Tuesday, September 29, 2009

Crotone

A Crotone, la Pertusola Sud produceva montagne di ferro misto a cadmio, arsenico e zinco (Cubilot) come risultato delle loro attivita' industriale.

Cosa ne hanno fatto del Cubilot che e altamente inquinante e pericoloso per la salute umana?
I dirigenti della Pertusola che facevano anche i costruttori non si sono fatti molti problemi e lo hanno usato per fare i riempimenti di palazzi, strade e piazzali di Crotone su cui sorgono anche delle scuole. E intanto i bambini giocano in strada e a scuola, si ammalno e muiono di tumori "strani".

Il pm che indaga ha valtato che fino al '96 erano stoccati non meno di 200.000 metri cubi di robaccia, pari a 400.000 tonnellate. Quella robaccia era ammassata all'aperto, esposta a sole, pioggia e vento. Questa e' l'Italia negli anni 2000.


L'articolo riportato sotto e' tratto da Il Fatto Quotidiano (30/9/09) ed e' l'ultimo di una serie (per ora) che riguarda il caso dei bambini delle scuole di Crotone.

Vi risparmio l'articolo di ieri che parlava di bambini malati e morti di tumore, questo invece parla un po' più in generale di dove potrebbero essere cercate le responsabilità.

Guarda caso, qualcuno ha iniziato a tirare fuori il nome dell'Eni che tramite Enirisorse ha controllato per un certo periodo la Pertusola Sud. E ancora una volta, dove c'è un disastro ambientale in Italia, salta fuori il nome dell'Eni... che coincidenza!



Crotone, silenzio sui veleni

TUTTI SAPEVANO, NESSUNO HA AGITO
dall’inviato

Enrico Fierro

Ora che la bomba è scoppiata a Crotone nessuno deve parlare. Chi sa non deve dire agli operai dell'Enichem e della Pertusola, ai genitori dei bambini delle scuole costruite su una montagna nera di detriti tossici, che per anni hanno respirato veleno. Il dottor Franco Rocca ha parlato con il nostro giornale e con il quotidiano regionale “CalabriaOra”, ha spiegato, illustrato dati, ha suggerito le cose da fare subito. Ed è stato richiamato all'ordine dai suoi superiori con una lettera dai toni perentori. Vogliono sapere, e subito, perché, in base a quali dati certi, ha parlato di un aumento dei tumori a Crotone. Il dottor Rocca è responsabile dello Spisal (una brutta sigla che sta per Servizio prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro), conosce bene la sua città e le sue fabbriche. L'Enichem e la Pertusola Sud, soprattutto. Non ha fatto altro che mettere insieme i dati che l'Organizzazione mondiale della sanità ha messo nero su bianco sulla mortalità per malattie tumorali nelle città italiane. Crotone è al primo posto, più di Brindisi, più di Gela e Augusta (altre città devastate dall'industria petrolchimica) per l'incidenza della mortalità per tumori alla trachea, ai bronchi, ai polmoni, per la crescita dei tumori alla vescica. Nessuno lo ha ascoltato. Neppure i suoi superiori. Ma è l'impatto dei veleni prodotti dalla Pertusola con la catena alimentare ad allarmare. A Crotone hanno costruito caseifici, industrie della catena del freddo, finanche il mercato ortofrutticolo vicino ad inceneritori, concerie, aziende che producono ceramiche. Già nel 2003, l'Azienda regionale per la protezione ambiente della Calabria, analizzando dei campioni di grano prodotto nelle campagne di Crotone rilevò una inquietante presenza di piombo e cadmio. Stesso risultato per un campione di barbabietole da zucchero. Piombo a volontà e al di sopra dei limiti fissati dalla legge.

