Sunday, August 30, 2009

La raffineria di Sannazzaro de' Burgondi

(Foto: Rafineria Eni di Sannazzaro de Burgondi, a meno di 1 km da 2 centri abitati.
In giallo e' visibile l'area per la nuova espansione della rafffineria. Fonte: Sintesi Eni.)



In Abruzzo volevano fare la raffineria in mezzo ai vigneti del Montepulciano DOC. Ci siamo opposti, ci siamo arrabbiati e per ora (!) non se ne e' fatto nulla. Ma quello di fare raffinerie vicino i centri abitati e in mezzo agli appezzamenti coltivati e' un vecchio vizio dell'Eni.

In provincia di Pavia, sorge dal 1963 la raffineria di Sannazzaro de Burgondi nel bel mezzo dei campi coltivati a riso. Sannazzaro e Ferrera Erbognone sono i due centri che sorgono a meno di un chilometro dalla raffineria: 6.000 e 1.200 abitanti rispettivamente. L'impianto e' visibile nella foto sopra o su Google Maps. L'indirizzo della raffineria non lascia scampo: Via Mattei.

"Nata nel 1963 con una capacità di 5 milioni di tonnellate /anno, raddoppiata nel 1975, ristrutturata tra il 1988 ed il 1992 e potenziata con interventi di miglioramento tecnologico negli ultimi anni, la Raffineria vanta oggi un livello di complessità e capacità di conversione tra i più elevati in Europa" (Fonte: Eni).

E nel 2009, quale e' la capacita' di quella raffineria ? Secondo l'Eni siamo a 10 milioni di tonnellate/anno, ma non bastano, serve di più. La proposta depositata alla regione Lombardia parla di 11 milioni di tonnellate/anno da raggiungere con un ulteriore espansione della raffineria (zona gialla della foto sopra). Il nuovo pezzo di raffineria "rappresenta la soluzione per la conversione del "fondo del barile", consentendo da un lato un miglior sfruttamento delle risorse classiche anche in termini ambientali, dall'altro la valorizzazione di risorse a basso costo, come i greggi extra-pesanti , che nei prossimi anni svolgeranno un ruolo importante nella crescita delle forniture energetiche".

Cospargono i loro scritti con la parola ambiente ma quello che gli vogliono costruire e' il peggio del peggio dal punto i vista della salute delle persone. Agli amici di Sannazzaro che non sanno cosa sia il petrolio pesante (=amaro), il bitume, l'idrogeno solforato e un desulffuratore consiglio di informarsi. Il nuovo pezzo di raffineria serve per raffinare petrolio con basso indice API con processi molto più impattanti di quelli che hanno ora.

E le istituzioni locali dove sono ? Non sarà mica come a Ortona che l'amministrazione comunale era consenziente e qualcuno fa pure affari personali con i petrolieri l'Eni ?

Il sito del comune ha una ampia pagina dedicata alla raffineria con ampi pezzi presi col copia e incolla dal sito dell'Eni. Ormai raffineria e paese sono tutt'uno.

Sul blog cambiasannazzaro si parla di fenomeni di neve artificiale causati dalla condensa dei vapori della raffineria, vapori che dopo l'installazione del desulfuratore arriveranno a 1000 metri cubi per ora (Fonte: qui). Chissa' quanta robaccia c'e' dentro quella neve generatasi con i vapori di una raffineria...


*** NOTA del 19/9/2009: Un commento del coautore del video mette in dubbio la connessione tra la nevicata e i vapori della raffineria. Che sia artificiale o meno, il problema non cambia, la neve e' impregnata delle sostanze chimiche rilasciate dalla raffineria. ***

Che i vapori della raffineria siano un problema lo sanno anche all'Eni (e come!). La nuova ciminiera avrà infatti una altezza di 128 metri per "una migliore dispersione dei fumi di scarico", che comporteranno "un minor impatto ambientale". Parola di Eni.

