (Fonte: PrimaDaNoi.it, ADNKronos, Teate.net):

-Antonio Tavani, eletto per il Pdl con 2.332 voti, attuale sindaco di Fara S. Martino, unico consigliere provinciale uscente del centro destra rieletto, il quale rivestira' la carica di vice presidente;
- Nicola Campitelli, Udc, eletto con 1.469 voti, gia' assessore alle attivita' produttive dal 2004 al 2009 al comune di Castel Frentano;
- Eugenio Caporrella, Pdl, eletto con 1.869 voti attuale assessore all'ambiente a Lanciano;
- Daniele D'Amario, Pdl, eletto con 2.314 voti, attuale consigliere di minoranza a Francavilla, gia' assessore comunale dal 1998 al 2008;
- Remo Di Martino, Pdl, eletto con 1.545 voti attuale presidente del consiglio comunale di Ortona;
- Donatello Di Prinzio, Alleanza per Di Giuseppantonio, eletto con 1.231 voti attuale capogruppo di minoranza al comune di Guardiagrele;
- Gianfranca Mancini, unica donna dell'esecutivo, Pdl, eletta con 2.012 voti, attuale consigliere comunale di minoranza di Chieti;
- Alessio Monaco, Mpa, attuale sindaco di Rosello, presidente della comunita' montana Medio Sangro;
- Mauro Petrucci, Udc, eletto con 1.571 voti, attuale sindaco di Ripa Teatina;
- Silvio Tavoletta, Pdl, eletto con 2.295 voti, direttore del Cus dell'universita' d'Annunzio.

Questa e' invece la lista degli eletti nel consiglio provinciale, cosi' come da responso delle urne elettorali. Questa che segue e' il risultato della VOLONTA' DEGLI ELETTORI (Fonte: IlGrillo_online, IlCentro, Giornale D'Abruzzo, PrimaDaNoi.it):

Presidente (consigliere con diritto di voto): Enrico Di Giuseppantionio.
Lista “Il Popolo della libertà – Berlusconi per Di Giuseppantonio”: Daniele D'Amario, Enrico Rispoli, Silvio Tavoletta, Gianfranca Mancini, Antonio Tavani, Carla Di Biase, Paolo Valentino Sisti, Luigi D'Alonzo, Giovanni Donato Staniscia, Tonino Marcello.
Lista “Casini – Unione di Centro”: Nicola Campitelli, Giovanni Enzo Di Rito, Mauro Petrucci. Lista “Alleanza per Di Giuseppantonio”: Donatello Di Prinzio, Giorgio Di Clemente.
Lista “MPA - Abruzzo”: Arturo Scopino.
Lista “Theatina per la libertà per Di Giuseppantonio presidente”: Mario Antonio Di Paolo.
Lista “Costituente di centro – Di Giuseppantonio presidente”: Angelo Argentieri
Candidato presidente non eletto: Tommaso Coletti.
Candidato presidente non eletto: Angelo Ilario Domenico Orlando.
Lista “Partito Democratico”: Angelo Radica, Giuseppe Forte, Camillo D'Amico, Vincenzo Sputore, Antonio Tamburrino, Enzo Tucci.
Lista “Di Pietro – Italia dei Valori”: Michelino Natale, Palmerino Fagnilli, Eliana Menna.
Lista “Sinistra e Libertà”: Giovanni Mariotti.
Al posto dei componenti eletti che faranno parte della giunta entreranno in consiglio provinciale:Al posto degli assessori entreranno in consiglio provinciale: per il Pdl Nicola Mincone, Etelwardo Sigismondi, Roberto Di Campli, Fabrizio Montepara. Per l'Udc: Federico Fioriti, Antonio D'Ugo. Per la lista Alleanza per Di Giuseppantonio: Franco Moroni.

Il confronto tra le due liste e' presto fatto. Nella giunta che guidera' la Provincia di Chieti ci sono 3 nomi che non compaiono nella lista degli eletti.

Eugenio Caporrella, Remo Di Martino e Alessio Monaco NON sono stati eletti. Cosa ci fanno allora nell'esecutivo della provincia ?

Alessio Monaco non era candidato quindi non possiamo sapere come cittadini si sarebbero espressi nei suoi confronti. Per Caporrella e Di Martino la storia e' diversa e i loro nomi erano tra quelli votabili nelle urne. Entrambi sono stati respinti dai cittadini, per dirla in gergo tecnico-televisivo-giornalistico (Fonte: La7.it, Severgnini, IlCrillo,NewsFood.it) sono stati trombati alle urne. Per sfortuna, antipatia, storia politica personale o altro non lo sappiamo. Succede ed e' successo, ma perche' quei due signori che non sono stati eletti ce li ritroviamo dentro una istituzione pubblica a governare ? Noi elettori avevamo detto di non volerceli li come consiglieri, figuriamoci come membri della giunta esecutiva.