“La verità è che qui le multinazionali come l'Eni hanno prelevato ricchezza e regalato povertà”. Pino Greco ha lavorato per trent'anni alla Pertusola. Sa tutto della sua fabbrica e del processo produttivo. “Il Cubilot era per noi una ricchezza. Per anni lo abbiamo lavorato, reso inerte e commercializzato. Era bianco, la Pertusola lo rivendeva alle industrie che producevano ceramica. E' con l'ingresso dell'Eni e la chiusura del reparto che si accumulano le montagne nere”. Montagne di veleni. Che venivano smaltiti illegalmente, usati per costruire piazzali, scuole, case. “La città è stata avvelenata da multinazionali senza scrupoli. Paghiamo un conto salatissimo, non sappiamo quanti edifici pubblici o privati sono stati costruiti usando quel materiale”.

Benedetto Proto, Udc, è il giovane presidente del Consiglio provinciale, sta mettendo insieme dati e relazioni. “Ma deve intervenire il governo, a Crotone c’è un vero e proprio disastro ambientale”. Tutti sapevano a Crotone, tutto era già stato detto e scritto. Nessuna autorità è intervenuta. Pertusola e Eni hanno avuto mani libere. 16 febbraio 2000, Relazione della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti presieduta da Masimo Scalia. “La descrizione del processo di inertizzazione e le modalità di smaltimento (illustrate dalla Pertusola, ndr) non hanno convinto la Commissione... Una recente indagine della procura di Catanzaro ha accertato che circa 3mila tonnellate di ferriti non sono state inertizzate per fare conglomerati cementizi, ma solo miscelate con terra per ottenere sottofondi stradali. In altri casi si simulava il recupero di ferriti e si smaltivano in terreni agricoli nell'area di Cassano Ionico e di Rossano Calabro”.

Nella stessa relazione si parla anche del ruolo di imprese legate alla 'ndrangheta calabrese. “30mila tonnelate di rifiuti pericolosi, sono state smaltite da parte di una organizzazione criminale collegata a gruppi mafiosi di Cosenza , mediante la simulazione di operazioni di recupero”. Si sapeva tutto, da anni.

Nessuno si è mosso. Milioni di euro sono stati bruciati in studi e ricerche, ma negli anni passati alla Regione Calabria nessuno è riuscito a trovare 74mila euro per fare i carotaggi sotto le scuole inquinate. “Fondi da reperire”, c’era scritto sul fascicolo. Così nella regione dei veleni e degli sprechi miliardari.

I conti senza l'oste

Alla Vega Oil continuano a fare i conti senza l'oste: gli Abruzzesi.

Secodno una notizia riportata oggi dalla sito di informazioni petrolifere "Offshore", la Vega Oil ( e quindi la sua partner Petroceltic) si appresta
a scavare un altro pozzo di esplorazione l'anno prossimo nella concessione denominata Elsa.

Ci sono decine di siti come "Offshore" che riportano notizie di nuove scoperte e permessi della aziende petrolifere. Ma non solo, ogni piccolissima notizia viene amplificata a benefici dei potenziali investitori.

Questo va bene per loro, non va bene per noi. Va bene per loro perché fanno vedere che fanno le cose in grande e rassicurano gli investitori (le banche e altri che ci mettono i contanti per fare i pozzi) che tutto va bene. E' tempo di cominciare ad occuparsi di questa disinformazione e far vedere che esistiamo, che siamo organizzati e che possiamo uscire fuori dal paesello.

Novita' seguiranno su questo fronte.





Vega to re-assess Elsa

Published: Sep 29, 2009

Offshore staff

DUBLIN -- Vega Oil is looking to drill an appraisal well next year on the Elsa discovery in the central Adriatic Sea, according to partner Petroceltic.

An environmental impact assessment for the well location has been submitted to Italy’s Environment Ministry, and tenders are out for equipment and materials.

An independent reserve audit of Elsa, in permit BR268RG, suggests best-estimate contingent recoverable resources of 104 MMbbl.

Elsewhere offshore Italy, Petroceltoc has applied for four new E&P permits in the Sicily Channel and Gulf of Otranto regions.