Il veleno che spara fuori la raffineria e' finito anche su un report di Legambiente stilato per la raffineria di Taranto. Secondo lo studio di Legambiente del 2006 la rafffineria di Sannazzaro si colloca ai primissimi posti in Italia per l'emissione di sostanze altamente inquinanti, ricordiamo, a ridosso dei centri abitati e dei campi coltivati: 34.992 kg di benzene (al terzo posto dietro ILVA d Taranto e le raffienrie ERG di Priolo), 241 tonnellate di sostanze PM10 (quarto posto in classifica), 59 kg di Arsenico, 78kg di cadmio (terzo posto), 1434 kg di cromo (terzo posto).

Ma i numeri di Legambiente non contano, ingrandiamo la raffineria. Va tutto bene.

Thursday, August 20, 2009

Punta Aderci in fiamme

(Foto: da Il Messaggero)


Riserve naturali all'italiana: fuochi, bivacchi e campeggiatori abusivi dentro il parco. Volontari minacciati di morte.

Alcuni trogloditi sopravvissuti all'età della pietra hanno scambiato la riserva naturale di Punta Aderci per uno zoo per la conservazione della razza cavernicola. Credono di poter fare quello che vogliono. E hanno ragione.

Se porti un camper dentro un parco naturale e nessuno te lo sequestra, che problema c'e' ?
Se accendi un fuoco dentro un parco naturale e nessuno di da una multa o ti arresta, che problema c'e' ?
Se porti la tua macchina dentro un parco naturale e nessuno te la rimorchia, che problema c'e' ?
Se le leggi ci sono e nessuno le fa rispettare, che problema c'e' ?

Zero educazione, zero rispetto delle leggi, zero conseguenze per chi infrange le leggi, zero controllo. Dove e' il problema ?

Con questa gente e questa mentalita' non si va da nesusna parte. L'Italia sta affondando, un parco naturale alla volta, un centro oli alla volta, un tangente alla volta, una raccomandazione alla volta, un inciucio dietro l'altro.



da Il Messaggero del 20 Agosto 2009:

Fuoco nel cuore della riserva, è doloso
Vertice in Comune. Stanziati i primi fondi per potenziare la vigilanza

di GIANNI QUAGLIARELLA

VASTO - Fiamme nella notte nel cuore della riserva di Punta Aderci a Vasto, dove sono andati in fumo quasi tre ettari di macchia mediterranea. L’incendio, divampato in due punti diversi, è di matrice dolosa, anche se resta da stabilire se si è trattato di un gesto vandalico mirato o della distrazione di uno dei tanti giovani che, giunti anche da Emilia e Marche, hanno preso d’assalto la splendida area protetta. I danni sono ingenti, perché è andato in fumo quasi tutto il vallone che separa la spiaggia di località Mottagrossa dal vecchio tracciato ferroviario, almeno tre ettari.
Il campanello d’allarme era risuonato già prima di Ferragosto, quando un principio d’incendio aveva spinto il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, a effettuare un sopralluogo per accertare danni e natura dell’incendio. La rafforzata vigilanza della Cogecstre, che gestisce la riserva e delle Giacche Verdi, non è bastata: erano le 3 di ieri notte quando è stato dato l’allarme. Dal distaccamento di Via Madonna dell’Asilo le squadre dei pompieri hanno raggiunto la riserva e ci sono volute quattro ore di duro lavoro, fino alle 7 del mattino, per venire a capo della situazione. Sul posto, oltre a pompieri e volontari, sono arrivati i carabinieri che hanno identificato e contravvenzionato decine di persone: in molti, infatti, avevano bivaccato a Mottagrossa, ubriacandosi e accendendo fuochi che, vietati sulle spiagge, lo sono ancor di più nelle aree protette.
Ieri mattina, una volta avuto più chiaro il quadro della situazione, il sindaco Lapenna ha convocato un vertice straordinario in municipio: con lui l’assessore all’ambiente, Anna Suriani, Vicenzo Ronzitti per il comitato di gestione della riserva, Stefano Taglioli, guardia venatoria della Cogecstre. «Abbiamo subito stanziato fondi straordinari - dice la Suriani - per attivare la vigilanza notturna e la sistemazione di sbarre e dissuasori. I camper, a Punta Aderci, non possono sostare, ma è dura da farlo capire. Si pensi che, più volte, i volontari sono stati minacciati persino di morte da campeggiatori abusivi e da sconsiderati. Lancio un appello alle forze dell’Ordine, alla Forestale, affinché potenzino la sorveglianza. A Punta Penna, ad esempio, ha funzionato la presenza di polizia e vigili urbani che hanno alfine insegnato a parcheggiare in maniera corretta. Proprio sul fronte dei parcheggi - conclude la Suriani - con i fondi Cipe attiveremo due aree di sosta a ridosso della riserva. Le schede progettuali sono già pronte. Ma c’è bisogno di maggiore cultura ambientale da parte di tutti. Cittadini e liberi fruitori compresi».