Aspettiamo (e speriamo..) che Di Giuseppantonio ci spieghi.

Considerando che Caporrella e Di Martino ricoprono ruoli di rilievo in altri comuni, non sarebbe forse opportuno che si dimettessero da tali ruoli ? Ma anche gli altri membri della giunta ricoprono ruoli di rilievo in altre istituzioni del territorio con sindaci, assessori e consiglieri che sono tutt'ora in carica.

Di Giuseppantonio ha portato dei volti nuovi sulle vecchie poltrone della provincia ma questa e' tutta gente che circola da parecchio, professionisti della politica locale. Se Di Giuseppantonio voleva puntare sulla trasparenza forse sarebbe stato meglio scegliere delle faccie nuove, anche se qui entriamo nel campo della fantapolitica.

Saturday, July 11, 2009

Friday, July 10, 2009

Il Parco dei Sogni

(Foto: costa teatina. Fonte: qui)

Il Parco della Costa Teatina sembra esistere solo nella carta, nei fatti e' morto prima ancora di nascere. L'articolo che riporto sotto lascia intravedere l'ipotesi di società mista pubbliche/private, il famoso project financing. Per come la vedo io o una cosa e' pubblica o e' privata, gli interessi degli uni non sono mai quelli degli altri. Uno vuole fare profitti mentre uno vuole dare servizi, possibilmente gratuiti, ai cittadini.

Di società miste che abbiano portato benefici ai cittadini non ho viste ancora, qualcuno mi dia qualche esempio, forse sono io che non ho la giusta conoscenza del territorio. Mi viene in mente il mercato coperto di Lanciano, anche quello e' stato affidato ai privati con un risultato piuttosto deludente: una rintonacata e trasformazione in semi-centro-commerciale. I pochi contadini rimasti che vanno a vendere sono ormai solo un fastidio per quella struttura.


da Il Messaggero:

Parco senza soldi, progetto fermo
Nell’area di risulta dell’ex ferrovia
regna il degrado. Rischio speculazioni


di MARIO GIANCRISTOFARO

LANCIANO - Prima si era parlato di un "parco della costa teatina". Poi, di una "pista ciclo-pedonale". Risultato, il nulla assoluto. Anzi è successo di peggio: alcune ex stazioni devastate dai vandali; l'ex tracciato ferroviario lasciato nel degrado, tra erbacce e rifiuti di ogni genere; i Comuni e la Provincia impossibilitati ad intervenire per mancanza di soldi; l'ombra della speculazione dietro l'angolo. Questa in sintesi la situazione a cui oggi ci si trova di fronte, con l'estate ormai alle porte, nei 49 chilometri della Costa dei Trabocchi, tra Ortona e San Salvo, dove c'è stato l'arretramento delle Ferrovie dello Stato, da cui legittimamente tutti si aspettavano un rilancio in grande stile del turismo.
Adesso, dopo quattro anni di discussioni (la Ferrovia venne dismessa nel 2005), la situazione è la seguente. Messo da parte, in attesa di tempi migliori, il mega progetto del "parco della costa teatina", è pronto un progetto, messo a punto dall'ex Giunta Coletti e su cui è d'accordo anche il neo presidente della Provincia Di Giuseppantonio, per la realizzazione di un pista ciclo-pedonale lungo il tracciato dove una volta c'erano i binari. In più, stazioni e altre costruzioni ai Comuni per attrezzarvi strutture a servizio del turismo.
L'idea, tutto sommato, non sarebbe male, ma occorrono 20 milioni di euro per i 49 chilometri del percorso. Il ricorso ai fondi Fas (Fondi aree sottoutilizzate) è parsa la strada più percorribile, ma prima è arrivata la crisi economica mondiale, poi il terremoto in Abruzzo, e la maggior parte di questi fondi sono stati utilizzati diversamente. Ma qualcosa si deve fare, altrimenti le aree potrebbero essere vendute ai privati. Ed ecco, quindi, l'idea di mettere in campo società miste, con capitale pubblico e privato, per acquisire le aree e realizzarvi la pista ciclo-pedonale che conserverebbe l'ex tracciato ferroviario dalla speculazione edilizia. Naturalmente il progetto è complesso, in quanto ai privati bisogna pur garantire qualcosa, ma non impossibile. I privati, ad esempio, potrebbe gestire delle strutture turistiche per una certo numero di anni per rientrare delle spese: come dire, una specie di "progetto di finanza". Ma non tutti i sindaci e gli amministratori del territorio sono d'accordo. Il rischio è che si resti ancora nell'immobilismo.

Tuesday, July 7, 2009