09/29/2009

Monday, September 28, 2009

Forte e chiaro !

da www.corriere.it del 25 Settembre 2009

L'Abruzzo non vuole diventare un pozzo
(petrolifero) senza fondo

Nel mirino anche le colline del Montepulciano Doc e Il parco nazionale della Majella. Un piano prevede di installare impianti di estrazione sul 50% del territorio: a rischio agricoltura e turismo!

Spero che vogliate parlare di tutto l'Abruzzo come zona da salvare. L'Eni infatti si appresta a trasformare la nostra regione in un mega campo petrolifero, trasformando il 50% del territorio in zona per l'estrazione del petrolio, comprese le colline del Montepulciano Doc, Il parco nazionale della Majella, e quello di Lazio ed Abruzzo. Sono due anni che cerco di sensibilizzare abruzzesi - politici, popolo, giovani e chiesa cattolica su questo grave problema, con la stampa nazionale che sembra essere mummificata. La Basilicata, dove si trivella da 15 anni, muore, e io vorrei che per una volta in Italia fossimo preventivi e fermassimo il degrado ambientale prima di iniziare a contare i morti. In Basilicata si puo.

Il petrolio abruzzese è di qualità scadente. E' un fango fortemente corrosivo e denso. L'indice API è 12. Il petrolio migliore del mondo è quello texano ad inidice 40. Quello peggiore sono le sabbie del
Canada con indice 8. Dunque, il petrolio abruzzese giusto un po meglio delle sabbie bituminiche dell'Alberta. L'idea dell'Eni è quella trasformare 15 ettari di terra a Montepulciano doc ad Ortona in una raffineria di petrolio creata apposta per desolforizzare le schifezze del sottosuolo abruzzese. Questo centro deve sorgere a 500 metri dal mare. Si parla di costruirne altri due nella piana di Navelli e nel Teramano. Le trivelle nel mare a Pineto ospiteranno la desolforazione sulle piattaforme stesse. L'Abruzzo quest' anno è arrivato quarto al Vintilaly di Verona per numero di medaglie sulla qualità dei vini.
Questa regione fino a 50 anni fa era povera. Ora, la possiamo rigirare come vogliamo, ma vino, agricoltura, turismo e petrolio non possono coesistere. Alcuni studi dell'università californiana Davis, con uno dei dipartimenti di agricoltura più famosi d'America, ha concluso (30 anni fa!) che le emissioni di idrogeno solforato alle stesse dosi di quelle consentite dalla legge italiana, causa la morte dei vigneti. Bucare in lungo e largo l'Abruzzo significherà quasi sicuramente compromettere tutta la nostra agricoltura.

Il rapporto guadagno petrolfiero/perdita agricoltura è infinitamente basso. Ad Ortona, il petrolio porterà a 30 posti di lavoro (l'ha detto l'Eni stessa) a fronte di 5000 famiglie nei vari comuni attorno alla proposta raffineria impiegate nell'agricoltura che perderanno il loro sostentamento, per non parlare del turismo e della pesca del luogo. Il petrolio abruzzese non è una risorsa per l'Abruzzo, ma per l'Eni. Non esiste un comune "petrolizzato" in Italia dove si vive bene con il petrolio: esplosioni a Trecate, petrolfiere inabissate a Genova, bimbi deformi a Gela, tumori fuori ogni limite a Falconara, inquinamento alle stelle a Melilli, Priolo, Augusta, Cremona, Falconara, Mantova, Sannazzaro, Sarroch, Marghera, manfredonia.
Anche per quanto riguarda le famose royalties, facciamo pena. In Norvegia fra tasse locali e governative, devi lasciare l'80% del ricavato ai Norvegesi. In Italia, le tasse governative sono del 30% e poi agli Abruzzesi resterà l'1% della ricchezza estratta. Però se estrai al di sotto di un certo limite, paghi zero spaccato. Chi controlla il greggio estratto è l'estrattore stesso! Ai petrolieri si vuole regalare il 50% del territorio, compreso parte dei parchi nazionali e la costa. Su quei territori vive l'80% della gente d'Abruzzo. Un sondaggio fatto dal governo centrale mostra che il 75% degli abruzzesi è contrario alle trivelle. La terra non è dell'Eni ma degli Abruzzesi. Grazie ad altre opere già portate avanti (fra cui la centrale turbogas di Gissi), l'Abruzzo già produce più energia di quanto gli serva. Il petrolio non può coesistere con l'Abruzzo che conosciamo oggi.