Thursday, August 13, 2009

Agosto Ortonese

(Foto: Canadain Rifleman in Ortona, Italy, December 1943. Fonte: wwii.ca.
Nota: la foto non e' collegata al testo del post)



Sara' vero ?


da Il Messaggero.it del 13/8/2009:

ORTONA - Aria di crisi: il sindaco Nicola Fratino avvia una verifica della maggioranza. Tutto si è consumato nel corso della seduta consiliare di ieri mattina. Assise riunita per la surroga del Consigliere dimissionario del Partito democratico, Tommaso Coletti (al quale è subentrato Tommaso D’Anchini) e per prendere atto delle dimissioni del presidente del Consiglio comunale, Remo Di Martino, (nominato assessore alla provincia di Chieti) ed eleggere, quindi, un nuovo presidente. Ma tra le file della maggioranza si registrano ben tre assenze: Domenico De Iure (Udc), Annarita Guarracino (La Destra) e Annalisa Schiazza (PdL) e l’opposizione non ci sta a tenere in piedi, da sola, il numero legale dichiarando di voler abbandonare l’aula. Il Sindaco allora interviene dichiarando ufficialmente aperta una verifica politica prendendo atto che al momento non esiste una maggioranza: «Chi non si riconosce più in questo governo cittadino -ha dichiarato Fratino- lo deve dichiarare apertamente, assumendosene tutte le responsabilità. La città deve sapere che non sono io a tradire la fiducia dell’elettorato, bensì chi assume atteggiamenti vili che nascondono solo interessi personali. Avvio una verifica della maggioranza in raccordando con i vertici regionali e provinciali del Partito della Libertà. Da parte mia c’è la volontà di amministrare seriamente questa città e non certo di andare avanti alla giornata. Il momento è particolarmente importante: non possiamo perdere cospicui finanziamenti, abbandonando progetti importanti per la crescita di Ortona». Al momento non ci sono documenti ufficiali che parlino di ritiro delle deleghe degli assessori, ma Fratino non esclude di arrivare a farlo se entro poche ore non avrà «la certezza di poter contare su una vera maggioranza che mi permetta di amministrare senza problemi, altrimenti per me si può tornare anche al voto».
Da.Ce.

Tuesday, August 11, 2009

Turisti fai da te contro il petrolio

(Foto: Villeggianti contro catrame nella spiaggia di Secchetto, nella punta
sudoccidentale dell'isola d'Elba. Fonte: Repubblica.it )



Come e' ridotta male l'Italia, i turisti e i bagnanti si devono dare da fare per proteggere le loro spiagge. Qualche petroliera ha deciso di dare una lavatina alle proprie cisterne e ha scaricato in mare, come da prassi, gli scarti dei serbatoi. E ai turisti in vacanza all'Isola D'Elba non rimane altro da fare che mettersi al lavoro per salvare la propria spiaggetta.

