Monday, November 30, 2009

Fine di un incubo ?

Leggo da Prima Da Noi e riporto sotto, cerchiamo di capire bene prima di tirare conclusioni affrettate. Intanto grazie aPrimaDaNoi.it che si sono sempre dimostrati tempestivi e attenti alla questione del petrolio.

Prima di continuare a leggere un paio di note. Una a Chiodi: caro presidente, ma ci voleva tanto e tutto questo casino ? Vedi che era facile fare qualcosa di concreto, nero su bianco ?

E Poi, con grande tristezza devo notare che gli "sbandieratori", hanno gia' iniziato a piazzare la propria bandiera e il proprio logo su questa iniziativa del presidente Chiodi. Che tristezza, che piccolezza, che squallido. Questo e' il risultato di tutti, dal primo all'ultimo, a partire da coloro che fondarono il Comitato Natura Verde e via via tutti gli altri che sono andati e venuti in questa storia. Tutti con i propri pregi e anche i propri difetti hanno contribuito ad arrivare a questo punto.

Per chiarezza inoltre va detto che la regione non ha competenze specifiche riguardo al mare antistante le nostre coste e quindi questa iniziativa non fermerà le trivelle in arrivo davanti alla costa come Elsa2, Ombrina etc... Per quelle, la regione può mandare al ministero il proprio parere negativo e il ministero puio' scegliere se tenerne conto o meno. Per la regione Basilicata ha funzionato.

PESCARA. Sostanzialmente, in Abruzzo non si potranno più esercitare attività di prospezione, ricerca, estrazione e prima lavorazione di olio combustibile.

Lo ha deciso oggi l'Esecutivo regionale, riunito a Pescara, che ha modificato integralmente la precedente legge regionale, n. 14, "Provvedimenti urgenti a tutela della Costa teatina".
Tale legge, sulla quale la Corte costituzionale ha anche mosso eccezioni, nelle more di vari strumenti di valutazione, sospendeva fino al 31 dicembre 2008, ogni permesso a costruire per l'insediamento di nuove industrie insalubri.
Con il disegno di legge varato oggi, su proposta del presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, si introduce un principio definitivo e generalizzato che intende preservare, dall'insediamento di attività contraddistinte da un alto potenziale di inquinamento, tutte quelle aree caratterizzate da particolari peculiarità fisiche e geografiche.

SEI AREE OFF LIMITS
Nella sostanza, l'Esecutivo ha classificato sei aree, che costituiscono la quasi totalità del territorio regionale, sulle quali sono vietate tutte le attività connesse allo sfruttamento del sottosuolo.
Si tratta di: aree agricole destinate alle coltivazioni ed alle produzioni vitivinicole, olivicole, frutticole di pregio, di origine controllata garantita (d.o.c.g.), di origine controllata (d.o.c.), di indicazione geografica tipica (i.g.t.), di origine protetta (d.o.p.), di indicazione geografica protetta (i.g.p.), riconosciute ai sensi della vigente normativa statale e regionale; aree protette così come individuate ai sensi delle normativa vigente; aree sottoposte ai vincoli dei beni ambientali o ricadenti nel piano paesaggistico, ai sensi della normativa statale e regionali vigente; siti di interesse comunitario (Sic), nelle Zone di Protezione speciale (Zps) e negli altri siti di interesse naturalistico; aree ricadenti nelle categorie di pericolosità elevata (P2) e molto elevata (P3) e nelle classi di rischio elevata (R3) e molto elevata (R4) del piano regionale per l'Assetto idrogeologico; aree sismiche classificate come "Zona1" e "Zona 2", individuate dalla Regione ai sensi della normativa statale vigente in materia sismica.

«CHIAREZZA E TRASPARENZA DEFINITIVA»
«Sullo sfruttamento del nostro territorio, la Giunta compie oggi un atto di coerenza e trasparenza, senza tentennamenti e senza strumentali rinvii», ha commentato il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, commentando l'approvazione del nuovo disegno di legge. «Abbiamo inteso chiudere in modo definitivo un capitolo che ha visto questo Governo regionale sempre in prima linea in difesa del suo territorio, delle produzioni locali e della salute, e con il quale speriamo di ridare certezze e tranquillità alle popolazioni e agli imprenditori che hanno visto come una minaccia l'insediamento di industrie dedite alla lavorazione di olio combustibile».
Ora il provvedimento varato dalla Giunta regionale deve passare l'esame del Consiglio regionale. «E' una proposta aperta alle valutazioni di consiglieri legati al loro territorio - ha concluso il Presidente - e pertanto, ben consapevoli della necessità di una normativa seria e definita in
questa materia, proprio per preservare l'Abruzzo e garantirne uno sviluppo sano e compatibile con le inclinazioni di questa regione».
«Con questo importante atto dell'esecutivo regionale si dà una risposta definitiva e di assoluta chiarezza, contro ogni ipotesi di realizzazione del cosiddetto Centro Oli di Ortona», ha detto l'assessore regionale Mauro Febbo. L'assessore ha ricordato come «questo governo regionale abbia in più occasioni manifestato la piena e convinta contrarietà verso questo progetto».

«Occorreva predisporre una normativa organica che disciplinasse l'intera e complessa materia - ha ripreso l'assessore - e a mio avviso quest'ultimo disegno di legge, appena approvato, risulta ancora più completo della disciplina sul progetto di localizzazione di nuove infrastrutture energetiche proposta nei mesi scorsi».


Bisogna cercare di capire adesso quali sono le aree interessate dla provvediemento con delle mappe e capire quali sono i "buchi" lasciati aperti.

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