Maria Rita D'Orsogna
Assistant Professor Department of Mathematics
California State University at Northridge Los Angeles CA

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VALUTAZIONE AMBIENTALE ED ECONOMICA (a cura del Wwf)

Un’oasi di bellezza tra il cemento che copre gran parte della costa abruzzese, con unicità botaniche, geologiche, faunistiche e storiche, è quella che si dispiega nel tratto litoraneo che va da Ortona a San Salvo. Un susseguirsi di falesie, calette, spiagge sabbiose e ghiaiose, interrotte dai famosi “trabocchi”, scheletri di legno magicamente sospesi tra la terra e il mare per pescatori poco avvezzi alle onde. A ridosso della costa le colline del Montepulciano da cui si ricava il pregiato vino, degno prodotto di un luogo anticamente chiamato “La terra d'oro“, per la ricchezza delle acque, la fertilità delle campagne e le bellezze paesaggistiche . Questo lembo di costa, miracolosamente salvatosi grazie al vecchio tracciato ferroviario- ora dismesso- sta scomparendo a ritmi vertiginosi sotto l'insipienza di gran parte dei nostri amministratori comunali, regionali e del Governo Nazionale, nonostante alcuni iniziali e importanti tentativi di salvaguardia. E' nel 2001 che inizia l'iter istitutivo del Parco della Costa Teatina mai portato a termine da nessun governo regionale che si è succeduto. Solo nel 2007 vengono istituite quattro piccole Riserve regionali nell’ambito di un Sistema di aree protette, che non riescono però a frenare la speculazione edilizia. Oggi la costa rischia anche la deriva idrocarburi: aumento costante delle perforazioni petrolifere in mare e in terra, previste dal Piano triennale energetico dell'attuale Ministero degli Affari Produttivi, l'incombente realizzazione di un Centro Oli (raffineria), momentaneamente sospesa grazie alla tenace opposizione di associazioni e comitati di cittadini, la prospettiva di un porto (Ortona) destinato all’industria petrolifera. Come non bastasse fiumi in condizioni disastrose, cementificazione che avanza inarrestabile, spiagge soffocate da stabilimenti e attrezzature balneari che fagocitano i residuali habitat dunali, tingono il futuro di questo specialissimo lembo di costa a tinte fosche.


25 settembre 2009

Wednesday, September 23, 2009

Su Elsa 2

(Foto: da pagine d'Abruzzo)


Estrazione petrolifera, è allarme
La ricerca nel tratto di costa dei trabocchi tra Vasto e Ortona

da Il Messaggero del 23/9/2009:

VASTO - La corsa all’esplorazione petrolifera davanti alle coste di Trabocchi, tra Vasto e Ortona, allarma le forze politiche che chiedono alle istituzioni di fare la voce grossa contro lo sfruttamento sottomarino. Dal progettato parco eolico nell’Adriatico molisano, adesso, l’attenzione si sposta più a nord, nel Chietino, dove Eliana Menna, capogruppo alla Provincia di Chieti dell’Italia dei Valori, punta l’indice contro un nuovo progetto, denominato ”Elsa 2”. «E’ così - dice - perché presso il Ministero dell’Ambiente è stata la società canadese Vega Oil a fare richiesta di ricerca ed estrazione petrolifera nel nostro territorio. Il tratto interessato sarebbe quello compreso tra Vasto e Ortona. Uno solo dei tanti progetti - osserva il capogruppo Idv - riguardanti l’attività di estrazione petrolifera in Abruzzo, se la classificazione della nostra Regione dovesse rimanere cosi com’è, cioè a destinazione mineraria. Questo tipo di classificazione sta condannando per sempre lo sviluppo turistico, enogastronomico, agricolo, sano dell’intero Abruzzo. Il pericolo che la nostra diventi la regione più nera d’Europa e che gli abruzzesi si ritrovino a vivere all’interno di un distretto petrolifero è sempre più reale e, purtroppo, continua ad essere taciuto dalla classe politica che sta governando la Regione. Venerdì 18 settembre - dice Eliana Menna - il Presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio, sulla questione ha dichiarato di essere fermamente contrario alla “petrolizzazione” del nostro territorio, avendo promosso, da dirigente dell’Anci e sindaco di Fossacesia, un incontro di tutti i sindaci della costa abruzzese per dire un no forte, convinto e solenne al progetto del Centro Oli. Le affermazioni del Presidente della Provincia confortano il gruppo dell’Idv, però vorremmo che oltre alle dichiarazioni, il Presidente si impegni con la sua parte politica che governa l’Abruzzo affinché finisca per sempre il pericolo di ricerca, estrazione e raffinazione petrolifera».