La maggior parte degli articoli parla di 'catrame' ma il catrame e' fatto da idrocarburi e altre sostanze. Si tratta di danni dovuti alle attività di trasporto e lavorazione del petrolio, anche se quella parola con la 'p' sembra che nessuno la voglia usare. Il petrolio quanto meno lo si nomina meglio e'.

Il lavaggio delle petroliere in mare e' ILLEGALE, ma e' una operazione di prassi. Ecco come commenta la faccenda il professor Ugo Bilardo dell'Università di Roma in una intervista sul sito dell'Enel:

"Assolutamente illegali, ma praticate in tutte le acque del mondo. Ad esempio sulle navi che trasportano petrolio risulta più conveniente lavare le stive a mare, anziché aspettare nei porti il proprio turno per eseguire queste operazioni in condizioni di sicurezza. Ma bisogna aggiungere, purtroppo, che anche nei porti, compresi quelli italiani, le strutture riservate alle operazioni di lavaggio delle stive e di prelievo delle acque oleose, ammesso che siano in funzione, non sempre sono adeguate al ritmo degli attracchi. Da non trascurare il fatto che le soste del naviglio in porto o in attesa in rada sono molto costose, anche in relazione al fermo delle navi e dell’equipaggio.
Oltre a ciò, rilasci di petrolio in mare avvengono anche attraverso le semplici operazioni di carico e scarico. Che sono operazioni piuttosto complesse, con perdite che in qualche modo potremmo definire “inevitabili”, dovuti al fatto che si maneggia una materia liquida. Ma qui esistono regole severe, atte a contenere i possibili versamenti; solo che bisognerebbe applicarle con il “pugno di ferro” e questo non sempre avviene".


Il lavaggio delle cisterne rilascia ogni anno nel Mediterraneo qualcosa come 100-150 mila tonnellate di greggio secondo le stime ufficiali, mentre secondo gli ambientalisti le tonnellate sono 800 mila. Ognuno creda a chi vuole ma in un caso o l'altro si tratta sempre di sempre dell'equivalente di diverse petroliere (Fonte: qui e qui) .

I petrolieri, ministeri e capitanerie dicono di essere sempre pronti ad eventuali emergenze. Che i turisti in costume dell'Isola d'Elba facciano parte dei piani di emergenza ? Siamo alle comiche.

Quali sono i piani di difesa delle coste ? Perché non vengono resi pubblici ? L'Adriatico e' un mare stretto e chiuso ma nonostante ciò diventa sempre di più una autostrada del mare. Petroliere che vanno e vengono dalle raffinerie e dalle piattaforme, navi per il trasporto del gas liquido verso i rigassificatori, navi cisterna ferme e collegate ai vari pozzi di petrolio per lo stoccaggio temporaneo, piattaforme da schivare, navi mercantili e per finire da pesca e turismo.

A quando un nuovo incidente e sversamento di petrolio sulle coste adriatiche ? Il precedente di Falconara del 2007, uno dei tanti, si trova qui: guarda le foto.

Ma l'Italia e' sempre uguale, tiriamo a campare, raccattiamo 2 turisti in spiaggia e ci facciamo dare una mano. La rossa ministro del turismo, tale Brambilla, cosa dice del lavaggio delle petroliere in mare davanti alle nostre coste ?

Poi quando succede qualcosa di serio e di grosso ci pensiamo, ci indigniamo, facciamo i titoloni sui tg e sulle prime pagine dei giornali... x dice che non sapeva, y dice che non pensava, z dice che pensava che x e y ci dovevano pensare... l'ente j dice che non ha fondi perché l'organo di governo k ha tagliato i fondi, e k aveva dato ascolto alle compagnie petrolifere che avevano detto: NON C'E' PROBLEMA! QUISS NIN CAPISC NIENTE. Il signor t, che crede di comandare dentro k (ma sara' vero?), aveva pure detto che non e' vero niente, che e' tutta una allucinazione collettiva, che il problema non esiste e che tra 10 anni non sarà successo nulla.

L'orologio fa tic-tac, poi vediamo. Certo e' che ad incrociare le dita per 10 anni la vedo lunga...







