Saturday, May 22, 2010

Le palle dei petrolieri

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Per chi capisce l'inglese, ecco qualche notizia che mai riuscirete a sentire attraverso la stampa italiana, adeguatamente controllata dai petrolieri nostrani.

La BP, che lavorava al progetto di perforazione più complicato di sempre, non ha esitato a risparmiare sui costi e sulla sicurezza, tralasciando segnali di pericolo inequivocabili. Tutto quello che gli interessava e' che erano in ritardo di diversi giorni sul programma e che ogni giorno gli sarebbe costato un sacco di soldi.

Adesso lo andassero a spiegare agli 11 morti. Lo spiegassero a chi non può andare più a farsi il bagno al mare, a chi non può più vivere di pesca e di turismo.

Il rappresentante della BP ha detto questa mattina che non c'è problema, l'area del Golfo del Messico si riprenderà. L'altro giorno si e' lasciato scappare una affermazione del genere:"...tappiamo il buco ed e' tutto finito!" a cui la guardia costiera ha subito replicato:" se pensano che tappano tutto e se ne possono andare si sbagliano di grosso, qui c'è da fare per MOLTO MOLTO tempo". Ma i petrolieri son fatti cosi', per loro va tutto bene, gli basta cacciare il petrolio, tutto il resto e' niente.

Il blow-out preventer, l'oggetto miracoloso che tutti i petrolieri dicono essere la garanzia che nulla andrà male, non e' servito a niente. Pare che la batteria, a 1.5km di profondità nel mare, fosse parzialmente scarica. E secondo la testimonianza diretta di un sopravvissuto, la guaina di gomma che doveva sigillare il flusso di petrolio in caso di emergenza era rovinata.

Perché era rovinata la guaina ? Sempre secondo la testimonianza del sopravvissuto, capo del reparto elettrico della piattaforma, PER ERRORE, un operatore aveva dato il comando di chiudere il blow out preventer mentre estraevano dei tubi dal pozzo e l'attrito tra tubo e gomma ha consumato la guaina.

E la BP lo sapeva perche' pezzi di guaina erano risaliti in superficie insieme ai fanghi perforanti. Gli stessi operai se ne erano accorti. Ma tutto questo e' stato ignorato, cosi' come hanno ignorato che avevano incontrato sacche di gas, anche questo un altro segnale di pericolo.

Ma la BP se ne e' fregata. Erano in ritardo e bisognava accelerare tutte le operazioni.

E adesso cercano di minimizzare: 5.000 barili di petrolio al giorno dicono ma ormai non ci crede nessuno. Soprattutto perché' rifiutano ogni aiuto esterno nel calcolare il flusso. Dicono che non si può e basta. Ma sono palle. Vogliono minimizzare per salvare il salvabile e proteggere il loro portafoglio perché sanno bene che il risarcimento danni sarà proporzionale alla quantità di greggio rilasciato. Stime indipendenti parlano di 70.000 barili al giorno.

E ora ? Ora la BP dice che la cosa migliore da fare e' usare le sostanze che disperdono il petrolio. Ancora una volta una mossa di propaganda. Vogliono disperdere invece che raccogliere perché costa meno e perché ciò che non si vede non si viene a sapere. L'importante e' non fare andare in TV le immagini con le chiazze nere. Secondo gli esperti EPA invece, e' meglio non usare i disperdenti perché il petrolio si vede meglio e si riesce a separare meglio dall'acqua e si puo' raccogleire di piu'.

E poi lo scandalo dei test dell'acqua e della sabbia. La BP manda tutto ai laboratori di fiducia che hanno come maggiore cliente la BP stessa, in Texas. I cittadini svegli hanno subito fiutato la truffa e le TV ci si sono buttate sopra. Risultato ? Adesso i campioni vanno ai laboratori indipendenti in Florida.

La BP insomma cerca id gestire tutto in proprio per non fare uscire dati e cifre incontrollate. Anche ai volontari che vanno sulla costa ad aiutare gli animali e a cercare di ripulire tutto dicono di stare indietro. Ci pensano a tutto loro dicono, l'importante e' tenere il pubblico lontano e mandano tutto ai laboratori in Texas dove loro hanno forti relazioni commerciali. In Italia ci siamo mai preoccupati di questo conflitto di interessi ? No, quando ho studiato le carte di Rospo Mare i campioni furono mandati dalla societa' che opera il pozzo ad una azienda della Basilicata fondata da un ex dipendente Eni. Ovviamente era tutto in ordine, tutti i risultati erano nei limiti... anche se c'era il trucco ! Ma e una lunga storia.

Soldi soldi soldi. Show me the money.

Una riprova ulteriore che sulle carte e progetti e' tutto sicuro e tutto secondo legge. Ma poi quando sei in mezzo al mare su una piattaforma chi ti viene a controllare se fai quello che dici di dover fare o se fai quello che vuoi ?

E le piattaforme in Adriatico a chi le facciamo controllare ? Ci fidiamo della buona sorte e di gente imbrogliona che ha l'inganno scritto nel proprio DNA ? Non e' una buona idea.

Fuori i petrolieri dall'Abruzzo, fuori dal nostro mare.

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