Oltre all’Italia dei Valori si muove Assoturismo-Confesercenti, che ha inviato al Ministero dell’Ambiente una serie di osservazioni. «Non possiamo accettare - dice tra l’altro Daniele Zunica, presidente regionale della sigla di categoria - i rischi economici derivanti dall’apertura di nuovi pozzi in un’area in cui l’habitat ha un valore così strategico per lo sviluppo». Assoturismo-Confesercenti rappresenta oltre 1.200 imprese turistiche abruzzesi, e, come detto, ha presentato una serie di osservazioni in merito alla pronuncia di compatibilità ambientale relativa al progetto di perforazione del pozzo per idrocarburi “Elsa 2”, che sorgerebbe a 6,5 chilometri dalla costa di Ortona, proprio davanti alla riserva regionale dei Ripari di Giobbe.


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Un altro articoo e' su PrimaDaNoi.it

Monday, September 21, 2009

Il Fatto Quotidiano

Ormai manca poco, dal 23 Settembre un nuovo quotidiano vedrà la luce. E' il giornale di quelli che la pensano un po' diversamente, di quelli accusati di essere sovversivi e comunisti, rivoluzionari, pazzi comunisti e rompiscatole. Di quelli che cercano di raccontarti le cose da un punto di vista diverso dagli altri.

I guastafeste hanno gia' iniziato a scrivere e quello che sara' Il Fatto Quotidiano viene ora pubblicato come l'Antefatto su un blog. Dategli una occhiata, vedete se vi convince. Ci sono Padellaro, Travaglio, Gomez, Lillo, Beha e altri meno noti.

Una cosa e' certa, già in partenza sono diversi. Per la prima volta non accetteranno i finanziamenti pubblici. Un giornale non ricattabile in Italia ? Sara' la rivoluzione dell'editoria in Italia, sperando ovviamente che non falliscano visto che non sarà certo facile. Un giornale non soggetto alla volta' dei grandi gruppi industriali italiani ? Un'altra rivoluzione. Un giornale fatto solo di piccoli azionisti, libero dal conflitto di interesse e dal cortocircuito del controllato-controllore. Un'altra rivoluzione.

Non e' detto che ce la facciano e sebbene non conosco neache che tipo di giornale faranno perche' non l'ho mai visto, ho deciso di dare il mio contributo abbonandomi alla versione pdf (costo:100 euro).

Speriamo che funzioni perche' se non ci riescono non vedo altre possibilita' di cambiare il sistema dell'informazione su carta stampata che' in Italia fa lettarlmente pena.

Dal 23 Settembre in poche edicole per ora, ma online per tutti.