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Altre cifre sul Mediterraneo e il petrolio
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Nel 2003 queste erano le cifre per il Mediterraneo:
"Sono 200 mila le navi che ogni anno attraversano il Mediterraneo, e ogni giorno sono 300 le petroliere che lo solcano. Il trasporto mondiale di petrolio passa per il 20% proprio dal Mediterraneo e sono circa 600 mila le tonnellate di petrolio che ogni anno finiscono nel nostro mare, che costituisce appena lo 0,7% della superficie di tutti i mari del pianeta, ma dove si concentra il 30% della spesa turistica mondiale. Una tonnellata di petrolio può coprire fino a 1000 ettari di mare e inquinare un chilometro di spiaggia" (Fonte: qui e qui).

Altre cifre relative al Mediterraneo:
"nel Mediterraneo operano 82 porti petroliferi e circa altrettante raffinerie attraverso le quali vengono lavorati 8,7 milioni di barili di greggio al giorno, valore corrispondente ad oltre il 10% della capacità di raffinazione mondiale. E al centro di questo sistema si pone proprio l’Italia che si presenta dotata di 14 porti petroliferi e 17 raffinerie"(Fonte: qui).

Monday, August 10, 2009

Trivelle nel Mare Jonio

La fame delle multinazionali del petrolio (sfatando il mito dell’interesse nazionale) non ha limiti, disposti a distruggere tutto pur di raggiungere i propri business . Dopo i parchi, i boschi, i bacini
idrici e i campi dell'agricoltura biologica in Basilicata le lobby petrolifere vogliono trivellare nel mare Jonio e nel Golfo di Taranto. Dopo la Consul Service, adesso un’altra società a responsabilità limitata l’Apennine Energy srl vuole trivellare nel mare Jonio a poche decine di metri dalla battigia per tutto il lido lucano. Un impatto altamente distruttivo nei confronti degli ecosistemi, dei fondali marini, della flora e della fauna. La distruzione del paesaggio oltre alle albe joniche distruggerà tutta l’economia turistica, posti di lavoro e gli investimenti turistici nel Metapontino. Con le estrazioni potrebbero verificarsi i pericolosi fenomeni di subsidenza ( abbassamento del suolo a seguito delle estrazioni di gas fino ad oltre 5 metri che possono generare allagamenti ) e aumenterebbe l’erosione delle coste mettendo in crisi le spiagge, i campi agricoli e i villaggi turistici. Se lasciamo distruggere le economie locali (agricoltura e turismo ) con le estrazioni selvagge che termineranno nel breve periodo( ora che con il DDL energia il governo ha espropriato le regioni dalle valutazioni ambientali sulle trivellazioni) oltre a perdere le nostre
attività economiche ci ritroveremo un territorio inquinato senza risorse necessarie per sostenere
tutti i servizi di cui la regione ha bisogno per le misure federaliste messe in atto dallo stesso
governo.

Non essere indifferente difendi il tuo mare e la tua terra,
FERMIAMO LE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE .

NO SCORIE
SINDACATO ITALIANO BALNEARI
ASSOCIAZIONE LUCANA TURISMO DOC
CONSORZIO TURISTICO DEL METAPONTINO
DISTRETTO AGRO ALIMENTARE DI QUALITA' DEL METAPONTINO
luglio 2009

Saturday, August 8, 2009

Punti di vista

(Foto: Gasdotti Nabucco (Unione Europea) e South Stream (Russia) a confronto. Fonte: eegas.com)


Sabato 8 Agosto l'AGi - Agenzia Giornalistica Italiana posseduta al 100% dall'Eni- riporta questa notizia, che evidentemente ritengono essere molto importante:

(AGI) – Rome, 7 August – La nostra più grande compagnia e' il maggior operatore per entrambi gli oleodotti South Stream e Samsum-Ceyhan, e questo e' un grande successo dice il primo ministro Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa
[parlano della conferenza stampa monologo di 1 ora]. Abbiamo facilitato l'accordo tra Russia e Turchia per il South Stream, che sara' costruito al 50% da Eni... ...questo importante accordo che darà beneficio a tutta l'Europa, che avrà la garanzia di non rimanere al freddo grazie al South Stream... ...Questo sarà fatto evitando le rotte di paesi instabili quali l'Ucraina.


Per essere precisi, il South Stream e' una conduttura per il trasporto del gas e non del petrolio come lascia credere l'articolo. Sulle rivendicazioni di successo personale di Berlusconi, la Reuters ha invece una opinione diversa:

ISTANBUL/ROMA, 7 agosto (Reuters) ...L'accordo era già stato raggiunto quando il governo turco ha ricevuto una richiesta all'ultimo momento da parte di Berlusconi, che ha voluto partecipare alla cerimonia della firma ad Ankara con Putin e il primo ministro turco Tayyip Erdogan.... ...Il sito di Palazzo Chigi dice che la partecipazione della Turchia al progetto South Stream è "un successo personale del presidente del Consiglio". "L'accordo sulla realizzazione dell'oleodotto Samsun-Cheyan, rappresenta un altro successo della mediazione di Palazzo Chigi", si legge sul sito.


Come risponde Berlusconi alle critiche che arrivano dalla Turchia ? Semplice.... e' sempre colpa dell'opposizione, non importa quale partito o nazione sia:

"Saranno quelli dell'opposizione a Erdogan", ha replicato a Roma in una conferenza stampa a una giornalista italiana che citava la notizia della Reuters sulle perplessità della Turchia per il suo intervento al vertice.


Un interessante retroscena dell'accordo Russia-Turchia sul gasdotto e' riportato sul Corriere a firma di Franco Ventrini. Secondo quest'ultimo, il nostro premier fa il doppiogiochista e ha in realta' facilitato la creazione di un gasdotto che ci renderà ancora più dipendenti dal gas Russo. Se oggi l'Europa importa il 30% del gas dalla Russia, con il South Stream passeremo al 45%. Il problema e' che il South Stream potrebbe avere ripercussioni sul progetto concorrente Nabucco che doveva portare il gas in Europa senza coinvolgere la Russia, proprio per non dipendere troppo da una nazione sola e con comportamenti non sempre 'normali'.

Il Nabucco e' un progetto dell'Unione Europea, il South Stream e' un progetto Russo. Silvio da quale parte si schiera ? Dalla parte della Russia e dell'amico Putin. Silvio lo stratega.

Intanto lo stesso giorno e' una altra notizia che riguarda l'Eni a girare sul circuito internazionale delle Agenzie di stampa, notizia che in Italia non fa notizia:

MILAN, Aug 7 (Reuters)
Il gruppo energetico italiano Eni ha detto Venerdi' che non puo' escludere una conclusion AVVERSA alle indagini condotte dai magistrati milanesi nella questione dei presunti pagamenti IMPROPRI fatti dal gruppo TSKJ a certi ufficiali Nigeriani. L'indagine e' la parte italiana di una indagine internazionale su 182 mlioni di dollari in tangenti pagate dal 1994 al 2004 dal consorzio TSKJ per assicurarsi il contratto per costruire gli impianti per il gas liquefatto nigeriano. Il gruppo [TSKJ] era guidato dalla unita' della Halliburton KBR, che si e' dichiarata colpevole a Febbraio alle accuse USA per aver pagato 180 milioni di dollari.
Il gruppo [TSKJ] include anche Snamprogetti, una unita' dell'Eni, adesso controllata dalla subsidiaria Saipem (SPMI.MI), la francese Technip SA (TECF.PA) e ;a giapponese JGC Corp (1963.T). Eni dice che una conclusione AVVERSA "potrebbe avere un IMPATTO SIGNIFICATIVO sui risultati della compagnia", ma che "a questo punto e' impossibile quantificare le potenziali perdite". Questi comenti sono stati pubblicati come note al report semestrale della compagnia. Una udienza e' prevista per il 22 Settembre.