Saturday, September 19, 2009

Afffondare Elsa 2

Pozzo idrocarburi “Elsa 2”: no da Provincia e ambientalisti

da Il Messaggero del 19 Settembre 2009:

di DANIELA CESARII

ORTONA - La Provincia contro la realizzazione del pozzo per la ricerca di idrocarburi “Elsa 2” che dovrebbe sorgere al largo delle coste ortonesi. Nel corso di un incontro avuto dal presidente della Provincia di Chieti,Enrico Di Giuseppantonio, con rappresentanti delle associazioni ambientaliste e dei comitati dei cittadini contrari alla petrolizzazione della costa teatina è stato messo a punto uno schema di osservazione, tecnico e legislativo che sarà inviato al Ministero dell’Ambiente per opporsi alla realizzazione del pozzo. Di Giuseppantonio ha anche chiesto un incontro ufficiale con il Ministero. «Faremo,inoltre, richiesta formale che si avvii il procedimento di concertazione previsto per legge -spiega- e lamentiamo la mancanza quasi totale di collegamento tra istituzioni nazionali e locali in merito a questo progetto. Proporrò al presidente Chiodi l’apertura di un tavolo per giungere al più presto a un Piano di Gestione Integrata della Costa che stabilisca un limite preciso alla possibilità di installazione in mare di piattaforme estrattive».

Wednesday, September 16, 2009

ACQUA: IL GRANDE RIFIUTO

(Fonte: qui)


Ricevo e pubblico:


di padre Alex ZANOTELLI

Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 . Queste "Modifiche" sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali, come gas, trasporti pubblici e rifiuti. Le vie ordinarie (così afferma il Decreto) di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio "industriale”. In poche parole
questo vuol dire la fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa.

Questo decreto è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno.

E’ la vittoria del mercato, della merce, del profitto. Cosa resta ormai di comune nei nostri Comuni? E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, oggi, portata avanti brillantemente dalla destra. A farne le spese è sorella acqua. Oggi l’acqua è il bene supremo che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’incremento demografico.

Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo (in milioni di morti per sete!)

Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti! Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione del Papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’”accesso all’acqua” è "diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni”. Tutto questo è legato al “diritto primario della vita”.

La gestione dell’acqua per il nostro Governo è assimilabile a quella dei rifiuti! Che vergogna! Non avrei mai pensato che la politica potesse diventare a tal punto il paladino dei potentati economico!finanziari. E’ la morte della politica!

Per cui chiedo a tutti di:

- protestare contro questa decisione del governo tramite interlocuzioni con i parlamentari, invio di e.mail ai vari ministeri…
- chiedere ai parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400mila firme e ora ‘dorme’ nella Commissione Ambiente della Camera;
- chiedere con insistenza alle forze politiche di opposizione che dicano la loro posizione sulla gestione dell’acqua e su queste Modifiche alla 23 bis;
!premere a livello locale perché si convochino consigli comunali monotematici per dichiarare l’acqua bene comune e il servizio idrico “privo di rilevanza economica”;
- ed infine premere sui propri consigli comunali perché facciano la scelta dell’Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico: è l’unica strada che ci rimane per salvare l’acqua.

Sarà solo partendo dal basso che salveremo l’acqua come bene comune, come diritto
fondamentale umano e salveremo così anche la nostra democrazia.
E’ in ballo la Vita perché l’Acqua è Vita!

Sunday, September 6, 2009

Documentari scomodi




Riporto qui di seguito le notizie del blog "Piovono Rane" dal sito dell'Espresso:


"Voglia inibire la proiezione del film"

Pare che il presidente dell’Inter stia imitando il suo collega del Milan.

Infatti i fratelli Moratti il 7 agosto scorso si sono rivolti al tribunale al Tribunale Civile di Cagliari per censurare in tutta Italia il film “Oil”, un documentario sulla Saras, il loro impianto petrolifero in Sardegna.

L’atto di citazione, firmato dagli studi Chessa Miglior e Luminoso di Cagliari, oltre ai danni «patrimoniali e non», richiede al tribunale di inibire l’ulteriore proiezione, comunicazione e diffusione del documentario».

Ma siccome non bastava, il 2 settembre scorso hanno anche scritto agli organizzatori di una rassegna dove il film doveva essere proiettato (il Festival internazionale del reportage ambientale di Genova invitandoli a soprassedere, e facendo capire che se lo proiettano si beccano una citazione anche loro.