Meno male che Silvio c'e'.

Wednesday, August 5, 2009

Capolavoro Nigeria


(Video: capolavoro Shell e Agip in Nigeria da YouTube)

Basta andare su Google e fare una ricerca con la stringa "gas flaring nigeria" e decine di risultati vengono fuori in lingua inglese, nulla in italiano. In quell'angolo del mondo già afflitto da povertà e miseria e' arrivata anni addietro l'industria del petrolio europea, Shell e Agip in testa, con la promessa di ricchezza e prosperità per tutti.

La promessa e' sempre la stessa (la stessa che volevano rifilare agli Abruzzesi ) e i disastri che causano sono sempre gli stessi. Corruzione, inquinamento ambientale, contaminazione della catena alimentare, esplosioni, sabotaggi (saranno veri?), sequestri e royalties da 4 soldi concordate con l'ex dittatore Nigeriano.

Il capolavoro Shell e Eni in Nigeria si trova su internet dappertutto, video, immagini, fotoreporter etc... in Italia nulla, ad eccezione della trasmissione di Raitre Report, il vuoto assoluto. E si che quando Eni deve collocare le obbligazioni sul mercato ti ritrovi il cane a sei zampe su quotidiani, settimanali, tg e programmi tv in genere. Hanno rotto le scatole a tutti con la storia delle obbligazioni. E il flop dell'ultima trimestrale invece e' passato in secondo piano molto in fretta. Come mai ? E l'aumento ingiustificato di 3 centesimi al litro di questo agosto ? Forse visto l'ultima trimestrale hanno bisogno di fare cassa.

Il video sopra e' una testimonianza dello schifo che Eni, Shell e altre compagnie stanno facendo in Nigeria. Sotto invece la foto del villaggio JV Camp a Bonny Island, sempre nel delta del Niger, dove vivono i dipendenti delle societa' petrolifere. Ai Nigeriani il petrolio nelle falde acquifere e nel ciclo della catena alimentare, a loro il campo da golf. Le immagini satellitari e altre foto sono qui.

Certo c'è il solito vecchio discorso dei petrolieri: se volete andare in macchina e scaldare casa, questo e', cosi' funziona. Che cosi' funziona adesso sono d'accordo, ma non e' detto che e' giusto e che debba essere cosi' per sempre. Se adoperare in tutto il mondo gli stessi standard di sicurezza e salvaguardia ambientale costa troppo e farebbe lievitare il prezzo del petrolio, ben venga.

Iniziamo a pagare la benzina 10 euro o dollari al litro e vedrete che in 2 anni ci sarà il boom delle energie alternative. Tanto più costa poco il petrolio, tanto meno e' competitivo il solare, l'eolico o quant'altro. I petrolieri e i finanzieri lo sanno bene: quando il petrolio va su, le azioni delle aziende che si occupano di rinnovabile vanno su' perché i loro prodotti sono più competitivi sul mercato e c'è più richiesta. Il prezzo del petrolio e' tenuto basso in maniera artificiosa dalle compagnie, risparmiano sulla pelle dei più poveri del mondo per allungare il ciclo di vita dell'energia fossile.

E poi si lamentano se i guerriglieri gli fanno saltare in aria le tubature ? Ma la storia dei guerriglieri e' tutta da approfondire e secondo alcune associazioni non sempre sono loro i responsabili dei disastri... in alcuni casi sarebbe l'infrastruttura petrolifera vecchia e senza manutenzione a causare i disastri.

Nel video sopra una signora si lamenta perche' sono costretti a mangiare pesce che puzza di petrolio. Il video di Massimiliano Mazzotta, Oil, sulla raffineria si Sarroch dei Moratti in Sardegna riportava lo stesso tipo di problema, solo che li si parlava di agnelli.

Fuori i petrolieri dall'Abruzzo.


(Foto: Il villaggio per i dipendenti delle compagnie petrolifere JV Camp a
Bonny Island, Delta del Niger. Altre immagini qui.)