Il film di Massimiliano Mazzotta racconta con testimonianze e dettagli l’inquinamento provocato dalla Saras a Sarroch (in provincia di Cagliari), l’aumento di malattie respiratorie nella zona dell’impianto e i rischi che corrono i lavoratori.

Meno di cinque mesi fa alla Saras sono morti tre operai in un incidente sul lavoro nell’impianto di desolforazione.

La solidarietà di questo blog, per quello che può valere, a Massimilano Mazzotta e al suo avvocato Giuseppe Fornari.

Friday, September 4, 2009

Volere e' potere - Una lezione dalla Basilicata

(Foto: riquadro di giornale del 20 Luglio 2009 con avviso della Vega Oil SpA
della richiesta di compatibilita' ambientale al ministero per il pozzo Elsa 2,
a 7 km dalla costa di Ortona. Grazie Nino)


Arriva oggi questa e-mail da parte di Antonio che ringrazio:

PETROLIO: BASILICATA, SOSPESA ISTANZA PER RICERCHE NEL MAR JONIO = Potenza, 3 set. - (Adnkronos) - Il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata ha espresso, questa mattina nel corso di un incontro che si è svolto presso il ministero dell'Ambiente, la propria contrarietà ad attività di ricerca di idrocarburi nel mar Jonio. I rappresentanti del ministero hanno accolto le osservazioni della Regione Basilicata ed hanno preannunciato parere negativo al programma di ricerca denominato «d148 DR-CS» presentato dalla società Apennine Energy. (Zba/Pn/Adnkronos) 03-SET-09 15:39 NNN

E' una notizia fantastica e dimostra che se la regione vuole può fermare i petrolieri. Ci hanno sempre detto che per le concessioni in mare la regione non ha nessun potere. E' vero, ma la regione può comunque dare un parere consultivo, e cosi' e' stato in questo caso. I rappresentanti della regione sono andati direttamente al Ministero dell'Ambiente a dire che non volevano le trivelle vicino alla costa (Fonte: qui). E il Ministero li ha ascoltati, ripeto, nonostante la Regione Basilicata abbia solo espresso un parere non vincolante.

Bene, adesso che abbiamo scoperto che volere e' potere, perché la regione Abruzzo non ci prova ? Perché i rappresentanti della politica regionale Abruzzese non vanno a dire che le trivelle non le vogliono ? Roma e' a due passi...

Volere e' potere, sia in mare che a terra. Il problema e' volere. Vuole la regione Abruzzo fermare i petrolieri ? Vuole la provincia fermare i petrolieri ? Lo vogliono i comuni ?

Se in Basilicata si può fare, perché non si può fare in Abruzzo ?

Ci vogliono i fatti, non le chiacchiere elettorali e le mezze promesse, nemmeno i giochi di equilibrismo politico, carta canta e il banco di prova per le istituzioni Abruzzesi e' dietro l'angolo. Ad Ortona la Vega Oil vuole trivellare a 7km dalla costa e secondo i termini di legge c'è tempo fino al 20 Settembre 2009 per presentare "istanze, osservazioni e pareri scritti al Ministero dell'Ambiente". Aspettiamo le osservazioni da parte delle istituzioni abruzzesi. Il cittadino generico medio aspetta e spera...

Tutte le chiacchiere che abbiamo sentito negli ultimi anni non sono altro che scuse ridicole per nascondere un appoggio incondizionato ai soldi dei petrolieri che distribuiscono favori e ricchezza a chi e' dalla loro parte. Meglio con, che contro. Meglio acconsentire agli ordini che arrivano dall'Alto che fare gli interessi di quelli che stanno in basso, i semplici cittadini. Meglio servi che liberi, ci si guadagna di più. Solo cosi' ci conquista un seggio in parlamento, solo cosi' si acquista la riconoscenza di chi sta in Alto. Tutto questo alla faccia della salute della gente che li ha votati che non servono più fino alla prossima elezione.

"Yes, you can" diceva quello. But "do you want to ..." ?